(Introduzione a Daniela Barone). Ritornare davanti a un vecchio portone dopo quarant'anni non è mai un semplice esercizio di nostalgia, ma un incontro ravvicinato con chi siamo stati. In questo racconto, l'autrice trasforma una citofoniera in una soglia tra il presente e un passato popolato di figure vivide, tragiche e talvolta grottesche. Ispirandosi alla suggestione della "collina" di Edgar Lee Masters e De André, Daniela Barone tesse una trama di segreti, dolori e rinascite, regalandoci una galleria di umanità che, pur nel silenzio del riposo eterno, continua a parlarci con forza.
(Daniela Barone) ▪️
Ritorno al portone: i nomi del passato
Stamattina sono passata davanti al caseggiato dove avevo abitato per anni. Ci eravamo trasferiti per vivere in una ridente località di mare, a una quindicina di chilometri dalle alture del Righi dove avevo trascorso i miei primi nove anni.
Allora ero nella terza elementare del prestigioso Istituto del Sacro Cuore, frequentato dai figli delle famiglie bene genovesi. La mia inappetenza e la conseguente magrezza avevano preoccupato la mamma che, su consiglio del vecchio pediatra, aveva persuaso papà a trasferirci al mare.
Ritrovarmi nel piazzale dove giocavo con i miei amichetti da mattina a sera mi ha riportato a tempi felici in cui non c’erano dispiaceri, né preoccupazioni, a parte le sgradite interruzioni della mamma che spesso mi richiamava per comprare il latte o il pane.
Mi avvicino alla citofoniera di quello che era il mio portone. Sono passati ormai oltre quarant’anni da quando i miei avevano cambiato casa e non sarà facile ritrovare cognomi conosciuti. Tuttavia, con piacere ne trovo tre familiari: sicuramente si tratterà dei figli o, addirittura, dei nipoti dei vicini della mia infanzia e adolescenza.
Alla gioia infantile per la scoperta, subentra presto una sottile malinconia. Dove sono finite tutte quelle famiglie, molte delle quali amiche dei miei genitori? Allora ci si conosceva tutti, ci si aiutava nel bisogno e le mamme si ritrovavano a metà pomeriggio sul piazzale per stare insieme e, perché no, spettegolare un po’ sui vicini più bizzarri.
Matilde, Elena e il peso dei segreti familiari
Che ne è stato della signora Matilde del primo piano, del marito burbero e dei loro tre bambini? Dopo anni erano tornati nella Puglia natia e si sentivano solo telefonicamente con i miei genitori. Mirko era morto per overdose prima del loro trasferimento ma come vivevano la bruna Alma e il paffuto Raffaele, ormai adulti e probabilmente genitori a loro volta?
Struggente poi il ricordo della cara signora Elena, mancata prematuramente per un tumore. Questa donnina empatica era sposata al rude signor Giuseppe che si lagnava con papà della sua frigidità, per cui cercava soddisfazione in una relazione clandestina. A volte lui era così insensibile da chiamarla ‘frigidaire’ davanti ai miei ma io non capivo perché.
La signora Elena voleva bene alla mamma di cui, come pochi altri, accettava gli strani comportamenti. Credo che l’affetto per lei le venisse spontaneo: aveva infatti un fratello cerebroleso. Angelo portava occhiali molto spessi; si dondolava come un bambinello, ripeteva sempre le stesse cose e fumava in modo accanito come la sorella ma non ci intimoriva.
L’aridità sessuale di Elena aveva generato la minuta Antonia. Io giocavo spesso con lei, intenerita dalla sua testina pelata. La mia mamma invece non si rassegnava alla capigliatura molto rada della piccina: per lei, i capelli erano molto importanti. Si stizziva quando raccoglievo i capelli folti che tendevano irrimediabilmente al crespo e mi costringeva a farmeli stirare dalla parrucchiera.
Voci dalla Sardegna e confidenze sul pianerottolo
Dove sono andati i signori Cannas, lei donnetta permalosa senza figli, lui incapace di adattarsi alla vita a Genova? Se ne erano ritornati nella loro Sardegna ma seppi che entrambi si erano ammalati gravemente dopo il trasferimento a Nuoro. Restano nei miei ricordi i rossi gerani curati meravigliosamente sul minuscolo terrazzino e il loro accento sardo marcato.
E che ne è della coppia triestina senza prole che tanto volentieri si intratteneva con papà sul pianerottolo? Si vociferava che lui avesse avuto un figlio da una precedente unione. L’uomo, allampanato ed allegro, aveva accennato qualcosa a papà. Non so perché mio padre ispirava le persone ad aprirsi con lui, peraltro uomo affatto curioso e pettegolo.
