Passa ai contenuti principali

Il vento del pregiudizio

Pregiudizi sessuali: stravolgono nel profondo la figura della donna

di Paolo Brondi

Se è fondato riconoscere che i pregiudizi sono una malattia, pur indebolita negli immediati effetti, per comode maschere indossate da chi ne è affetto, è altrettanto evidente che le rispettive radici, sia sociali che individuali, si identificano con l’egocentrismo, l’orgoglio, il piacere, il desiderio di imporre ad altri la propria, presunta, superiorità, di innalzarsi umiliando.
Sono limiti di pensiero e di azione che, quando oggetto di pregiudizio è la donna, si proietta sulla stessa tutta una pioggia di umilianti attributi: donna vergogna, donna peccato, donna che impersonifica il male. L’intento sotteso è quello di dominarla, di soggiogarla per poter appagare il proprio egoismo, il proprio piacere.
Alla base del pregiudizio sessuale possono insinuarsi anche cupe angosce, di tertulliana memoria, come il ribrezzo per le mestruazioni, la paura di soccombere alla seduzione femminile, il timore di farsi sottomettere da un essere ritenuto più debole. Sono angosce ancestrali oggi prepotentemente ridestate dai massa-media. Costante è l’immagine della donna come femmina insaziabile, in narcisistica esibizione della sensuale nudità del corpo. L’uomo a sua volta è presentato come tipo ipervirile elevato ad esclusivo bene di consumo erotico.
Sono modelli eccentrici rispetto alla sessualità maschile e femminile normale e spesso il fallimento di molti matrimoni giovanili è causato anche dalla frustrazione per la mancata realizzazione di tali prospettive. Occorre riflettere che, se il consumismo vale per le cose e per le macchine, non vale per le persone, anzi determina in donne e uomini timidi ed appartati la tendenza a fuggire l’aggressività, l’insaziabilità del sesso opposto ed il rifugio, con modalità deviate, in quello proprio.

Commenti

  1. Al giorno d' oggi la figura femminile e' strumentalizzata piu' che mai dai mass media, da una pubblicita' scollacciata e insulsa, che nasconde insulti costanti e vergognosi nei confronti delle donne. L' uomo non accetta l' uguaglianza, c ' e' poco da fare! Deve comandare prevaricare, dominare, e non accetta che una donna possa guadagnare di piu', avere piu' successo in ambito lavorativo, essere considerata piu' capace di lui. Se poi ella si ribella alle sue attenzioni sessuali, oppure si stanca delle sue violenze fisiche o psicologiche, se si rende autonoma, allora passa alla persecuzione , allo stalking o, addirittura alla violenza. Non esiste via di scampo, purtroppo. Solo la speranza nelle ultime generazioni, con la consapevolezza che gli insegnamenti che si danno anche a scuola siano fermento vivo per una inversione di tendenza nella mentalita' corrente e che qualche anima sana si svegli nel considerare con occhi nuovi una realta' che, ad oggi, fa orrore
    Cristina Podestà

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Delft, il mio Vermeer: un viaggio tra la luce delle tele e l’ombra dei silenzi

(Introduzione a Daniela Barone). L’arte ha il potere di muovere i passi dei viaggiatori, trasformando una suggestione visiva in un itinerario dell'anima. Questo viaggio a Delft nasce proprio così: dal desiderio profondo di ritrovare la luce, le atmosfere e il silenzio sospeso che Jan Vermeer ha saputo immortalare nelle sue tele, rendendo eterno il quotidiano della sua città natale. (Daniela Barone). L'ispirazione: la "Veduta di Delft" L’estate scorsa decisi di partire per l’Olanda, Delft, precisamente. Ero stata ispirata da un libro d’arte su Vermeer in cui avevo ammirato la celebre “Veduta di Delft”. Si tratta non di un semplice panorama della sua città natale ma di una sorta di ritratto quasi fotografico, con soffici nuvole gonfie di pioggia sul placido fiume, due chiese sullo sfondo e il canale in cui si riflettono i tetti a campana delle case di mattoni rossi. Sulla riva alcune minuscole figure umane che raccontano storie quotidiane fissate in un attimo di tranqui...

