(Introduzione a Marina Zinzani). Cosa spinge un uomo comune a trasformarsi in un eroe? Non servono gesti eclatanti: a volte la grandezza risiede nell'incapacità di voltarsi dall'altra parte di fronte all'ingiustizia. Nella recensione, il film “Piccole cose come queste” (disponibile su RaiPlay) diventa una profonda riflessione sul coraggio individuale, la coscienza morale e le cicatrici storiche lasciate dalle Case Magdalene in Irlanda.
(Marina Zinzani)
Chi è davvero un eroe?
Cos’è un eroe? E’ una persona che mette a rischio la sua persona e quella dei suoi cari, il suo inserimento sociale, il suo lavoro, in nome di qualcosa di elevato: un ideale, il senso di giustizia, ciò che è giusto fare.
Nel film “Piccole cose come questa”, disponibile su RaiPlay, l’eroe è un carbonaio, padre di cinque figlie, che porta il carbone nelle case.
Anche nel convento della sua città. Siamo negli anni ‘80, in Irlanda, e lui, per caso, si imbatte in alcune cose che lo turbano all’interno della struttura religiosa: una ragazza che viene costretta dalla madre ad entrare, contro il suo volere; pianti di bambini, probabilmente neonati; una giovane relegata nel deposito di carbone.
Cillian Murphy e il tormento interiore
Il protagonista è interpretato da Cillian Murphy, convincente nella sua dimensione silenziosa, di sottile, terribile conflitto. Emerge la sua storia di bambino, attraverso dei flash-back. Sa cos’è la perdita, la disperazione, e la salvezza, e rimarrà sempre riconoscente a chi l’ha salvato.
Questo cuore lo rende empatico verso chi soffre, e lo fa avvicinare a quella giovane trovata nel deposito di carbone del convento. Ha ascoltato la sua storia, lei gli ha rivelato un segreto terribile, cosa ne sarà del suo bambino quando nascerà.
La solitudine del coraggio e il peso della scelta
Bill cerca di parlarne con la moglie, ma lei, e non solo lei, lo invita a guardare dall’altra parte, non è affar suo cosa accade nel convento. Le cose vanno così, e lui ha delle figlie, un lavoro, ha la sua famiglia da sostenere.
E’ il racconto di una solitudine accompagnata dal tormento interiore, dall’indignazione, dalla necessità morale di fare qualcosa. E qualcosa Bill farà. Probabilmente pagherà un certo prezzo, è intuibile. Ma si è mosso. In qualche modo è un piccolo eroe, perché ha agito secondo coscienza.
La drammatica ferita delle Case Magdalene
Il film riporta l’attenzione su una delle pagine più sconvolgenti dell’Irlanda, le Case Magdalene, in cui arrivavano delle ragazze “difficili”, non più “pure”, anche rimaste incinte. Ragazze orfane, o portate dalle famiglie stesse.
Queste giovani venivano adibite ai pesanti lavori, soprattutto di lavanderia e, quando partorivano, i figli venivano dati a delle famiglie in adozione. Pagina su cui il cinema si è soffermato attraverso film di denuncia come “Magdalene” e “Philomena”. È incredibile che tutto questo sia accaduto fino al 1996.
La luce del coraggio contro il buio del potere
Il senso di cupezza che aleggia nel film è un po’ la rappresentazione del buio che tormenta il protagonista, ma nel finale la sua scelta diventa come un raggio di luce. In silenzio, lui ha fatto una cosa grande. È certamente un’opera di valore, scomoda per la realtà che racconta, che focalizza punti come gli abusi, il potere, l’essere testimoni. Il prendere posizione è una luce che si ha dentro: è coraggio, forza, generosità. Ed essere vivi, credere ancora in qualcosa.

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