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La vita in numeri

di Paolo Brondi

Stabilire l’ordine vuol dire raggruppare tutto secondo certi criteri, secondo unità di misura, numeri. Nei primordi della storia dei vari popoli il cosmo era scaglionato su tre piani: il cielo sereno, l’atmosfera travagliata, la terra ferace. La società era ripartita in sacerdoti, guerrieri, produttori, ovvero autorità, potere, ricchezza: divisione pensata e riproposta da Platone, a garanzia dello Stato ideale.
La medicina era distinta in incantesimo, chirurgia, farmacopea. C.G. Jung dedicò tutta la sua opera a mostrare l’importanza del dividere per quattro così da concepire l’uomo come corpo, anima, animo e spirito. Seguiva, in tal modo, l’antica lezione di Ippocrate e di Galeno che indicavano con la stessa numerazione gli umori fondamentali a fondamento della fisiologia del corpo: il sangue, generato dal fegato che è l’elemento emopoietico; la bile gialla, generata dalla cistifellea; la bile nera, secreta dalla milza; il flegma, cioè gli essudati del corpo che costituiscono il molle, le mucosità del corpo.
Nel corso dei secoli si mantenne viva questa visione del mondo che, come sostiene Georges Dumèzil, (Matrimoni Indoeuropei, Adelphi, 1984), continua a corrispondere ai bisogni magico-religiosi, militari, economici di una qualsiasi società. Permane pure in feste religiose, folcloristiche, come quella dei tre ceri che si celebrano a Gubbio, il 15 di maggio: tre ceri, con in cima il patrono, l’autorità (S. Ubaldo); San Giorgio (il guerriero); Sant’Antonio (la fecondità), sono portati in processione, secondo un rituale che nel tempo di oggi mantiene vivo il tempo che fu. L’idealità e l’armonia dei raggruppamenti per tre, per quattro, oggi, per tutto quanto accade e ci avvilisce, sembra superata dal trionfo manicheistico, per cui tutto si irrigidisce e confligge nello scontro del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, della pace e della guerra.

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