(Introduzione a Marina Zinzani). La neve ha il potere di sospendere il tempo, di trasformare il paesaggio in una scenografia fiabesca e di risvegliare i ricordi più puri dell'infanzia. Ma quando la coltre bianca scende su un Paese ferito, il contrasto tra la bellezza dei fiocchi e l'oscurità del lutto diventa insopportabile. In questa riflessione, Marina Zinzani attraversa lo stupore della nevicata per arrivare al cuore di un dolore collettivo: quello per le giovani vite spezzate a Crans-Montana, vittime di un sistema che ha anteposto il profitto alla sacralità dell'esistenza.
(Marina Zinzani) ▪️
La meraviglia e il ricordo
Nevica, nevica su molta parte dell’Italia, cosa antipatica per chi deve viaggiare e usare l’auto, cosa poetica per i bambini, per chi guarda dalla finestra nel caldo della propria casa, sorprendendosi dei fiocchi che cadono, dei tetti imbiancati, degli alberi diventati figure delicate.
Nevica e dei giovani sono scesi in un parco con i giubbotti, i guanti, le berrette, hanno il sorriso di chi si meraviglia per la neve che cade, è da anni che non si vedeva una nevicata così. Qualcuno si ricorda del pupazzo di neve fatto da bambini, il pupazzo aveva una carota al posto del naso, un berretto in testa, una sciarpa. E le palle di neve tirate ai compagni? E quelle ricevute, in un gioco che portava a ridere, a sdraiarsi sulla neve? Felicità perdute, felicità ricordate, felicità oscurate dalle inquietudini dell’adolescenza, degli anni giovanili.
L'assenza che gela il cuore
Dei ragazzi non potranno gioire di questo giorno di neve, né andare in un parco, né costruire pupazzi, né lanciarsi palle di neve e ridere. Non potranno avere la gioia di un giorno trasformato in magia, grazie ad una fitta nevicata.
La loro assenza ha toccato tutti. Un destino che è così riduttivo chiamarlo destino, si potrebbe pensare a una miriade di elementi che si sono dati appuntamento: i mancati controlli, materiali non a norma, mancanza di vie d’uscita, nessun estintore e se c’era non è stato usato, candele scintillanti sulle bottiglie di spumante arrivate fino al soffitto perché qualcuno è salito su un altro, come fosse un gioco. Sopra a tutto la legge del profitto, i clienti come numeri per riempire un locale, dimenticando la loro sicurezza.
Il furto del futuro
Nevica, e quei ragazzi del locale a Crans-Montana non potranno vederla questa neve. Il furto di una vita diventa anche il furto della vita di chi ne era il padre, la madre, i fratelli, le sorelle, gli amici, quelli che amavano questa vita, perché niente sarà più come prima per loro.
Cade la neve su tutti i vivi e su tutti i morti, scriveva James Joyce. Cade la neve sul nostro sgomento, su una tragedia che diventa dolore collettivo.

Commenti
Posta un commento