venerdì 27 gennaio 2017

Ancora un giusto tra le nazioni


In memoria della Shoah, sono "giusti tra le nazioni" quanti nella follia dello sterminio hanno saputo essere fedeli al valore della dignità umana

(ap) Un altro nome italiano compare, dal novembre 2012, sul “Muro dell’onore”, che a Gerusalemme ricorda quanti hanno compiuto gesti di coraggio e di solidarietà a favore del popolo ebreo di fronte alla persecuzione nazista. E’ quello di Elia Angelo Dalla Costa (1872-1961), che fu arcivescovo di Firenze durante la seconda guerra mondiale. Lo Yad Vashem - l’istituto storico che tiene viva la memoria della Shoah – gli ha assegnato ufficialmente, alla memoria, il titolo di “Giusto tra le nazioni”, con cui il mondo ebraico esprime la sua gratitudine a chi mise a repentaglio la propria vita per salvare quella degli ebrei perseguitati sotto il nazifascismo.
Quest’uomo guidò la città in uno dei periodi più bui del ‘900, aprendo le chiese, i conventi, gli istituti religiosi per nascondere quanti più ebrei possibili dalla furia nazista. Tra le tante testimonianze acquisite, una anziana donna, Lya Quitt, ha raccontato come, fuggita dalla Francia in Italia nel settembre 1943, trovò rifugio insperato proprio nell’arcivescovado, prima che Dalla Costa l’avviasse al sicuro verso uno dei conventi che aveva fatto aprire agli ebrei in fuga.
Il nome di Dalla Costa si aggiunge a quello di altre 24.000 persone, molti gli italiani, ricordate su quel muro come “giusti tra le nazioni”. Appartenevano ad ogni ceto sociale, erano religiosi od atei, spesso il loro nome è rimasto sconosciuto ai più. Politici, impiegati, operai, tutti hanno lasciato una traccia indelebile nella memoria non solo del mondo ebreo ma dell’intera umanità. Autori di imprese rocambolesche o solo di piccoli gesti, sempre mettendo a rischio la propria vita.
Così, Giorgio Perlasca, commerciante, si finse console spagnolo, e salvò 5.000 ebrei ungheresi dalla deportazione e dall’olocausto. Carlo Angela, medico antifascista, curò di nascosto molti ebrei. Lorenzo Perrone, muratore italiano ad Auschwitz, fornì parte del suo già scarso cibo e dei suoi indumenti agli ebrei deportati, tra cui Primo Levi.
In un passo del libro Se questo è un uomo, l’autore scriveva dell’umile operaio italiano: «Lorenzo era un uomo; la sua umanità era pura e incontaminata, egli era al di fuori di questo mondo di negazione. Grazie a Lorenzo mi è accaduto di non dimenticare di essere io stesso un uomo ».
Ai “Giusti tra le nazioni” è dedicata la piantumazione di un albero, che nella tradizione ebraica indica il desiderio di ricordare una persona cara, e i loro nomi vengono scritti sul “Muro d’onore” appositamente costruito.
Nonostante tutte le difficoltà, sempre nuove testimonianze vengono raccolte a ricordo di vicende umane esemplari. In esse, trova conforto la storia dell’umanità come esempio di coraggio, di dignità e di amore per il prossimo, e anche di ribellione alla brutalità insensata. Nel difficile cammino dell’uomo, è di consolazione constatare che ora il Monte della Rimembranza è completamente ricoperto di alberi.

Nessun commento:

Posta un commento