Zattera o gabbia: la fine dell’illusione e il prezzo della realtà

(Introduzione a Ilaria Caloisi). Irrequieta e ribelle sin da piccola, Ilaria si sente attratta da mondi lontani e dalle diversità culturali. Ha collaborato con una Ong e lavorato in Africa. Ama il teatro e si diletta a fare l’attrice. Ma è solo scrivendo che riesce a dare concretezza ai suoi pensieri e a districare le sensazioni più nebbiose. La scrittura l’accompagna costantemente, per diletto e per lavoro. Cosa porterebbe con sé su un’isola deserta? Una penna, appunto. Nel testo che segue, l’autrice ci guida attraverso la dolorosa ma necessaria demolizione di un amore totale, nel momento esatto in cui il sogno si scontra con la realtà. Una prosa densa, viscerale e a tratti squisitamente teatrale, che fotografa l'istante in cui si decide di scendere dalla nuvola, svestire gli abiti di scena e ritrovare, finalmente, la propria identità. (Ilaria Caloisi). Blatera il mio cervello effluvi di pensieri ostracizzanti. Che dovrei fare? Forse negare di avere investito il cielo del tuo eter...

Mare d’autunno, ascoltarsi mentre si avvicina la notte

(Introduzione a Cristina Podestà). In una fredda e inquieta giornata autunnale, l'eco del mare accompagna un viaggio tutto interiore. L’autrice ci conduce attraverso una lucida riflessione di stampo pirandelliano: un percorso intimo fatto di smarrimenti, lacrime e silenzi necessari, volto a spogliare l'anima dalle maschere quotidiane per ritrovare, finalmente, la propria autentica libertà. (Cristina Podestà) Il richiamo del mare e il gioco delle maschere Gocce di pioggia, il vento sulla pelle e il mare. Giornata autunnale freschina, la giacca sulle spalle non basta. Il mare urla il suo disappunto. E io cerco te. Che poi sono io. Cerco quel che sono, cerco chi ero, perché non mi riconosco. Ho provato in ogni modo a ritrovarmi tramite gli altri. Ma nulla da fare. Pirandello docet. Maschere! Indossiamo maschere per cui non possiamo vederci realmente. Con un amico sono una persona, con il mio amore un’altra, con un familiare un’altra ancora. Lo smarrimento e la forza di ritrovarsi ...

Riemergere dalle prigioni dell'anima: la riscoperta della vita

(Introduzione a Marina Zinzani). Un'oscillazione costante tra l'ombra e la luce, un percorso accidentato che attraversa il silenzio soffocante delle disillusioni per poi risalire, d'improvviso, verso il calore del mondo. In questa lirica, l’autrice dipinge con il momento in cui l'esistenza si riappropria di sé stessa. (Marina Zinzani) Le prigioni nascoste Oscillare lungo strade impervie lungo parole e immagini parole diventate prigioni sogni mancati discese negli inferi Il riscatto una piscina la testa sott'acqua riemerge tiepido sole accorgersi di quello che sta attorno palme, fiori una lucertola un'ape natura e vita la vita. 

Il temporale d'estate: il fascino della natura tra afa e burrasca

(Introduzione a Cristina Podestà). L'estate non è fatta solo di giornate radiose e cieli immacolati; la sua vera essenza risiede spesso nei contrasti improvvisi, in quella sottile tensione che precede il cambiamento. In questa prosa, l'autrice ci conduce sulla riva del mare per farci respirare l'atmosfera sospesa e carica di elettricità che anticipa l'arrivo di una tempesta estiva. (Cristina Podestà). Un'illusoria quiete estiva I raggi del sole danzano festosi in un cielo sereno a tratti; nuvole birichine si affacciano a turbare la tranquillità di una giornata iniziata sotto buoni auspici. Il caldo è forte, asciuga i ruscelli e il respiro, ma è estate e ci si aspetta un calore che talvolta strina le piante, ma rassicura con le sue serate di vento tiepido e mare in bonaccia.  I segnali della burrasca imminente L’afa è adesso veramente troppa ma i corpi sudati trovano refrigerio nelle onde che rinfrescano anche le idee. Senza sosta la bandiera fluttua sulla riva, ment...