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Fiabe al tempo d'oggi

di Cristina Podestà

Che fantastica storia ha raccontato mio padre! Una storia d'amore tra un bambino e un albero, scoppiato in una notte scura e tempestosa, che era quella in cui si erano conosciuti. Il bambino era stato abbandonato insieme ai suoi fratellini perché i genitori erano così poveri da non poterli mantenere, e lui li aveva sentiti parlare mentre si accordavano su questo. 
Allora si era riempito le tasche di bianchi sassolini e durante il giorno, mentre i genitori li portavano nel bosco, li aveva seminati lungo il percorso. Così la notte essi rilucevano al chiaro della luna e i bambini avevano ritrovato la strada di casa. Ad un certo punto uno dei fratelli era molto stanco e si erano fermati.
E lui, che era il più grande, si era spostato ed era allora che lo aveva visto: di fronte a lui si ergeva un albero meraviglioso, con una verde chioma, ricco di fogliame e di nidi al suo interno. Intanto era scoppiato un forte temporale e contemporaneamente il bambino se ne era innamorato. Aveva sentito la voce dell’albero che lo invitava a fermarsi e a non lasciarlo mai più. 
Mentre gli altri fratelli, dopo il riposo, volevano continuare la strada verso casa, aveva deciso di fermarsi. Sorpresi, i bambini insistevano, ma lui non voleva più tornare a casa. Che andassero pure! Si sarebbe fermato per sempre lì. Uno dei fratellini piangeva ma nemmeno le sue lacrime riuscirono a convincerlo. 
E mentre la notte avanzava, con tuoni e fulmini sempre più minacciosi, il bambino si era riparato sotto la folta chioma del suo nuovo grande amico. Così lo lasciarono da solo vicino all’albero col nodo alla gola e un grande dolore nel cuore. Lui invece era felice, aveva trovato la sua casa. 
Si scavò un buco nel tronco, vi si infilò e cominciò a distendersi all’interno creandosi un luogo accogliente. Passava le sue giornate sereno: ogni tanto usciva, raccoglieva i frutti che madre natura gli offriva, si dissetava alle fonti naturali. E così trascorreva la sua vita insieme a farfalle, ghiri, scoiattolini; mangiava funghi, more, gelsi. 
E per il resto del tempo si riposava, ascoltava il rumore del mare, dei tuoni, degli uccelli che nei nidi chiacchieravano tra loro, insomma viveva beato e in solitudine. Bagnato dalle nuvole, respirava aria pulita e non sentiva la mancanza del mondo. 
Un giorno però un uccellino gli riportò una notizia: la madre era molto ammalata perché si era pentita di averli abbandonati e di non aver più ritrovato proprio quel figlio tanto amato, il suo primogenito. 
Egli ci pensò sopra qualche momento poi, col cuore di figlio che batteva forte, lasciò il suo amato albero e fece ritorno a casa da chi, per amore, stava morendo. 

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