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Stupiscimi ancora: un amore che sfida il tempo e la vecchiaia ⏳

In un ambiente astratto e visionario, i volti vicini di due giovani
(Introduzione a Giovanna Vannini – Commento a.p.). Un’invocazione attraversa il tempo, dai sensi allo spirito. L’autrice ci conduce in un viaggio che parte dal desiderio di essere "invasi" dall'altro per approdare a una saggezza superiore. È il ritratto di un amore che non teme la vecchiaia e che, anzi, vede nel reciproco sostegno la soglia per un "oltre" dove la separazione non ha più cittadinanza.

(Giovanna Vannini).
L'invocazione dei sensi e della memoria
Stupiscimi ancora 
come l’inizio oramai già in memoria. 
Avvolgimi 
nelle spire della tua fragranza in abbraccio. 
Invadimi 
di versi sussurrati sul collo. 
Guardami 
unica alla tua vista che di me s’acceca. 
La saggezza del dono silenzioso
Sorprendimi 
con le tue rughe di saggezza. 
Dammi 
ciò che in silenzio non chiedo.
Traghettami 
nel futuro in rimanenza. Sorprendimi
con le tue rughe di saggezza.
L'approdo dove il tempo si ferma
Quando stupirsi 
sarà soltanto la mano dell’uno 
che l’altra inerme cerca. 
Quando saremo 
da un qualcuno avvolti, 
e di pace invasi, 
ci guarderemo ancora, 
sorpresi dall’eterno, 
 che il “dammi” cancella, 
approdati in quel dove, 
che il separarci non conosce. 

(a.p.)
Cosa nasce dallo stupore
In questa lirica, Giovanna Vannini trasforma il verbo "stupire" in una preghiera laica. La forza del testo risiede nel passaggio cruciale dal desiderio di ricevere ("Invadimi", "Dammi") alla pace dell'eterno, dove ogni richiesta si annulla perché l'unione è ormai totale. Splendida l'immagine delle "mani inermi" che si cercano: è lì, nella fragilità del tempo che resta, che si prepara l'approdo verso l'infinito.

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