La mamma allargava gli occhi con stupore quando papà raccontava storie inedite sui vicini e si compiaceva delle confidenze ricevute. Quanti segreti si sono portati nella tomba tutti questi vicini, alcuni sicuramente inconfessabili.
Fragilità e inquietudini: dalla signora friulana alla scelta di Giulia
E dove sarà la signora friulana sempre sfacciatamente vogliosa, forse per via del marito pallido e macilento, magari incapace a soddisfare la sua libido sfrenata? Tutti, tranne il mite consorte, sapevano delle avventure della donnetta che non esitava ad infilarsi in casa di uomini soli, a volte ammogliati. «Che roba!», si limitava a dire mia madre che disapprovava l’eccessiva esuberanza della vicina.
Ricordo i suoi denti regolari e candidi, unica attrattiva in un viso ordinario, quasi brutto, e compativo il marito ignaro. Gianni, il secondogenito, è morto recentemente di Covid a soli 40 anni. Chissà se da lassù lui e il padre avranno perdonato la fedifraga. Margherita, la prima figlia, ha avuto una vita infelice, nemmeno allietata da figlioli. Giocavamo insieme da piccole e mai avremmo detto che saremmo state sorelle nei nostri reciproci dolori.
Ma dove saranno la vecchietta del Basso Piemonte con l’adorata cagnetta Titina? Lei era una zitellona, come si diceva allora, che, dopo la morte dell’anziano genitore, usciva solo per la spesa e per recarsi alla messa vespertina della domenica. Aveva un viso arcigno e chiacchierava solo con chi faceva le coccole alla sua cagnolina nera, poco socievole come lei. Non amava i bambini ed io la evitavo accuratamente per timore dei suoi continui rimbrotti.
E dove se n’è andata la Signora Giulia, allegra sanremese sposata ad un operaio comunista dai capelli ricci? Frequentavo il loro minuscolo appartamento per giocare col figlioletto Ruggero, curiosamente tanto simile al mio nipotino Cesare. La mia mamma, forse perché fra simili ci si intende, accettava di buon grado le sue chiacchiere senza capo né coda e gli atteggiamenti un po’ bizzarri.
Chi mai avrebbe immaginato che un giorno la paciosa e affabile Giulia si sarebbe gettata dal poggiolino del sesto piano, dopo aver accuratamente rifatto i letti e lavato le tazze della colazione? Quali mostri popolavano la sua mente?
La mamma ne fu dolorosamente colpita e aveva commentato che lei non avrebbe mai tentato di togliersi la vita. In primis, da buona cattolica, temeva la punizione eterna per quel gesto estremo e poi amava troppo me e papà per mettere fine alle sue sofferenze di donna malata in quel modo atroce.
Vite affannate e specchi del destino
E dove sono i genitori di Carla, lui carabiniere serioso e lei, splendida casalinga mora? Avevo scoperto che non avevano il lettone come tutte le coppie ma solo due lettini, quasi fossero stati fratello e sorella.
E che ne è della signora del quinto piano che usciva a fare la spesa non prima di mezzogiorno, correndo come una pazza, nel timore che il severo marito non trovasse il pranzo pronto al suo ritorno? Povera donnetta affannata, forse continuamente in ansia per la sua maldestrezza. Correrà anche sulla collina, finalmente affrancata dalle pretese del consorte intransigente?
Noi bambini ci divertivamo a vederla trotterellare perennemente trafelata ma disprezzavamo il marito bassino che sembrava rivalersi su di lei. Cara signora. Se potessi farle sapere che anch’io ho vissuto per anni nel timore del mio secondo marito, sempre affannosa come lei e terrorizzata dai suoi scoppi d’ira.
L'abbraccio di Hypnos e Thanatos
Queste anime riposano ora sulla collina. Tutte dormono di un sonno che non conosce né risvegli sofferti né veglie dolenti. Dormono tutte sulla collina, come Erman, Bert e Tom, Charlie dei versi di Edgar Lee Masters, messi in musica da Fabrizio de Andrè nella mirabile canzone.
Jones il suonatore che fu sorpreso nei suoi novant’anni e con la vita avrebbe ancora giocato mi ricorda infine il mio amatissimo papà. Anche lui dorme, come la mamma, i nonni e tutti quanti, sulla collina. Hypnos e Thanatos, come scrisse Omero, si stringono nell’abbraccio di due gemelli e portano alle anime pace e sollievo dalla sofferenza del vivere. Dormono tutti sulla collina, dormono tutti.



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