Passa ai contenuti principali

"Is panixeddas": una festa per tornare bambini a novembre

La Sardegna ha conservato, per il culto dei morti, una antica festa che ricorda Halloween. I bambini vestiti da fantasmi bussano alle porte delle case chiedendo piccoli doni in cambio di preghiere. Tutti aspettano questa ricorrenza preparando i dolci tradizionali

di Bianca Mannu
(Introduzione di Angelo Perrone)

(ap) La sensazione più acuta è un’immersione in un mondo lontano e ben poco conosciuto, quello di alcuni piccoli paesi della Sardegna. Il tempo e lo spazio marcano una distanza rispetto alle abitudini di oggi. Anche la stessa lingua italiana ha una corposità dal forte sapore antico, lo stile del racconto è talvolta arcaico per l’uso di espressioni che rinviano ad un altrove poco consueto (“in panciolle”; “rettangoli di sole che fanno civetta” tra i vetri).
Il costrutto delle parole sollecita immagini delicate di vita povera e minuta (scaldare una “minestra di sola acqua calda”; rubare alle vespe “racimoli e sarmenti”; cogliere “cespi di barba di becco”, depositare “sacchi pieni di ramaglie”).
Ma il mondo proprio di alcune zone sarde, come rivissuto nei ricordi di bambina, non è per nulla triste: si prova allegria di fronte a piccoli avvenimenti quotidiani, legati alla scoperta delle meraviglie della natura nelle diverse stagioni (gli alberi in autunno sono “così carichi di corbezzoli rossi”, “così turgidi e carnosi, da innamorare”).
Il merito di tanta vitalità ancora una volta è dei giovanissimi, pronti a stupirsi di fronte agli insegnamenti dei maestri di scuola (“ci incantavamo sulla pagina della lettura”) e a interpellare i più anziani del paese sui segreti della campagna e della vita stessa (L’anziano raccomandava: “Devi entrare tra le siepi, senza troppo sfrascare”).
Alcune intraducibili espressioni sarde però custodiscono la sorpresa più stupefacente, la memoria di un’antichissima festa per celebrare il culto dei morti. Chiamata con diversi nomi nelle varie zone dell’isola, is Animeddas e is Panixeddas nel sud, Su ‘ene ‘e sas ànimas o su Mortu Mortu nel nuorese, su Prugadòriu in Ogliastra; sempre ad indicare i “panini dei morti”, cioè piccoli regali per i defunti.
I bambini, vestiti da fantasmi, girano di porta in porta chiedendo piccoli doni e promettendo in cambio delle preghiere per ricordare chi ci ha lasciato. I più furbetti sanno scegliere le mete migliori, andando “dove c’è buon odore”.
E’ comune che, alle richieste dei piccoli, gli adulti si preparino per tempo e siano pronti a regalare i dolci tipici del periodo: pabassinas, ossus de mortu, pani de sapa, o appunto panixeddas, termine di origine spagnola ad indicare piccole offerte. Oppure, proprio come per la festa di Halloween, svolgano un lavoro certosino sulle zucche trasformate in facce spiritate ed utilizzate per fare scherzi e spaventare i più piccoli. E’ tradizione che la tavola rimanga apparecchiata per i defunti tutta la notte come le credenze, aperte perché i morti possano cibarsi.
Un rito antico, dai tratti così simili alle usanze dei nostri tempi, con radici in molte culture europee ed occidentali. Le distanze si annullano, dal passato al presente, da un luogo ad un altro. In questi giorni, se suona il campanello di casa, possiamo chiudere gli occhi per un momento e lasciarci andare all’immaginazione: sono “piccole anime” che vengono a chiederci, con disincantata ingenuità, qualche piccolo dono e noi proviamo uno stupore che ci fa tornare bambini.
Correndo il tempo dell' autunno verso il proprio cuore, mi è tornata in mente l'atmosfera che si viveva da bambini nel paese.
Certi mattini nascevano imbronciati, col cielo basso e un velo di nebbia che fasciava a nord le montagne. Poi, più o meno come oggi, la nebbia si dissolveva verso l'alto e il sole tornava a brillare.
Molti di noi avevano condotto i loro pidocchi a scuola. E intanto che ognuno aspettava il proprio turno di lettura, rabbrividendo per l'immobilità e per il languore chiassoso dello stomaco, spingeva lo sguardo immelanconito di desiderio verso gli ampi rettangoli di sole che sembravano fuggire a posta gl'immensi finestroni dell'aula per far civetta verso noi prigionieri.
