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Ucraina, non c'è più religione

Guerra “santa” in Ucraina, per il primate Kirill della Chiesa ortodossa russa

(Angelo Perrone) Potevano sembrare frasi eccentriche, tragicamente inopportune nel contesto sanguinoso che stiamo vivendo, e inusuali dato il ruolo.
L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è risposta a chi «organizza parate gay». Gli ucraini sono responsabili di «genocidio» nei confronti del Donbass, difensore della tradizione ortodossa contro il peccato. 
Ma poi lui, Kirill, primate della Chiesa ortodossa – alleata del governo russo –, di fronte allo stupore, ha rincarato la dose. Riferimenti religiosi, valutazioni moralistiche, analisi geopolitiche, passaggi sempre più arditi. Il senso finale della manovra propagandistica è il rovesciamento della realtà. Il sovvertimento del senso comune.
Nella confusione tra trono e altare, si avverte il tentativo di ridisegnare la geografia della violenza secondo le linee dell’appartenenza religiosa e delle regole morali. Lo sforzo è quello di militarizzare le coscienze, a giustificazione della brutalità dell’azione russa e delle manovre espansioniste di Putin. Ciò che sta accadendo nel mondo «non ha solo un significato politico, ma addirittura metafisico». Quale? 
La posta in gioco è lo scontro tra l’Occidente e i valori incarnati da Mosca. Non importa il prezzo che pagherà lo stesso popolo russo. Il primo è il mondo del consumo licenzioso e lascivo, che mira a diffondere il peccato come «variante normale del comportamento umano». La seconda, la Russia, è garante della correttezza dei costumi e del rispetto della tradizione. Perciò è attaccata dalle forze del male e della perdizione, cioè dalla Nato e dai paesi occidentali. Nemmeno Putin, nelle sue allucinazioni, si è spinto così lontano. 
Cos’è accaduto in Ucraina? Il Donbass è protagonista di un’eroica resistenza al peccato, repressa (dagli ucraini) nel sangue. Lo «scoppio delle ostilità» è arrivato dopo che «per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere il territorio, perché lì c'è il «rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale». Altro che sogno di restaurazione dell’impero sovietico. È difesa di chi voleva parlare russo e salvare le tradizioni. 
Era in corso persino il disegno di «rieducare» ucraini e russi-ucraini, in una strategia su larga scala dell’Occidente per «indebolire la Russia» nel mondo. «Alla Russia negli anni ’90 era stato promesso che la sua sicurezza e dignità sarebbero state rispettate». Col passare del tempo, le forze nemiche «si avvicinarono ai suoi confini». 
Gli Stati membri della Nato hanno rafforzato la presenza militare, «ignorando le preoccupazioni della Russia che queste armi un giorno potessero essere usate contro di essa». E si arriva così all’oggi. Secondo il Patriarca Kirill, le forze politiche hanno lavorato per «rendere nemici popoli fraterni – russi e ucraini - e non hanno risparmiato sforzi, né fondi, per inondare l’Ucraina di armi e istruttori di guerra». Per far diventare l’Ucraina nemica della Russia. 
Si chiude il cerchio: l’aggressione è risposta al dilagare della corruzione, all’attacco alla tradizione ortodossa e alla sicurezza della Russia, garante di una realtà esistente solo nella mente di Kirill. Le proteste contro la guerra da tutto il mondo, ingiustificate.
La singolarità delle posizioni filo Putin del primate risalta in modo scandaloso, per rimanere nel campo cristiano, a confronto con le parole chiarissime di Papa Francesco: «Non si tratta solo di un’operazione militare, ma di guerra, che semina morte, distruzione e miseria», ha detto Bergoglio, «in quel Paese scorrono fiumi di sangue e di lacrime». Mai Kirill ha osato pronunciare la parola guerra, del resto vietata da Putin, né si è mai espresso in questi termini drammatici. 

Commenti

  1. Non pensavamo davvero di tornare a questi punti, ove si mescolano ideologie ataviche e recenti prese di posizione. Una violenza ancora su basi ideologiche e permeata di arrivismo immorale. Uno scenario complesso, per come viene presentato che non corrisponde a qual è.

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