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La fantasia smarrita

di Cristina Podestà 
(Commento a Brondi, Magia del regolo, tra fiaba e tecnologia, PL, 12/6/16)

Regolo è termine che riconduce a molte realtà: alla stella della costellazione del Leone, ad un calcolatore meccanico, ad un tipo di uccello protetto. Il mondo contadino di un tempo era davvero ricco, non di pane, bensì di tutto ciò che manca al giorno d'oggi, in cui abbiamo in abbondanza pane e companatico.

Le paure di allora erano paure "pulite", erano timori che accompagnavano i ragazzi all'iniziazione al mondo degli adulti, difficoltà che, se superate, rendevano forti i giovani e ne facevano degli adulti saggi e impegnati nella vita lavorativa e sociale.
Il mito era cosa bella, educava alla accettazione dei problemi della realtà, fortificava e stimolava alla maturità anche gli animi maggiormente sopiti e creava generazioni di uomini forti e valorosi come siamo ben abituati a celebrare attraverso lo studio dell'antichità. 
Oggi ci si accorge così, all'improvviso, che il freddo e la desolazione, anche una ritrovata povertà, con la morte dell'immaginazione, i freddi calcoli, la arida tecnologia, hanno inaridito anche nel mondo contadino i cuori, ed è questa la più grossa preoccupazione! La fantasia langue persino nei piccoli, tesi e protesi ai terrificanti strumenti tecnologici, che sono di grandissimo nocumento per le loro intelligenze in evoluzione; nessuna favola, nessun racconto ricco di buoni messaggi al focolare domestico! Il mondo è permeato di gente fredda e calcolatrice, che tende a monetizzare ogni sospiro, che spinge alla truffa, alla violenza, all'inganno, alla cultura del "qui e subito", senza amore, senza anima, priva di ogni buon senso. Bisognerà provvedere al più presto o "il regolo" della follia velocemente ci condurrà ad inesorabile fine.

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