Passa ai contenuti principali

Cantilena del Cosmo Pio

di Bianca Mannu 

1
In poche case con fiori nei cortili
un pugno d’abitanti dai gesti gentili
stanno stretti in silenzio robusto
praticato e offerto in olocausto
all’alterna voracità dei tagliaerba. 
Se oggi canta il tuo – il mio starà in riserva
domani il mio canterà il canto della cerva:
brani classici.

2
Le “domus” lievitando sui bassi atavici
o dal suolo issandosi come cespi strabici
flirtano coi cirri dagli occhi dell’altana
e all’ospite stupito fanno moine con le verande
dove insuperbita ristagna l’aria rusticana.

3
Ciascuna casa ha la sua castellana
che spazza e sciorina le lenzuola: 
un poco oscilla tra l’essere La Fata
e ben figurare nel ruolo di Befana. 
Stessa lei che cura le rose dell’aiola
e per profitto - mai per minimo diletto - 
il retro del cortile coltiva da ortolana.

4
I triangoli di prato sul suolo di prospetto -
li rade lei al noto modo inglese
suonando civilmente a turni e intese
la musica del tagliaerba tecnoevo.
Perché così va il trend nel nostro bel paese.
Andrà così finché il seccume del primevo
– Dio guardi! - non torni ad avanzar pretese
sull’uliveto, sulla vigna ed il maggese …

5
Andrà così finché la Fata o la Befana
deciderà di piantare tutto in asso -
di uscire nauseata dal budino
mollare l’orto il prato ed il bucato
piantare il perbenismo crasso
e l’imposto uggioso femminino
scagliare con impeto nel fosso!

6
Prevale invece il vezzo dell’abusata usanza
indotta dalla fisima di ubbidire alla natura
dove si giura che regni sacra la costanza.
 Pur menomato d’ampiezza e di virtù – il prato
 sta lì come ci fosse sempre stato
 e non ricorda il ruolo antico di pastura
 aspira a definirsi emblema di onoranza.

7
Malignino pure i lividi vicini
stupiscano gli alieni ficcanaso
 e sulla sua pelle ogni cane invidioso
si gratti la molestia di certi brufolini –
benigno rimasuglio trasformato
d’obliate zuffe per abigeato.

8
Non si sa più tra queste case
se nell’antico s’accendessero contese
tra i comiti del Re con spada e cappa –
e i contadini digiuni con la zappa.
Ai primi: titoli d’acque terre con armenti -
anche di braghe gl’infimi mancanti
vincolati a pigliar mai mercede
e loro stirpi mai poter mutar di sede.

9
Ma i miti abitanti di questo paese
ancora tengono nove candele accese
a Santu Jacu - mediatore presso Dio
della storica miracolosa clonazione
dei bruti agresti a umana condizione.

10
Verdeggia intanto l’autunno solatio sulla collina
la pioggia irride l’aridità che altrove uccide.
 E ride d’acqua e sole la lucida berlina
dietro il cancello a spirali stile liberty -
ride dall’ultima volta che inghiottì
un pieno favoloso di benzina
nel bel mezzo della guerra in Ukraina.

11
Qualcosa d’altro e di natura nuova
all’occhio altrui porge e nasconde:
cosa trabocchi e qual ritorno d’onda viaggi
tra il nido di coppo e la leggera alcova?
Che pietra s’abbatta sui petrosi staggi?
Spire a tranci opprimono tetti e logge?
O sono anticipi di originali fogge?
Dentoni a schiera: gale per gronde?
Segnali uscenti a piccole e medie onde
dall’interno di certe grandi uova
di fasciame murario e ferree sponde.   
Ogni uovo vale una teca in prova
che - in maschera - arcani privilegi cova?

12
Il curioso – da fuori – tenta intravedere -
ma estrapola il niente o raffigura il dentro
per analogia con quanto crede di sapere.
Il serio cerca e trova - pare portento
e insieme scoperta d’inattesa bizzarria.
E scaglie trova! - di luci nette e toni décapés
sfuggiti e miscelati da intagli a “gelosia”
degli ampi schermi di metallo brûlé:
sarà l’ultima trovata di chi ha lanciato
il probabile trendy in “stile intimité”?

13
Allo zenit il sole inonda campi e strade:
nulla si muove e al vento manca il fiato.
Una coppia di tortore soltanto
lancia di cuore il suo amoroso canto
- Shi Shin Pin! – esclama lei
- Dimmi di sì! – risponde lui
- Sì ti dissi - ancora lei
E il dramma batte ancora sul tre
in-de-fi-ni-ta-men-te!

14
Similmente i notiziari TV
ripetono con enfasi meccanica
i luoghi comuni e le vecchie novità
per i marziani distratti di quaggiù
assenti per affari o per lavoro
oppure occupati a compulsare
le lunatiche classifiche del calcio
in un momento di casuale intralcio
ai tassativi ritmi della produzione.

