Passa ai contenuti principali

Cosa aspettarci dalla scuola

Trasmissione del sapere e formazione delle nuove generazioni


(Angelo Perrone) Il ritorno alla “normalità” dopo il Covid è stato rappresentato nella scuola dalle prove di maturità, impostate, per oltre 500.000 studenti della generazione 2004-2005, sul modello pre-Covid. Di nuovo, a confronto diretto, professori e studenti.
L’esperienza traumatica del distacco dalla realtà è stata causa di disagio profondo per i giovani. Ha dato origine ad una congiuntura precaria, caratterizzata da difficoltà e inquietudini; persino da comportamenti violenti e, all’opposto, da crisi individuali e ritiri sociali. 
Le tracce di italiano (Quasimodo, Moravia, Chabod, Fallaci, Piero Angela e anche l’ex ministro Patrizio Bianchi), le più significative, sono valutabili in base al grado di attualità, al livello di aderenza ai programmi di insegnamento, alla percentuale di difficoltà per gli studenti. 
Stavolta, in più, trattandosi di testi scelti dal governo di destra, c’è stata anche la ricerca di possibili intenzioni nascoste. “L’idea di nazione” di Federico Chabod è forse una scelta leggibile davvero con l’intento di restituire nobiltà, per mezzo delle parole di un grande storico, a termini come “patria" e “nazione”, depurandoli da ambiguità.
Le prove hanno riproposto il più classico dei dibattiti pedagogici. L’adozione di forme standardizzate per stabilire la «maturità» di un soggetto al termine di un ciclo di studi. La funzione stessa del voto, come misura dell’apprendimento. Cosa fare del voto dunque: il tema appassiona e divide l’opinione pubblica, tra chi vorrebbe continuare a servirsene e chi vorrebbe rimuoverlo giudicandolo inutile o controproducente. 
È dall’immediato dopoguerra, con la fine del fascismo, e lo sforzo di ripensare la scuola secondo principi democratici, che si riflette anche su questo aspetto. 
Il voto avrebbe dato origine nel tempo, come ha sostenuto su Repubblica Vanessa Roghi, storica e autrice di “La lettera sovversiva, da don Milani e De Mauro”, ad «una sorta di tirannia che ha messo sotto scacco la scuola italiana». La scuola dovrebbe essere liberata dal voto, perché riflette meccanismi competitivi tra gli studenti, non utili all’apprendimento e neppure alla formazione individuale. 
Inoltre non servirebbe nemmeno come motivazione a fare. Anzi, se stimolasse lo studio, non sarebbe granché positivo. La cosa offrirebbe conferma, come ha scritto Cristiano Corsini, professore di didattica a RomaTre, dell’affermazione di una «visione feticistica dell’apprendimento»: lo studio in funzione del voto e finalizzato ad esso, non altro. 
La critica radicale al voto si accompagna ad un’avvertenza di metodo, che dovrebbe essere rassicurante. Non si intende certo negare la necessità di valutare l’apprendimento, ma soltanto discuterne lo strumento. È proprio a questo proposito però che le indicazioni sono sommarie e generiche. Che altro rimane? 
Qui emerge il richiamo ad esperienze di base anche esaltanti e dense di valore (la Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani, oppure altre, sparse, di piccoli gruppi di studenti e insegnanti impegnati nella sperimentazione di soluzioni comunitarie) senza peraltro chiarire come questo lascito possa essere tradotto in realtà istituzionali.
Oppure il tema del voto rimanda ad un obiettivo di scopo, di cui però non vengono specificate modalità e forme. Cioè: valutare diversamente significa rivoluzionare il modo di fare scuola. Un parallelismo denso di implicazioni ed interessante. Che però rimane come sospeso, privo di specificazioni. 
Sarebbe un errore misconoscere il contributo offerto anche dalle posizioni più critiche proprio per la centralità che il mondo scolastico riveste nello sviluppo delle competenze degli individui e nell’elaborazione della coscienza politica e sociale. Tuttavia proprio per questo un errore analogo e contrario sarebbe quello di concentrare tutte le tematiche possibili sul profilo del voto.
L’impressione è che il dibattito sul voto assorba erroneamente la varietà e complessità delle problematiche. 
Alla fine, è sterile ed improprio il dilemma, come ha scritto Massimo Recalcati se la scuola abbia il compito prioritario di curare «i contenuti del sapere oppure di trasmettere valori e princìpi». 
L’educazione non è una disciplina a sé stante, insegnabile a parte o addirittura in contrapposizione con l’insegnamento e la pratica quotidiana con tutti i suoi strumenti anche valutativi. «L’educazione è sempre l’effetto di una didattica che sa coltivare insieme al proprio sapere la crescita collettiva di un gruppo e lo sviluppo delle particolarità di ciascuno», ha soggiunto Recalcati.
Infatti, se lo scopo più alto della scuola è curare l’etica della pluralità del pensiero e il diritto all’espressione dei singoli, l’insegnamento di qualità è esattamente quello che non si propone di trasferire nozioni per riempire la testa altrui e poi calcolarne la quantità. 
Il buon insegnante non può prescindere dalla relazione con gli allievi e coltiva lo scopo di promuovere la crescita delle individualità. Per questo, la funzione didattica si basa sulla capacità di trasmettere il sapere con competenza e soprattutto passione, sollecitando nei giovani l’espressione della loro personalità e l’interesse per lo studio. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Luce di settembre

Parole insieme, tra presente e futuro di Giovanna Vannini Si svegliò presto. Mise scarpe da passeggio e giubbotto da inverno. C'era luce di dicembre in cielo e non di fili a led. Prese il passo annusando l'aria fredda. Avrebbe percorso 4 km e 300 metri, quanto c'era dall'uscio di casa sua a quello di Giacomo.

