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La crisi della partecipazione, il caso referendum

(Altre riflessioni in Disaffezione e referendum, Critica liberale, 16.6.25)

(Angelo Perrone) La bassa affluenza ai referendum rivela una crisi profonda nella partecipazione politica in Italia, sintomo di una disaffezione popolare che si estende a molte democrazie occidentali. Questa assenza di voto non è semplice pigrizia, ma un eloquente segnale di sfiducia nella politica e nella sua capacità di rappresentanza, come dimostrano i recenti referendum con affluenze spesso sotto le soglie di validità.

L’inadeguatezza dello strumento referendario
Un problema intrinseco a questa disaffezione risiede nei limiti del referendum abrogativo (Art. 75 Cost.). Chiamare i cittadini a esprimersi con un semplice "sì" o "no" su materie complesse, che richiedono interventi sfumati e bilanciamenti delicati, ne riduce l'efficacia. Non permettendo l'introduzione di nuove norme, il referendum si relega a un ruolo di veto o di mero sfogo, demotivando la partecipazione. Si crea un "vicolo cieco" per il cittadino, che non può proporre ma solo bloccare, generando la percezione di un esercizio futile e potenziali vuoti normativi.

Migranti: paura e dibattito inquinato
Il quesito sulla cittadinanza ha evidenziato le distorsioni del dibattito pubblico sull'immigrazione, spesso dominato da emozioni e strumentalizzazioni piuttosto che dalla razionalità. La cronica mancanza di una politica migratoria lungimirante genera un vuoto riempito da discorsi polarizzanti e dalla paura ("pericolo," "invasione"). John Dewey e Noam Chomsky evidenziano come la democrazia sia compromessa quando il dibattito è soffocato da pregiudizi, con la politica che, anziché informare, semplifica problemi complessi e trasforma i migranti in oggetti di allarme sociale.

Ricostruire la democrazia: conoscenza e impegno civico
Per affrontare questa situazione, è impellente rivitalizzare la motivazione popolare alla conoscenza, alla partecipazione e alla consapevolezza. Le istituzioni e la classe politica devono comprendere le radici della disaffezione. Il ripristino della fiducia passa per una maggiore trasparenza nei processi decisionali e una rigorosa assunzione di responsabilità. Hannah Arendt e Alexis de Tocqueville sottolineavano l'importanza della partecipazione e del coinvolgimento locale come antidoti alla "banalità del male" e all'individualismo. La politica deve recuperare un linguaggio sobrio e costruttivo, abbandonando la retorica dello scontro e spiegando la complessità.

La scommessa politica: riconquistare la fiducia
La disaffezione referendaria e la difficoltà di gestire temi complessi come l'immigrazione senza cadere nella trappola della paura sono segnali di una democrazia affaticata. La sfida è un profondo rinnovamento, in cui la politica si riappropri della sua funzione pedagogica e di guida, investendo nella conoscenza, partecipazione e consapevolezza per costruire una comunità più forte e resiliente, piuttosto che rincorrere il consenso facile.

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