Passa ai contenuti principali

La violenza tra i giovani


(Angelo Perrone) «Prendevo a cazzotti in faccia i ragazzini che si rifiutavano di darci i soldi, così ci sentivamo forti», ha raccontato un 16 enne nel corso di un’inchiesta giornalistica sul fenomeno della violenza di strada da parte di adolescenti.
Il fenomeno delle baby gang è in aumento. Negli ultimi tre anni, è cresciuto il numero dei minori denunciati per lesioni, furti, rapine. L’obiettivo è il guadagno immediato, denaro, oggetti di uso corrente, cellulari, orologi. Il mezzo è l’intimidazione e quando non basta la violenza.
Gruppi composti da pochi soggetti, non più di 10, per lo più maschi, ma ci sono anche femmine, età compresa tra i 15 e i 17 anni, sono al centro di episodi di questo tipo. Vanno in giro alla ricerca di vittime, portano coltelli e bastoni da usare all’occorrenza per minacciare o vincere resistenze.
Nei negozi, rubano alcolici con cui ubriacarsi; rapinano passanti per avere il necessario per i prodotti alla moda. Provocano risse nei locali e nei luoghi delle movide, alimentano scontri con gruppi rivali.
Essere prepotenti, mostrarsi duri e senza paura sembra il messaggio comune dei giovani più violenti, anche quando sfoggiano maschere ideologiche. È come essere galvanizzati dall’audacia e sentirsene fieri. 
Qui non importa davvero il motivo dell’azione. La soddisfazione personale, il contrasto politico. La condotta è ancora più grave se si invoca una motivazione ideologica, che comunque non può spiegare né giustificare l’aggressione all’altro. Costoro non hanno paura delle conseguenze, non pensano a quanto potrebbe accadere alle vittime o a sé stessi.
La violenza incontrollata è la cifra comune di certe realtà, nelle quali si consuma la rottura dei legami personali e sociali. Si smarrisce il senso di appartenenza alla comunità umana. Quest’inclinazione può corrompere tanto il privato che il pubblico. Il ricorso alla sopraffazione diventa rovinoso per sé come per la convivenza civile.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

La fantasia smarrita

di Cristina Podestà   (Commento a Brondi, Magia del regolo, tra fiaba e tecnologia, PL, 12/6/16) Regolo è termine che riconduce a molte realtà: alla stella della costellazione del Leone, ad un calcolatore meccanico, ad un tipo di uccello protetto. Il mondo contadino di un tempo era davvero ricco, non di pane, bensì di tutto ciò che manca al giorno d'oggi, in cui abbiamo in abbondanza pane e companatico.

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?