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Portovenere

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti di una vacanza in Italia”)

(Angelo Perrone) La ricerca di mete turistiche non convenzionali è affascinante, e riserva sorprese. Marina Zinzani prova a seguire i passi di due amici americani in giro, per la seconda volta, per l’Italia al di fuori degli itinerari più noti. 
Ci sono nuove realtà da conoscere. Un mondo là fuori è pronto a mostrare la sua essenza. In questo contesto multiforme, non dobbiamo trascurare noi stessi.
È interessante ciò che si vede, ma sorprendenti sono gli occhi con cui si guarda. Si apprende di sé qualcosa che non si sapeva di possedere, si sperimentano nuove emozioni. Questa, al termine, la conclusione emozionante. Ma potrebbe capitare di avvertirne segnali strada facendo.
C’è un tragitto da compiere. Per l’io narrante, che è uno degli amici, tante sollecitazioni. L’urgenza di prendere i primi appunti. Riemergono, di riflesso, pensieri appena letti su un gran libro come “Jean Santeuil” di Marcel Proust. 
Infine lo sguardo ritorna su di sé. Per ognuno, si sa, è diverso. Ciascuno ha la sua, di verità, da raccontare. È il momento in cui il viaggio riserva le sorprese maggiori.
Dopo Orvieto, Spello, Spoleto, Assisi, Perugia, Urbino, Recanati, Jesi, Torre del lago, Forte dei Marmi, Rapallo, Paraggi, ecco Portovenere

C’è un luogo meraviglioso, qui a Portovenere. È uno dei motivi per cui volevo visitare questo piccolo gioiello di grazia e di bellezza. È la grotta Byron, chiamata così in onore di Lord Byron, che frequentò questi luoghi, amandoli profondamente. 
Si rifugiava qui trovando ispirazione, guardando il mare, percependo la parte più intima, misteriosa del silenzio, quello stato d’animo caro ai poeti, perché è in quell’alchimia di bellezza che richiama bellezza, di profondità dello sguardo che si percorre un viaggio interiore, a cui si dà voce attraverso le parole. È l’incanto che ha accompagnato gli artisti, quella scintilla percepita, catturata in luoghi che riescono ad evocare suggestioni profonde.
Era considerato un grande poeta Byron, personaggio sopra le righe, libertino, seduttore, libero dai protocolli, inquieto, idealista, con quell’instabilità, frenesia, che hanno i giovani. Eroe romantico, che muore giovane, a soli 36 anni, in Grecia. Era un grande nuotatore, e si dice che da questa grotta arrivava a nuoto a Lerici, dall’amico Percy Bysshe Shelley e da sua moglie Mary. Un incrocio, a quei tempi, di personaggi che hanno lasciato un segno in questi luoghi, per questo si chiama il Golfo dei Poeti.
Immagino i loro incontri, avranno guardato il mare, conversato, riso, mangiato divinamente, parlato di poesia, di Londra, dei salotti. Di ingiustizie, dell’andare a combattere per una giusta causa. Con l’ardore di chi vuole cambiare le cose, vivere il nuovo, e lasciarsi alle spalle le regole che parlano del vecchio. Quella scintilla che fa innamorare gli dei, che reclamano il giovane quando è nel pieno del suo fulgore. 
Si dice che lui avesse previsto mesi prima la sua morte, era andato in Grecia a combattere. Anche il suo amico Shelley era morto prematuramente, mentre era con lui su una barca chiamata “Don Juan”. Per casualità, Byron aveva lavorato ad un poema, il “Don Giovanni”, lo stesso nome.
Amore e morte, amicizia e morte, poesia e malinconia. È come che si senta lo spirito di Byron, in questi luoghi, nella grotta, nello sguardo verso il mare. Il cibo, come sempre in questi luoghi, è stato delizioso. Abbiamo mangiato ravioli di pesce con i ricci di mare. Indimenticabili.

Da Proust: “Ad ogni passo la baia appare, fresca fra i rami e i boschi dell’altra riva, e, quando non c’è sole, grigia come una lumaca tra le foglie.”

Penso delle cose, qui a Portovenere. Mi vengono dei pensieri, diversi dal solito. Più profondi. Penso al poeta che sente, vede, prevede, al suo canto di chi sa, di chi è in vedetta, e capta per primo. È la cosa toccante, misteriosa, commovente che hanno gli artisti. Penso alla creatività che si libera in un luogo, un mare che sembra diventare rappresentazione dell’armonia della natura ma anche tempesta.
Mi chiedo se questa capacità di sentire è ancora attuale, in un’epoca che sembra aver spazzato via l’inclinazione alla riflessione, al contatto con la natura, al silenzio, anche all’ozio, visto nella sua funzione di apparente riposo della mente. 
Lord Byron mi ha rapito il cuore. Bellezza e morte. La vita dei poeti.

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