Passa ai contenuti principali

Illusioni perdute

di Marina Zinzani

“Penso a coloro che devono trovare la forza interiore dopo il momento del disincanto.” 

Con queste parole di Honorè de Balzac si chiude il film “Illusioni perdute”, del regista Xavier Giannoli. È un film liberamente tratto dal romanzo omonimo di Balzac, vincitore di numerosi premi, uscito nel 2021 e trasmesso ora su Sky. 
È la storia di Lucien Chardon, un giovane di umili origini, che ama la poesia. Lavora nella tipografia di famiglia, ha dei sogni, il primo fra tutti è quello di raccontare la bellezza.
Scrive un libro di poesie, “Margherite”, sull’onda di un amore segreto per una nobildonna sposata, che vede illuminarsi con lui la sua vita grigia: coltiva anche lei l’amore per la poesia, e guarda a Parigi come a un faro, un luogo in cui possa essere compreso questo suo protetto, dove il suo talento possa essere apprezzato. E insieme andranno a Parigi.
Ma i sogni possono essere ben diversi dalla realtà e qui Lucien incontrerà cose che non conosceva: il disprezzo per le sue umili origini nell’alta società dove lei lo porta, l’essere sottilmente deriso. Lei dovrà scegliere di non frequentarlo più, se non vuole essere bandita dall’alta società. E’ la regola, non scritta e crudele.
La sua raccolta di poesie non interessa a nessuno a Parigi, non certo agli editori. Grazie ad un amico giornalista, potente e spregiudicato, entrerà nel mondo del giornalismo, e qui la sua anima si corrompe piano piano: è importante la mercificazione di un evento teatrale, letterario, la critica favorevole può essere pagata, si può distruggere l’opera di qualcuno perché non ha le proprie idee politiche, è importante la polemica, sopra a tutto la polemica perché la polemica fa vendere. 
Lucien all’inizio chiede: “e la letteratura?”. È una domanda per cui viene deriso. All’editore interessa vendere e puntare su nomi conosciuti, non certo promuovere esordienti, ad un giornale interessa inondare le persone di notizie, che possono essere probabilmente vere, ma poco importa se lo sono o non lo sono e se sono manipolate. L’importante è vendere, condizionare le persone, anche puntando molto su bisogni non necessari instillati dalla pubblicità, sempre crescente nei giornali.
Lucien vende l’anima al diavolo, entra nel vortice, la sua penna diventa feroce e temuta, il denaro scorre a fiumi per ciò che scrive, il suo sogno di gloria, di essere introdotto nei salotti che lo hanno escluso si fa ben più concreto, forse ha un pezzo di nobiltà da parte di madre da far emergere, dopo di che sarà “uno di loro”.
La poesia è lontana, dimenticata. Ma inciampa, in questa corsa in apparenza senza fine, in cui si accompagna alla giovane attrice Coralie, che lo porterà a fare spese pazze. Inciampa perché non riesce a scrivere una recensione negativa su un romanzo, è un romanzo che vale per lui, c’è il talento, c’è la bellezza che all’inizio cercava. Quella parte ancora buona di sé lo porterà ad essere onesto con l’autore, e da lì, infrangendo codici non scritti, inizierà la sua caduta rovinosa. Il film si chiude con le parole finali del romanzo che non era riuscito a demolire.
Siamo ai primi dell’Ottocento ma Balzac consegna una storia che sembra scritta ai giorni nostri. L’influenza del mercato sopra a tutto. L’influenza dei giornali, dei personaggi che si vedono alla tv, le liti che sono l’equivalente della polemica, e questo attira sempre, fa salire gli ascolti, porta pubblicità, non ha importanza se la conversazione assume contorni sempre più bassi, degradanti quasi, e se tutto questo aiuta a far restare a galla un programma, un personaggio, è cosa buona. Il pubblico addomesticato assorbe tutto e il contrario di tutto, senza pensare, anche se qualcuno, infastidito, cambia canale o spegne la tv.
Il testo di Balzac, che il regista ha magistralmente portato sulla scena, non poteva prevedere quello che sarebbe avvenuto ai giorni nostri: l’importanza degli influencer, dei social, di notizie brevi, superficiali, di successi improvvisi ed estremamente remunerativi senza che ci sia un reale talento, la mercificazione di idee, e un raro, rarissimo amore per la letteratura e per la poesia.
“Avrebbe smesso di sperare e avrebbe cominciato a vivere” è la frase finale del film, quella del romanzo che Lucien aveva apprezzato, che non era riuscito a stroncare. La speranza che porta ad illusioni. Parigi tanto affascinante quanto crudele, i sogni della provincia spezzati da un mondo che non guarda in faccia a nessuno. Parigi che è il mondo, che è un luogo qualsiasi, in cui il denaro sovrasta ogni cosa, ogni sentimento.
Lucien forse tornerà alla poesia. Non lo sapremo. Non si ricrea una verginità, non si torna pieni di buone speranze, non ci sono più quel pathos e quell’ebbrezza che hanno fatto muovere una vita. C’è stanchezza, disincanto per gli essere umani. Si è stritolati, immensamente soli.
La nobildonna che lo aveva portato a Parigi dirà più volte di essere pentita per averlo fatto. Anche lei rimpiange quella purezza, quelle poesie d’amore scritte in segreto per lei.
I sensibili vengono stritolati, i poeti muoiono in povertà, e non solo nella Parigi descritta. Balzac vedeva all’orizzonte il futuro di un’umanità che ha perduto la ricerca, sommessa, discreta, intimista, della bellezza. Perdendo questa ricerca è facile camminare in un paesaggio lunare, in cui i sensibili, o gli onesti intellettualmente, o gli anticonformisti, o gli eterni perdenti, si sentono spaesati, sconfitti. A loro può salvare riaprire un vecchio testo, leggere qualche pagina di un grande scrittore, per sentirsi un po’ a casa.

Commenti

Post popolari in questo blog

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

Michela, l’amore che bruciava in silenzio: una storia clandestina nata in ospedale 🏥

(Introduzione a Daniela Barone). Il ricordo di un primo amore è spesso custodito in un cassetto a doppia mandata, dove la nostalgia si mescola alla consapevolezza della maturità. La storia di Orlando e Michela non è solo il racconto di una passione nata tra le corsie di un ospedale alla fine degli anni '90, ma una riflessione profonda sul peso del tempo, sulle convenzioni sociali e sulla differenza tra l'amore clandestino e la libertà di tenersi per mano. Un viaggio emotivo che esplora il confine sottile tra l'incanto di un sogno giovanile e la realtà dell'età adulta. (Daniela Barone). L'inizio tra le corsie Era la metà di dicembre del 1999 quando io, Orlando, allora appena ventunenne, ero stato assunto come infermiere all’ospedale di C. Avevo conseguito brillantemente il diploma e non vedevo l’ora di iniziare a lavorare. I turni erano pesanti, specialmente quelli di notte ma dopotutto mi restava abbastanza tempo per il riposo e lo svago. Non uscivo con nessuna raga...

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...