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Paola

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti della metro”)

(Angelo Perrone) La metro non è l’unico luogo-simbolo delle città moderne. Certo particolare. In uno spazio piccolo e super affollatosi ritrova un’umanità eterogenea. Persone sconosciute con destinazioni diverse. Difficile scambiarsi sguardi, rivolgersi parole. Ogni persona, un mondo a sé. Pensieri, desideri, preoccupazioni.
C’è poi una maschera espressiva che nasconde l’intimità. Il viso è chino sullo smartphone, sedotto dalla magia dello schermo. Un ripiegamento fisico, oltre che mentale. Non siamo più abituati a guardarci intorno, non accade di incrociare gli sguardi. Ciascuno conserva la sua diversità, persino il mistero.
Marina Zinzani prova ad immaginare pensieri e sentimenti di qualcuno dei viaggiatori. Dietro ogni volto, può esserci una storia da conoscere, tutta da scoprire. E in cui ritrovare qualcosa di noi. Dopo le storie di Agnese, Sergio, Lucia, Enrico, Roberta, Vincenzo, Vittoria, Benedetta, Ettore, Francesca, Annalisa, Miriam, Piero, Lucrezia, Simona, Claudio, Elisa, Teresa, Roberto, Virginia, Giulio, Ermanno, Eugenio, Giulia, ecco quella di Paola

Le cose stanno andando meglio. Dovrei rincuorarmi per quello che ha detto Luca. Se l’ha detto lui, le cose saranno così. Un figlio non dovrebbe mentire alla madre.
C’è un posto a sedere, mi siedo. Questi giovani mi danno fastidio, parlano a voce alta, come se ci fossero solo loro nella metro. C’è poco rispetto, la gente dovrebbe moderare i toni in un luogo pubblico. Sono come quelli che parlano al cellulare a voce alta, e ci si deve sorbire la loro conversazione che dura anche parecchi minuti. No, non c’è più educazione.
Luca e Cristina hanno fatto un weekend sul lago, e al ritorno lui mi ha detto che le cose vanno meglio. È stato un buon consiglio quello che gli ho dato, passate un po’ di tempo da soli, teniamo noi i bambini, Cristina deve prendersi un po’ di tempo per sé, è sempre dietro a loro, ha un lavoro part-time ma le cose sono davvero tante da fare, e in pochi anni, da bella ragazza che era, è andata giù. È dimagrita, ha due occhiaie. Dorme poco, d’altronde con tre bambini, uno dietro l’altro, cosa vuoi pretendere...
Io l’avevo capito che sarebbero andati incontro a dei problemi. Al tempo d’oggi, tre figli. C’era da pensarci bene, anche se i figli arrivano quando non sono in programma. Avevo previsto tutto, le difficoltà economiche, Luca che avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche, facendo anche degli straordinari se possibile, sarebbe tornato a casa tardi la sera e avrebbe avuto poco tempo per le bambine e il maschio, tutto sarebbe stato sulle spalle di Cristina, che poi ne avrebbe pagato le conseguenze. E infatti. Un inizio di esaurimento nervoso si è presa mia nuora. Un bel risultato. 
Ma una colpa ce l’ha anche sua madre, che non le ha dato una mano. Va bene che le due non vanno d’accordo, che Cristina preferisce non vederla, ma una madre non dovrebbe stare in giro a prendere l’aperitivo con le amiche mentre sua figlia non ce la fa più, devi essere più presente, vai da lei e badi un po’ ai bambini, stiri qualche panno, Cristina ne ha delle montagne da stirare sempre, dai una mano come farebbe una brava madre. 
Noi saremo più modesti, ma mia madre mi ha sempre aiutato quando i figli erano piccoli. Lei è benestante, ha una buona pensione, ed è così poco presente nella vita dei nipoti. Le è scappata la battuta che i bambini la innervosiscono, che i tre nipoti sono delle pesti, lei non è una di quelle che si passa la pensione facendo la nonna, dedicandosi anima e corpo ai bambini, lei ha lavorato tutta la vita ed ora vuole fare delle cose per sé, viaggiare, anche trovarsi con le amiche, senza obblighi.
Ha fatto un bel discorso, la mia consuocera, proprio bello. Non le fa difetto la franchezza. Certo, ha le sue ragioni, anch’io mi vorrei godere la vita, essere padrona delle mie giornate, decidere di non fare nulla o solo quello che mi piace, ma non posso. Intanto sua figlia si è presa un esaurimento nervoso. Non proprio conclamato, ma un inizio, non dorme, non mangia, è smagrita, pallida, è nervosa, ogni tanto piange. Troppo impegno, troppe cose da fare, e i tre in effetti sono molto impegnativi. 
Urlano, corrono per casa, e non ascoltano la madre. Anch’io esco provata da casa loro, dopo ho solo voglia di silenzio e di stendermi nel mio divano. Alberto viene poco con me da loro, eppure è il nonno. Ma cosa vuoi, anche lui dice che non riesce a sopportarli per una giornata intera, ha i suoi ritmi, non può stare nella costante paura che succeda qualcosa, che uno beva la candeggina, che l’altro si butti dal balcone, che la piccola si metta in bocca la crema del viso della madre. 
Certo, lui è melodrammatico. Ama la storia, le tragedie greche, vede pericoli e situazioni surreali dappertutto, ma lo so che un po’ ha ragione, i pericoli ci sono, tre bambini devono essere seguiti, e se non c’è una baby sitter, che non c’è perché costa, bisogna arrangiarsi come si può e sperare in bene, fare il possibile. L’amore è così intrecciato al sacrificio, dice la mia amica Ilaria. Una madre si sacrifica, si sacrificano tutti per qualcun altro, solo che non dovrebbe pesare, perché c’è l’amore.
Quindi Luca è andato al lago con lei, per due giorni. Ho visto la situazione molto grave, Cristina aveva gli occhi rossi, non ci siamo, mi sono detta, questa donna sta andando troppo giù, ha bisogno di staccare, deve prendersi una pausa prima che le cose peggiorino, diventino irreparabili. E così mi sono portata i tre piccoli a casa. 
Certo, una situazione da stato d’assedio, Alberto che era nervoso da giorni, e in effetti è stato tutto un “no, non fare questo, stai attento, non litigate”, due giorni così e alla fine non ne poteva più, è stata una liberazione quando Luca è venuto a riprendere i figli.
Certo, la mia consuocera se ne è lavata le mani. Doveva andare in montagna con il suo compagno, l’uomo con cui sta da vent’anni. Non ha voluto rinunciare, era in programma da tempo. Bello. Neanche capisci che tua figlia non sta bene, che ha bisogno anche del tuo aiuto, almeno fallo per i tuoi nipoti. 
Ci sono storie di depressione che fanno venire i brividi, madri che impazziscono, lasciamo stare, fai qualcosa anche tu, è tua figlia. Invece lei rivendica il suo tempo, adesso che possono viaggiare è il suo momento, gli anni passano velocemente, mi ha detto, e il suo compagno vuole viaggiare, non stare dietro ai pannolini dei suoi nipoti. Brava, bel discorso. Adesso è il suo momento. Beata lei. Il mio momento non è ancora arrivato. Ci siamo. Bande nere.

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