Altri, grandi e piccoli, chi sa?, più sfortunati, avevano sforato per tempo la cortina della nebbia ed erano già sui monti dietro le bestie o a far legna; e si sarebbero scaldati più col peso del sacco a frontale che stando in panciolle al sole.
«Muoviti, non restartene lì imbambolato! – grida spazientito un babbo al ragazzino assonnato. – Sai bene che di questa stagione il pomeriggio è breve, il sole si ritira presto e arriva il freddo. Bisogna procurare legna o qualsiasi cosa accenda un po’ di fuoco per scaldarci e mettere allo spiedo … una minestra, magari di sola acqua calda, per ammansire la pancia».
Questi di sicuro erano i più poveri e i più affamati. La loro giornata era fatta di parecchie puntate nei diversi siti della campagna.
Si era smesso da un po' di perlustrare senza esito le vigne rosse e brune per rubare alle vespe gli ultimi racimoli e qualche sarmento, dimenticato a posta dai braccianti, o abbandonato dagli stessi proprietari per incuria.
Deposti i sacchi a cappuccio pieni di ciocchetti e ramaglie di lentisco, di olivastro, di ginepro secco, si correva per prode e fossati a cogliervi i cespi di barba di becco, di cicerbita, di nasturzio, di lattugaccio, companatici del mezzodì, perché questo è il pranzo di sa die de fattu (dei giorni feriali).
In campagna, di questa stagione, si sa che ci sono alberi carichi di corbezzoli rossi, così turgidi e carnosi da innamorare.
«Ma, guai se te ne fai una spanciata! Diglielo, racconta a tuo fratello lo scherzo che ti fanno alle budella», insiste canzonatorio l’anziano di casa.
Dunque, una volta scaricato il sacco di legna, si fa un salto indietro sui siti degli uliveti per notare se fra i rami si scorge qualche oliva matura.
«Devi cercare una breccia tra le siepi ed entrare di nascosto e se s’è fatto buio» - insiste il vecchio. «Devi entrare senza troppo sfrascare e solo allorché i barracelli si son bell’ e ritirati. Nel frattempo sarà bene che uno di voi stacchi verso il brado di costa per ricuperare un cestino o due di cuguzzulas (carciofini selvatici) e cardo molentino.
Intanto noi scolari, nel chiuso addiaccio dell’aula, c’incantavamo sull’immagine monocroma e dilavata di un cimitero, stampata a commento del “La leggenda del crisantemo” sulla pagina in lettura. Oppure ripetevamo, senza ben capire, “La nebbia agl’irti colli” …
«Che cos’è aglirticolli? Piovigginando sale …?»
«Dunque ci sono posti dove piove sale! Ma non qui; io non me ne sono mai accorta!”
Spendevamo così le semiconsapevoli giornate scolastiche.
E sul finire d'ottobre, sciamando da scuola nella piazza ventosa, annusavamo gli aromi della sapa cotta, dell’uva passa e delle papassinas, degli “ossi di morto” (amaretti biscottati), delle mandorle tostate e zuccherate … Dolci e bonbon, piccoli pani per le anime!
«Oh, sì – mi soffiava nell’orecchio Mariuccia – a giorni è la festa de Is panixeddas. E io non me la perdo. Prendo la “coscinera” più grande e vado a bussare dove c’è buon odore! E tu?»
«Beata e fortunata te! Mia mamma non mi dà il permesso. “Se ti muovi, t’azzoppo”, mi ha detto. “Ma perché? “– ho provato a chiedere piagnucolando … M’è arrivato un manrovescio.
E qui, mi son taciuta, perché non ho voluto dire a Mariuccia che andare per Panixeddas era una roba da poveri troppo poveri. E noi eravamo poveri, sì, ma non abbastanza da superare la vergogna dell’accatto, almeno dal punto di vista materno.
Invece Mariuccia, tutta infervorata, mi comunicava che tra due giorni lei con la sua coscinera avrebbe battuto tutto il paese gridando per la festa de is animas: Is panixeddas, biancas e nieddas, e puru arrubiasteddas! (panini dolci dei morti, bianchi neri e perfino rossicci)
Infatti il due di novembre frotte di bambini muniti di sacchetti bianchi battevano le strade fumose del paese, si affacciavano alle porte semichiuse e chiedevano: “O sa tzia, mi d‘as  fait is panixeddas?
Qualcosa arrivava, se non dolci, almeno mandorle, castagne, fichi secchi. Altro che «o dolcetto o scherzetto» d’importazione!
Ma mi venga un accidente se la scuola di allora, quella ancora traboccante di romanità e di patria, abbia speso una sola parola sul senso di quel felice residuo plebeo di antica fede pagana.
Il dopo ci ha imposto Halloween! Ma io insisto: bonas panixeddas a totus!