15
Ma verso l’ora del meriggiare aromatico
dei cibi posti a sfrigolare con l’erbatico -
quasi risposta a irrefrenabile richiamo -
si volge al desco ogni esausto Adamo.
E ancora ostaggio della gualcita tuta
o della divisa d’ufficio che non muta
- un felide smunto ed affamato –
aggredisce furioso quanto sta nel piatto:
ingollando un boccone dopo l’altro
respira grosso e mai gli sembra tanto.

16
Entrato in fase di masticamento
il suo occhio da grifagno
si fa molle si fa stagno
indi strabuzza - fiammella al vento -
alfine illanguidisce per incanto
indi sta chiuso nell’abbraccio santo.

17
Non   è l’abbraccio di Santu Jacu
non è l’abbraccio di Gesù
ma di un narcos molto antico
molto più vecchio di Belzebù.
Il suo nome suona Morfeo
e non è pezzo da museo
autentico nume – incorporeo illusionista -
che il bene umano mai perde di vista.
Nume che ottunde con coltri d’ovatta
i troppi bailamme della giornata - 
che attenua la vista – rallenta il cuore –
asciuga il pianto su lutti e terrore.

18
Nelle brume di Morfeo
sembra ieri e l’altro ieri
il tempo d’ogni oggi
E d’ogni stagione - questa pare
proprio la copia originale.

Commenti

Post popolari in questo blog

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

"Il raggio verde": la definizione di sé nel film di Rohmer

(Introduzione a Marina Zinzani). In una società che spesso ci impone ritmi frenetici, socialità forzata ed etichette immediate, cosa significa rimanere fedeli alla propria sensibilità? L’autrice ci guida nel cuore di uno dei capolavori più intimi di Éric Rohmer: Il raggio verde. Attraverso lo sguardo malinconico e incompreso della protagonista Delphine, il testo esplora il peso delle definizioni altrui e la ricerca ostinata di un luogo dell'anima.  (Marina Zinzani) Il cinema di Rohmer tra verbosità e autenticità Il film “Il raggio verde” (disponibile su RaiPlay, Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia nel 1986) riporta immediatamente ai temi del suo regista, Eric Rohmer: il mondo dei giovani, i loro problemi e le contraddizioni. Con il passare degli anni, la realtà vista dagli occhi di Rohmer può sembrare rappresentata in modo troppo verboso, o con storie semplici e senza temi forti, rispetto ai film di oggi.  La solitudine nella Parigi estiva “Il raggio vede” è forse il...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

A casa di Giacomo Balla, dove l'energia diventa intimità

(Introduzione ad a.p.) Attraversare la soglia della dimora romana di Giacomo Balla non è soltanto una visita a un luogo simbolo della storia dell'arte del Novecento: è un’esperienza intima, un corpo a corpo tra lo sguardo del visitatore e l'anima discreta delle cose.  È suggestiva la scoperta di un’arte totale che non grida, ma vive nel dettaglio quotidiano. La casa dell'artista si trasforma da spazio museale a luogo di risonanza interiore.  (a.p.) Un appuntamento che si teme un poco Ci sono voluto arrivare da solo, senza dirlo a nessuno, come si va a un appuntamento che si teme un poco. Via Oslavia, Roma: una porta qualunque, tra le tante di un quartiere borghese, dietro cui per quasi sessant'anni ha vissuto e lavorato Giacomo Balla.  Salendo le scale, mi sono chiesto cosa cercassi davvero. Forse solo di stare, per un'ora, dentro lo sguardo di un uomo che aveva creduto che il mondo intero potesse essere ridisegnato dalla velocità. Le linee di forza, oltre la tela L...

Trieste, città del vento: sulle tracce di Joyce e dei suoi poeti

(Introduzione a Daniela Barone). Crocevia di culture e rifugio di grandi pensatori, Trieste non è un semplice luogo geografico, ma un vero e proprio stato d'animo. In questo diario di viaggio, la "scontrosa grazia" cantata da Umberto Saba si fonde con la memoria di James Joyce, che qui visse, amò e scrisse, trovando una seconda patria. Un itinerario evocativo tra le vie del centro, l'orizzonte plumbeo del mare e il colle di San Giusto, alla scoperta di una città sospesa tra nostalgia, mistero e poesia. (Daniela Barone). Il fascino mitteleuropeo e l'incontro letterario Una decina di anni fa, dopo un breve viaggio d’istruzione con la mia quinta a Trieste, volli ritornare in questa città che tanto mi aveva colpito. Non è facile raggiungerla, defilata com’è all'estremità orientale d' Italia. Come spesso sento dire: "a Trieste ci si deve proprio voler andare" ma ne valeva la pena.  Diversa da tutte le altre in Italia per la sua natura mitteleuropea, è...