giovedì 7 marzo 2024

Profumi di erbe, e fiori

di Cristina Podestà

Guardo un bambino di circa un anno in braccio al padre che, al bar, è seduto vicino al mio tavolo. Mi viene da sorridere: così piccolo e già utilizza in modo spontaneo e veloce un tablet. 
Poi il sorriso si spegne; è un bimbo molto piccolo. Cosa faceva mia figlia a un anno, anzi, cosa facevo io? 
Mi allontano con la mente dal luogo dove sono, e mi vedo piccola, forse ho più di un anno, forse ne ho due o tre, e sono per mano a mio padre. Siamo in un boschetto vicino alla casa di allora, e mio padre raccoglie foglie di castagno e mi insegna a costruire un cappello con quelle.
Che profumo sento! Annuso e lo ritrovo: di erbe, di menta, di fogliame e fiori. Con caparbietà voglio imparare a fare i cappelli, come sa fare lui. E piano piano riesco. È con orgoglio che torno a casa e li mostro alla mamma. 
Poi vedo mia figlia ad un anno e mezzo al ristorante. Ha davanti un album e dei colori sul seggiolone dove è seduta. Non mangia ma disegna per ore, mi chiede di guardare ciò che ha colorato, si impegna con la matita in bocca, si dà da fare finché crolla dal sonno. 
Torno alla realtà. Quanta fantasia noi abbiamo sviluppato, quanta creatività! Il piccolo al mio fianco sembra incollato passivamente allo schermo. La mamma gli porge un pezzetto di dolce e lui, meccanicamente, mastica. 
Mi prende un groppo alla gola. Che futuro alienante attende questa generazione in erba? Non è così che avevamo pensato, non in questo modo bisogna crescere i bambini. 
Forse ormai sono desueta, vecchia, fuori tempo, ma quanto amavo giocare e scoprire, risolvere problemi, sistemare una bambola rotta o almeno provarci, insomma la testa va allenata altrimenti non si sviluppa. Io la vedo così. 

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