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Tajani e la Polizia “oppressa” dal PM: se la Legge diventa un ostacolo 🧭

(Introduzione ad a.p.). La proposta del ministro Antonio Tajani di "liberare" la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l'insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L'articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico. (a.p.) Le parole di Tajani: se la "liberazione" diventa sottomissione « La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri ». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione. È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riform...

La guerra, lato oscuro dell’uomo: un’eredità di memoria e speranza 🌈

(Introduzione a Daniela Barone). Dai racconti di guerra dei genitori all'impegno civile tra i banchi di scuola. Un viaggio nella memoria familiare che attraversa l'orrore dei conflitti e il dovere della testimonianza, per approdare a una convinzione profonda: solo la cultura della riabilitazione e dell'inclusione può spezzare il ciclo della violenza. (Daniela Barone) ▪️ Tra Genova e i Nebrodi: la guerra come racconto familiare Fin da piccola amavo ascoltare le storie dei miei genitori sulla guerra. Ciò che mi piaceva di più era però la diatriba che ogni volta si innescava in modo quasi teatrale fra papà e la mamma.  « Genova fu colpita duramente dai bombardamenti, sai? Ancora adesso ricordo le sirene che ci svegliavano di notte. Che incubo! Scappavamo da casa con coperte e cuscini per raggiungere in fretta le gallerie-rifugio. » mi raccontava con enfasi.  « Eh, quante ne abbiamo passate » continuava la mamma lanciando occhiate provocatorie a papà.  Lui ogni volta l’interr...

L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza 🎨

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza. 📝 La casa vuota: tra nido svuotato e silenzio sacro (Marina Zinzani - POESIA) ▪️ Casa vuota, e attesa. Attesa di un figlio, cambiato dalla sua nuova vita, si è sposato. Io sono la madre, mi sento improvvisamente sola, la sindrome del nido vuoto, forse. Casa vuota e attesa. Attesa che lui torni, il suo cuore torni, il suo cuore è altrove, lo sento. Sento l’amarezza e l’inquietudine dei suoi silenzi, qui in casa. Casa vuota e attesa. Attesa di un segno, che Dio torni a parlarmi, io, con la mia tunica da prete, e il silenzio che è calato ...

L’algoritmo Guardasigilli: se la Giustizia rinuncia al giudizio ✨

(Introduzione ad a.p.). L’intelligenza artificiale in tribunale non è solo una sfida tecnologica, ma il sintomo di una pericolosa stanchezza democratica. Dietro il mito della "giustizia pronta all'uso" si cela la rinuncia al giudizio umano e la rimozione del concetto di Legge come limite invalicabile. Un’analisi critica su come la tecnocrazia stia tracimando nelle riforme moderne, trasformando il diritto in un algoritmo al servizio del potere. (a.p.)  Il miraggio della Giustizia digitale Negli ultimi anni l’idea che l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo decisivo all’amministrazione della giustizia ha progressivamente abbandonato l’ambito della fantascienza per entrare nel discorso pubblico. Non parliamo più di scenari futuribili, ma di una realtà che si estende a macchia d'olio: sistemi di AI sono già utilizzati per il calcolo del rischio di recidiva, per l’allocazione delle risorse giudiziarie e per il supporto alle decisioni amministrative. Con l’avve...

Valentino, l'ultimo imperatore: il rosso, la seta e l'eredità della bellezza

(Introduzione a Marina Zinzani). Questo omaggio a Valentino Garavani non è solo una cronaca del lusso, ma un'analisi estetica sul senso profondo del "creare". L'autrice esplora il contrasto tra l'artigianalità lenta di un tempo, paragonabile alle belle arti, e la velocità spesso priva di anima della moda contemporanea. Attraverso il celebre "Rosso", il testo celebra la capacità di uno stilista di trasformare la stoffa in energia vitale e in uno strumento di riscoperta del sé. (Marina Zinzani) ▪️ Il tocco del genio e la ricerca della bellezza Una vita dedicata alla rappresentazione della bellezza. La recente scomparsa di Valentino ricorda il suo talento unico, il tocco particolare, fatto di leggerezza e ricerca, quel tocco che voleva rendere più belle le donne. Il suo mondo emerge anche nel film-documentario “Valentino: l’ultimo imperatore”, che mostra il dietro le quinte di una sfilata, la sua vita quotidiana, l’attenzione estrema ai dettagli. L’idea che...