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Gaza, la vita offesa

(Altre riflessioni in L'agonia di Gaza, Critica liberale 3.6.25)

(Angelo Perrone) A Gaza, il fragore delle bombe non è solo l'eco assordante della guerra. La cronaca ci restituisce immagini di una brutalità inaudita: corpi straziati, volti impietriti dal dolore, e soprattutto, bambini con gli occhi vuoti, spettri in cerca di cibo, in un paesaggio di macerie. Come non risentire, là dove le vittime si contano a migliaia, le parole dolenti di Giuseppe Ungaretti in Veglia, sui «centomila cadaveri» nel fango?
Da diciannove mesi, un'eternità di dolore, sappiamo quale sia l'obiettivo: Benjamin Netanyahu e il suo governo intendono rioccupare quella terra. Non è un segreto, bisbigliato nei corridoi della diplomazia, ma una dichiarazione di intenti che viene tradotta in cifre, sempre al rialzo. È evidente la portata della catastrofe. 
Le stime delle Agenzie delle Nazioni Unite parlano di oltre 35.000 morti, di cui più di 15.000 bambini. Numeri che, come ricordava Primo Levi in Se questo è un uomo non possono essere ridotti a statistiche; sono, ogni volta, una singola vita spezzata, una storia interrotta, un universo di affetti polverizzato e irrecuperabile. Dietro ogni cifra c'è il volto di un padre che cerca tra le macerie, di una madre che piange un futuro rubato, di un anziano che ha perso la casa, la memoria e la speranza.
Queste sono storie di sofferenza, che si materializzano in volti e destini. Pensiamo alla pediatra di Gaza che ha visto morire tutti i suoi dieci figli sotto i bombardamenti. Dieci vite, dieci sorrisi cancellati in un istante. Un dolore che svuota l'anima e rende impossibile persino il lutto, trasformando l'esistenza in una processione di spettri. 
O ricordiamo la tragedia di Hind Rajab, la bambina influencer di soli sei anni, amata per i suoi video spensierati e la sua vivacità, uccisa insieme a gran parte della sua famiglia mentre cercava scampo. La sua voce, prima piena di gioia, è stata spenta dalle esplosioni, e il suo account social, un tempo vetrina di spensieratezza, è diventata memoriale della violenza più efferata. Il suo corpo è stato ritrovato solo dopo giorni di ricerche, accanto a quello dei soccorritori inviati per aiutarla, anch'essi colpiti dalla stessa furia.
Questi sono volti che ci interpellano, non vittime anonime. Storie che ci perseguitano, incarnazioni della sconfitta di ogni barlume di umanità, di ogni principio di diritto internazionale e morale.

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