Passa ai contenuti principali

L'anno elettorale nel mondo, tra farsa e tragedia

(Corriere della sera 2024)
Il voto non garantisce il carattere democratico di un Paese


(a.p.) Gloria Swanson in Norma DesmondAlla fine del 2024, oltre metà della popolazione del pianeta con diritto di voto sarà chiamata alle urne. Dalla Russia al Sud Africa, passando da casa nostra in Europa, tutti i continenti sono coinvolti. 4 miliardi di persone, dalle cui decisioni dipendono i destini di tanti. 
In molti casi, però, le elezioni non riservano sorprese, come è avvenuto in Russia con la vittoria plebiscitaria di Vladimir Putin. Si tratta di finzioni, cerimonie per incoronare il vincitore annunciato. L’esercizio del voto infatti è «una costosa burocrazia», ha spiegato Dmitry Peskov, il portavoce del Cremlino.
Certo, si tratta di una farsa se il trionfatore è stabilito in anticipo e il percorso predisposto nei dettagli. Aleksei Navalny, unico oppositore plausibile, si era tolto opportunamente di mezzo, facendo tutto da solo. Vittima del freddo e della solitudine nella lontana Siberia in cui si era cacciato. 
Ben diversa è, sull’altro lato del pianeta, la data del 5 novembre, perché per quel martedì è fissata l’elezione del prossimo presidente degli USA. Dipenderà dal risultato l’atteggiamento degli Stati Uniti oltre i propri confini, quindi nei nostri confronti. Aperti o chiusi, su versanti caldi e cruenti, leggi Ucraina, lsraele, Taiwan.
Sennonchè la sfida per il futuro dell’America e del mondo è tra Joe Biden e Donald Trump. La riedizione della contesa di quattro anni fa è il segnale di un’anomalia radicale nel sistema democratico. È allarmante che, nel più importante paese del mondo libero, siano costoro i contendenti.
Trump, responsabile di aver incoraggiato “l’assalto” di facinorosi, al Congresso americano e imputato ora per frode elettorale, manipolazione dei voti, ed altro. Biden, un anziano signore con problemi di salute e vuoti di memoria. Non si è trovato nessuno in quel paese capace di rappresentare un argine democratico?
Sembrerebbe andare decisamente meglio da noi, per il rinnovo a giugno prossimo del parlamento europeo. Qui la sfida è realmente aperta Il fatto però è che l’Europa dovrà guardarsi dalla peggiore delle insidie, proveniente dall’interno. La grande partita si gioca a destra con l’avanzata possibile delle tendenze sovraniste e populiste.
Il protagonismo dell’Europa è messo in discussione da chi contrasta il progetto di integrazione, e mostra simpatie verso modelli autocratici di governo, subendo le suggestioni della Russia di Putin. L’Europa in cui è nata la democrazia rischia di subire derive illiberali, cioè di stravolgere il tessuto dei valori costituenti, l’orizzonte dei principi essenziali. 
Le elezioni non sono sufficienti a qualificare la democraticità di un Paese, quando sono inadeguate a promuoverne lo scopo: leadership qualificate, buone prassi, efficaci soluzioni. La democrazia sembra un’istituzione per pochi, e sistemi di questo tipo sono sempre meno. Le elezioni sono utilizzate in contrasto con la loro missione ideale. La democrazia diventa strumento da manomettere, non un obiettivo da perseguire.
Un’analisi del settimanale inglese Economist descrive l’indice di democrazia 2023 nel mondo. Il punteggio finale è attribuito sulla base di cinque categorie: il processo elettorale, il funzionamento del governo, la partecipazione politica, la cultura politica, le libertà civili.
Ebbene, oltre un terzo della popolazione mondiale vive sotto regimi autoritari, solo l’8% circa (appena 24 paesi sui 167 esaminati) vive in Stati di «democrazia piena», metà degli abitanti del pianeta risiede invece in “democrazie imperfette” (persino l’Italia è valutata tale, al 34° posto), o “regimi ibridi”. Pesa, nel giudizio sull’Italia, la vittoria di Giorgia Meloni che ha portato alla creazione del governo più a destra della Repubblica, con il rischio di deriva autoritaria contrapposto alla percezione di una compiuta alternanza politica. 
I fattori che spingono al successo le autocrazie sono svariati e non paragonabili tra loro, ciascun paese ha il suo modo d’essere autoritario, e persino le sue “ragioni”. Il 2024 non sarà una prova mondiale di democrazia e di affermazione dei valori umani.
L’anno in corso non sarà esattamente espressione di democrazia per i russi, o gli iraniani o i venezuelani; per quanti sono sotto le bombe, come gli ucraini e i palestinesi a Gaza (vittime due volte, della reazione israeliana e del terrorismo di Hamas), o coloro che hanno vissuto stermini di massa, come gli ebrei israeliani uccisi il 7 ottobre. 
La verità è che la democrazia è sempre stata – dall’antica Grecia alla modernità - una forma di governo minoritaria ed oggi appena un ottavo della popolazione mondiale (appunto uno su otto miliardi) può dire di vivere in un regime di questo tipo, almeno nell’accezione occidentale della parola.
La democrazia, per come l’intendiamo noi, arretra pericolosamente, lasciando il campo a governi autocratici, cioè autoritari. Il paradosso è che la democrazia, aperta e pluralista, dovrebbe essere il sistema più attraente.
Lo sarebbe, se fosse anche performante, cioè si rivelasse capace di fornire risposte efficaci e all’altezza delle esigenze. Soprattutto se, con tutte le imperfezioni, venisse percepita meritevole di cura ed attenzione da parte dei cittadini, come “bene collettivo” da migliorare e promuovere.
Il diritto di voto presuppone la conoscenza attenta della realtà e implica la capacità di scegliere con discernimento. Il binomio – consenso e spirito critico - funziona e apre orizzonti, se costruito nel tempo, con un’istruzione e una formazione all’altezza delle sfide.

