Passa ai contenuti principali

Il tempo e le passioni

di Marina Zinzani


Ci sono delle volte in cui il tempo non passa mai. Il tempo non è un’identità definita, è qualcosa che si dilata, che si restringe, o che rimane immobile per sempre. D’altro canto il tempo si esprime anche con i capelli bianchi, con l’accenno sul viso di un’ombra diversa, nonostante il continuo cercare di mantenere giovane il corpo.
Si cerca di fermarlo, il tempo. Invece questo scivola via, quasi beffardo. A volte rimane attraverso ricordi indelebili, e pure qui è beffardo. È anche benevolo, concedendo di rivivere degli sprazzi di momenti felici fissati nella memoria. 
Entità, dio, dono che viene dato alla nascita, giocoso e malinconico, leggero e pesante come pietra, il tempo è una strada su cui si cammina tutta la vita, è una strada che si fa in compagnia, in solitudine, cercando qualcuno lungo la strada che faccia apparire il viaggio meno cupo e pauroso, è qualcosa da spendere bene. 
Lo sanno in molti questo fatto, lo si ricorda durante eventi tragici, in cui si avverte qualcuno dall’alto che in modo imprevedibile ha tagliato il filo che legava una persona alla vita, filo che legava anche più persone, che sembrano sbalzate in aria, come se fossero su un ottovolante. 
In quel momento il tempo diventa protagonista, in quel giorno si comprende che si potrebbe migliorare i propri giorni, fare pace con chi siamo entrati in conflitto, inventarsi delle passioni che possano diventare come colori accesi, nel quadro grigio delle nostre giornate. 
Le parole di Quasimodo “Trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera” suonano tragiche e terribilmente vere. C’è il tempo dell’amore, della compagnia, delle opportunità, della vivacità. Un soffio e lo scenario cambia, e ci si trova con un tempo ridotto, ma soprattutto stanco, senza prospettive, senza desiderio. 
Il desiderio che dovrebbe accompagnare le giornate, desiderio di compagnia, di nutrimento intellettuale, la curiosità, il conoscere, il viaggiare, anche con la mente. Quel tempo, quella nostra strada, diventano così meno opprimenti, e in quel “Ed è subito sera” si può intravedere una sera meno drammatica, perché c’è una vita veramente vissuta, all’insegna dell’amore, dell’armonia, della giovinezza che non svanisce mai, quella interiore.

Commenti

Post popolari in questo blog

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

"Il raggio verde": la definizione di sé nel film di Rohmer

(Introduzione a Marina Zinzani). In una società che spesso ci impone ritmi frenetici, socialità forzata ed etichette immediate, cosa significa rimanere fedeli alla propria sensibilità? L’autrice ci guida nel cuore di uno dei capolavori più intimi di Éric Rohmer: Il raggio verde. Attraverso lo sguardo malinconico e incompreso della protagonista Delphine, il testo esplora il peso delle definizioni altrui e la ricerca ostinata di un luogo dell'anima.  (Marina Zinzani) Il cinema di Rohmer tra verbosità e autenticità Il film “Il raggio verde” (disponibile su RaiPlay, Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia nel 1986) riporta immediatamente ai temi del suo regista, Eric Rohmer: il mondo dei giovani, i loro problemi e le contraddizioni. Con il passare degli anni, la realtà vista dagli occhi di Rohmer può sembrare rappresentata in modo troppo verboso, o con storie semplici e senza temi forti, rispetto ai film di oggi.  La solitudine nella Parigi estiva “Il raggio vede” è forse il...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

A casa di Giacomo Balla, dove l'energia diventa intimità

(Introduzione ad a.p.) Attraversare la soglia della dimora romana di Giacomo Balla non è soltanto una visita a un luogo simbolo della storia dell'arte del Novecento: è un’esperienza intima, un corpo a corpo tra lo sguardo del visitatore e l'anima discreta delle cose.  È suggestiva la scoperta di un’arte totale che non grida, ma vive nel dettaglio quotidiano. La casa dell'artista si trasforma da spazio museale a luogo di risonanza interiore.  (a.p.) Un appuntamento che si teme un poco Ci sono voluto arrivare da solo, senza dirlo a nessuno, come si va a un appuntamento che si teme un poco. Via Oslavia, Roma: una porta qualunque, tra le tante di un quartiere borghese, dietro cui per quasi sessant'anni ha vissuto e lavorato Giacomo Balla.  Salendo le scale, mi sono chiesto cosa cercassi davvero. Forse solo di stare, per un'ora, dentro lo sguardo di un uomo che aveva creduto che il mondo intero potesse essere ridisegnato dalla velocità. Le linee di forza, oltre la tela L...

Trieste, città del vento: sulle tracce di Joyce e dei suoi poeti

(Introduzione a Daniela Barone). Crocevia di culture e rifugio di grandi pensatori, Trieste non è un semplice luogo geografico, ma un vero e proprio stato d'animo. In questo diario di viaggio, la "scontrosa grazia" cantata da Umberto Saba si fonde con la memoria di James Joyce, che qui visse, amò e scrisse, trovando una seconda patria. Un itinerario evocativo tra le vie del centro, l'orizzonte plumbeo del mare e il colle di San Giusto, alla scoperta di una città sospesa tra nostalgia, mistero e poesia. (Daniela Barone). Il fascino mitteleuropeo e l'incontro letterario Una decina di anni fa, dopo un breve viaggio d’istruzione con la mia quinta a Trieste, volli ritornare in questa città che tanto mi aveva colpito. Non è facile raggiungerla, defilata com’è all'estremità orientale d' Italia. Come spesso sento dire: "a Trieste ci si deve proprio voler andare" ma ne valeva la pena.  Diversa da tutte le altre in Italia per la sua natura mitteleuropea, è...