La Giustizia non è una lotteria: perché il sorteggio è la resa della politica 🎰 🎲

(Introduzione ad a.p.). C’è un’idea nel dibattito sul Referendum: che per sconfiggere il "male oscuro" delle correnti dei magistrati basti un’urna e un po’ di fortuna. Il sorteggio dei membri del CSM viene presentato come l’uovo di Colombo. Ma siamo sicuri che il problema della giustizia italiana siano le dinamiche di potere interne? O stiamo usando le correnti per non affrontare i nodi del sistema, proponendo ai cittadini un'illusione pericolosa? (a.p.) ▪️ 🔸 Il correntismo come alibi politico La retorica che identifica tutti i mali della giustizia italiana con il "correntismo" è una falsa causa. Le correnti riguardano la gestione del potere interno e le nomine ai vertici, ma cosa c’entrano con i tre anni necessari per una sentenza di primo grado? Cosa c’entrano con la carenza di personale, con l’edilizia giudiziaria fatiscente o con l’informatizzazione incompleta? Nulla. Identificare il correntismo come il "colpevole unico" serve a nascondere l'i...

L'assurdo: i personaggi de "Il Processo" di Franz Kafka ⛓💢

(Introduzione a Liana Monti). Un risveglio che muta il destino, un'accusa senza nome e una sentenza già scritta tra le pieghe di una burocrazia imperscrutabile. L’autrice rilegge Il Processo di Franz Kafka attraverso la lente dei suoi protagonisti: dalle figure ambigue che popolano i corridoi del tribunale alla tragica solitudine di Josef K., vittima di una legge che tutti conoscono, tranne l'imputato. (Liana Monti) ▪️ Il risveglio nell'incubo: Josef K. Un romanzo intenso, una storia dai molteplici risvolti, un dramma. Osservando il racconto, analizzando i vari personaggi che popolano la vicenda, ci si accorge che uno strano inspiegabile mistero, un alone di nebbia avvolge gli eventi. Il protagonista principale, Joseph K., si trova improvvisamente in una situazione complicata, capitata di punto in bianco, il giorno del suo trentesimo compleanno e si concluderà esattamente un anno dopo. Egli è un importante funzionario di banca, un uomo normale, con un lavoro rispettabile, c...

Leopardi e L'infinito: l'eterna inquietudine tra siepe e orizzonte ✨

(Introduzione ad a.p.). “L’Infinito” di Giacomo Leopardi è più di una poesia: è una bussola eterna per l'animo umano. Questi versi hanno la magia di raccontare l’inquietudine perenne dell’uomo, sospeso tra il bisogno di un’infinità che si desidera e la consapevolezza dei propri ineludibili limiti. La sua straordinaria longevità testimonia il potere della Poesia di interrogare il nostro mistero esistenziale. (a.p.) ▪️ 📚 La magia che supera il tempo Quest’opera è legata ai ricordi della giovinezza, agli studi che, pur iniziando con faticosi esercizi di memoria, sono divenuti un segno indelebile. Nella maturità, questi versi sono risuonati nella mente, capaci di lasciare una traccia profonda. Molte altre opere, pur lasciando gioia o smarrimento, non riescono a oscurare la magia dell’Infinito. Per molti, si è creato un misterioso intreccio tra la poesia – così carica di luce e ambiguità – e le vicende personali, creando suggestioni e spunti di riflessione in ogni stagione della vit...

Il Piccolo Principe: un viaggio per ricordare l'essenziale

(Introduzione ad a.p.).  Il capolavoro di Antoine De Saint-Exupéry è molto più di una fiaba per bambini: è una bussola per l'anima che ci invita a un esame profondo delle nostre priorità adulte. Attraverso l'incontro nel deserto, impariamo che la verità non si nasconde nei numeri o negli affari, ma nella magia dei legami e nell'onestà del cuore. Questo tributo esplora il potere della fantasia, il rito dell'amicizia e la bellezza invisibile che i grandi hanno imparato a dimenticare. L'oblio dell'infanzia e il cappello misterioso (a.p.) ▪️ I grandi sono stati bambini almeno una volta, poi lo hanno dimenticato. Così, quando vedono un disegno a forma di cappello, pensano di aver visto un cappello e non un boa che ha inghiottito l'elefante. Questa cecità adulta è il primo grande monito di Antoine De Saint-Exupéry: la perdita della capacità di vedere oltre l'apparenza, di cogliere la fantasia e la meraviglia racchiuse nelle cose più semplici. È la rinuncia al ...