Passa ai contenuti principali

Come un black hole

Il mutamento dell’anima nell’espressione dello sguardo

di Bianca Mannu


Tondi gli occhi suoi si s’erano fatti

E - d’un tratto - come un black hole

s’erano succhiati quel bagliore -
lo splendido barbaglio che
l’intelletto e il cuore regalavano
insieme alla pupilla sua -
suo libero emblema
Ottusi e fissi - ora - occhi da squalo
che ha finito sul momento
la sua preda
E va senza voltarsi nel vuoto mare
tinto d’un fulvo ribollente
che si strugge e ansa di paura
Roteano gli occhi per quell’altrove
d’acque bizzarre e fonde
dove - per costrizione -
il mio dire tace
E all’orrida metamorfosi
nel morto silenzio si spaura
Ho – così svilita - appreso
insonoro  scempio
dell’animo mio
E all’insopportabile sorte
un riso ho mostrato di denti
a un’altra me stessa che
lacrima nascosta sotto i tavoli -
intenta a raccogliere gli sbrendoli
dell’amore suo -
dopo la rigovernatura

Commenti

  1. Grazie per l'immagine che raffigura il sentimento di orrore e sorpresa alla visione di ciò che il volto umano può rivelare del suo buio aggressivo.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

C'è una storia che ho bisogno di raccontare

(a.p.). Una storia, su radici, terra, e il coraggio di cercarne di nuova senza perdere la prima. Non un annuncio, o un bilancio. L'ho scritta per chi, in questi anni, ha reso questo giardino comune. Potete leggerla sul nuovo sito, www.pagineletterarie.it: Migrare. Una storia di radici e di nuova terra .

Viaggio al termine della notte, gli ultimi fantasmi della giornata

Bianca Mannu -  Intemperante e vano gialleggiare di presunta primavera addosso a prode che s’accompagnano - umide  e senza cagione dimesse e gentili -  all’asfalto avverso della statale Piomboso asfalto che guizza convulso piombo che schiocca al succhio sbrigativo - ma pugnace - d’infocati pneumatici lanciati in vortici di danza rettilinea Piombo che si dipana.  Fuso piombo  lucido e selvaggio - sotto il mortale disappunto delle pupille spente e l’abissale tocco della notte che - pur inoltrandosi - non matura Dove sfoci e perché nessuno chiede né perché schizzi via obbediente - come serpe nastriforme di cadmio - agganciata a volubile puleggia che - non percepita - in un’altrove di senso caduco lesta trascina E - in alto - un cielo ammutolito smuore dentro una tenebra di vetro dentata d’intermittenze rosseggianti che l’ingordo orizzonte trangugia e restituisce in pallidi riflessi - del pallore dei moribondi lumi ...

Contro la forza la ragion non vale: la violenza fa tacere la parola

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti). Il proverbio di oggi: “ Contro la forza la ragion non vale ”. È proprio inutile cercare di ragionare con chi usa la forza?  La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Ma questo proverbio, nella sua brutale immediatezza, trova una rappresentazione vivida e dolorosa nel testo che segue. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca , Non ...

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.

Lettera a Davide Cavallo, il ragazzo che sa perdonare 👨

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). La cronaca nera ci ha abituati alla narrazione della brutalità, del conflitto e del legittimo sdegno. Raramente, però, ci costringe a fermarci davanti a un gesto che scuote le nostre categorie interpretative. La vicenda di Davide Cavallo, il ragazzo di 22 anni rimasto gravemente invalido dopo un’aggressione in Corso Como a Milano, ha preso in aula di tribunale una piega inaspettata: quella di un abbraccio e di un dialogo sul perdono con i suoi assalitori. Riceviamo e pubblichiamo questa toccante lettera aperta scritta da una nostra collaboratrice, che ha scelto di rivolgersi direttamente a Davide, stabilendo con lui un ponte intimo tra generazioni, storie ed esperienze di vita diverse. (Daniela Barone). Una ferita nel cuore della movida Caro Davide, quando ho letto la tua storia mi sono commossa. Sai, ai settantenni le lacrime sgorgano facilmente; forse succederà anche a tua nonna. Quello che ti è capitato mi ha indignato: a soli 22 anni...