(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un frammento di memoria che profuma di estate romana, tra il calore del cemento e il rito serale dell'acqua sulla terra. L’autrice ci conduce nel silenzio sospeso di una città svuotata, dove il gesto semplice di una nonna diventa un'impronta indelebile nell'anima, un segno che il tempo non può scalfire.
(Maria Cristina Capitoni).
Roma invece era assolata
profumo di cemento
e terra bagnata
che nonna ogni sera
annaffiava
sotto il silenzio
di un palazzo vuoto
di gente al mare
giornate infinite
e notti chiare
hanno lasciato un segno
che non ho mai perso.

C'è tutta Roma in quel contrasto tra il cemento rovente e la frescura improvvisa dell'acqua, tra il vuoto dei palazzi e la pienezza del ricordo. Bellissimo il "segno che non ho mai perso" come finale: sono proprio le cose semplici a lasciarci i solchi più profondi.
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