Commenti

Post popolari in questo blog

La bacchetta magica, un viaggio nel mistero della natura 🪄

(Introduzione ad a.p.). Forza, energia, ispirazione, volontà: sarebbe bello poterle concentrare in qualcosa da usare all’occorrenza. Per superare disgrazie, dare una svolta alla vita. Un’illusione ben rappresentata dalla favola della “bacchetta magica”, metafora della speranza più ingenua. Che tuttavia racconta anche una verità: nella ricerca dell’impossibile, è il viaggio stesso, così concreto e alla portata di tutti, che nasconde misteriose sfumature di magia. (a.p. - FAVOLA) ▪️ Ci vuole poco tempo, non intralcia i tuoi programmi ed è una cosa utile. Hai molti pensieri per la testa e ti riesce difficile fermarti un attimo. Ma può servirti farlo, ne rimarrai sorpreso e contento. Magari ti propone qualcosa di inatteso, regalandoti buon umore e sollievo. 🚶 Il primo passo: esci e osserva La cosa da fare è fuori casa. Questo il primo punto. Non puoi rimanere dentro, devi uscire. Non sarebbe la stessa cosa altrimenti. Lo so, ci sono tante ragioni contro: abitudini, pigrizia, persino una v...

Bambini innocenti: l'affetto incontrato per caso e la lezione di Alex oltre il pregiudizio 🍋

(Introduzione a Cristina Podestà). Un'avventura estiva tra i profumi della macchia mediterranea si trasforma in una lezione di vita. Attraverso la voce di Alex, il racconto ci interroga sul confine tra protezione e libertà, ma soprattutto ci ricorda come l'innocenza dei bambini sappia guardare oltre l'apparenza, abbattendo i muri del pregiudizio per riscoprire l'umanità universale. (Cristina Podestà). La libertà nel profumo dei limoni Il profumo dei limoni aveva segnato la vita di Alex fin dalla nascita. La limonaia dei nonni era immensa, quasi più grande dell’uliveto. La mamma non voleva che lui si spingesse da solo troppo lontano, mentre il padre la riprendeva per queste sue apprensioni ingiustificate. Esiste una linea che ogni genitore traccia, diversa per ogni persona ed è quella che separa la giusta dose di libertà da dare al figlio dal timore che corra pericoli.  L'incidente nel terreno incolto Alex quando era con i nonni correva sotto le piante di limoni, in ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...