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Jesi

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti di una vacanza in Italia”)

(Angelo Perrone) La ricerca di mete turistiche non convenzionali è affascinante, e riserva sorprese. Marina Zinzani prova a seguire i passi di due amici americani in giro, per la seconda volta, per l’Italia al di fuori degli itinerari più noti. 
Ci sono nuove realtà da conoscere. Un mondo là fuori è pronto a mostrare la sua essenza. In questo contesto multiforme, non dobbiamo trascurare noi stessi.
È interessante ciò che si vede, ma sorprendenti sono gli occhi con cui si guarda. Si apprende di sé qualcosa che non si sapeva di possedere, si sperimentano nuove emozioni. Questa, al termine, la conclusione emozionante. Ma potrebbe capitare di avvertirne segnali strada facendo.
C’è un tragitto da compiere. Per l’io narrante, che è uno degli amici, tante sollecitazioni. L’urgenza di prendere i primi appunti. Riemergono, di riflesso, pensieri appena letti su un gran libro come “Jean Santeuil” di Marcel Proust. 
Infine lo sguardo ritorna su di sé. Per ognuno, si sa, è diverso. Ciascuno ha la sua, di verità, da raccontare. È il momento in cui il viaggio riserva le sorprese maggiori.
Dopo Orvieto, Spello, Spoleto, Assisi, Perugia, Urbino, Recanati ecco Jesi

Volevo visitare Jesi perché un amico mi ha fatto conoscere la vita di Federico II di Svevia, che nacque proprio in questa città. Una figura che mi ha affascinato, da approfondire. E poi qui nacque anche Giovan Battista Pergolesi, c’è un teatro dedicato a lui. 
La città mi ha affascinato. Forse la mattinata di sole, percorsa da un venticello fresco, forse le cose che abbiamo visto, non so, ma ho avvertito leggerezza, una sorta di pacificazione misteriosa. Abbiamo visitato la piazza in cui è nato Federico II nel 1194, la data di nascita è riportata anche sul pavimento. 
Si dice che la madre avesse partorito in una tenda sistemata proprio in questa piazza. Ho respirato la storia, ho avuto una sensazione strana, come se l’impronta dell’evento fosse rimasta nell’aria, da qualche parte. Era d’obbligo la visita al museo dedicato a Federico II, mi ha riportato a quel tempo, alla sua storia, un percorso multimediale che mi ha fatto conoscere meglio la sua figura. 
Palazzo Pianetti mi ha donato emozioni intense, è difficile riordinarle tutte, collocarle nella mente. Saranno certamente archiviate in un luogo che si chiama Italia, storia, bellezza, arte: la Galleria degli stucchi lascia senza fiato. I soffitti, le sale di Enea. Lorenzo Lotto e le sue magnifiche opere. E tanto altro, un regalo per gli occhi.
Alla fine il ristoro. Siamo entrati in un ristorante tipico, e abbiamo mangiato divinamente. Brodetto di pesce all’anconetana. Divino.  E per dolce ci hanno consigliato la lonza di fico: un insieme di fichi essiccati, semi d’anice, rhum, mandorle, noci, il tutto racchiuso dentro foglie di fico e legate come un salame da uno spago. Sapore unico, meritava.

Da Proust: “Quando Jean usciva al mattino, l’erba era ancora nascosta sotto il bianco velo della brina, tanto era ancora intenso il freddo notturno. Le aiuole erano completamente deserte come una spiaggia prima della stagione; eppure alcuni tulipani, in piena tranquillità, perché non c’era nessun altro fiore che facesse loro concorrenza, si erano mostrati per qualche giorno sotto il loro bel padiglione color arancio che fremeva al vento.”

Ci voleva questo viaggio a Jesi. Mi interessava vedere la città natale di Federico II.  Ho immaginato la sua nascita nella piazza, dentro una tenda, la nascita di un uomo che sarebbe stato chiamato “stupor mundi”, lo stupore del mondo.  Un sovrano che favorì un dialogo fra le culture, che seguì tutta la vita la strada della conoscenza, appassionandosi di filosofia, di poesia, di architettura. Una figura controversa per l’epoca, e forse anche oggi. 
Ma si sente così tanto la mancanza di dialogo fra i popoli ora, che si guarda al passato, a qualche figura più illuminata. Ci si distrugge per dei territori, per la religione, per imporre la propria identità, in una spirale senza fine. Gli altri sono nemici, si deve prevaricare gli altri. Il dio denaro ha inondato tutto facendoci perdere il senso della vita, perdendo il nutrimento dell’arte, della poesia.
Se non mi fossi nutrito di amore per l’arte, che l’Italia e questo viaggio mi regala, la mia vita sarebbe stata più povera. Quando manca l’amore di una persona, l’amore bisogna raccoglierlo da altre parti, sotto altre forme, dal passato, incontrando le vite di personaggi che hanno lasciato qualcosa, l’amore per quello che gli occhi hanno potuto ammirare. 

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