Passa ai contenuti principali

Eugenio

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti della metro”)

(Angelo Perrone) La metro non è l’unico luogo-simbolo delle città moderne. Certo particolare. In uno spazio piccolo e super affollatosi ritrova un’umanità eterogenea. Persone sconosciute con destinazioni diverse. Difficile scambiarsi sguardi, rivolgersi parole. Ogni persona, un mondo a sé. Pensieri, desideri, preoccupazioni.
C’è poi una maschera espressiva che nasconde l’intimità. Il viso è chino sullo smartphone, sedotto dalla magia dello schermo. Un ripiegamento fisico, oltre che mentale. Non siamo più abituati a guardarci intorno, non accade di incrociare gli sguardi. Ciascuno conserva la sua diversità, persino il mistero.
Marina Zinzani prova ad immaginare pensieri e sentimenti di qualcuno dei viaggiatori. Dietro ogni volto, può esserci una storia da conoscere, tutta da scoprire. E in cui ritrovare qualcosa di noi. Dopo le storie di Agnese, Sergio, Lucia, Enrico, Roberta, Vincenzo, Vittoria, Benedetta, Ettore, Francesca, Annalisa, Miriam, Piero, Lucrezia, Simona, Claudio, Elisa, Teresa, Roberto, Virginia, Giulio, Ermanno, ecco quella di Eugenio

Umanità dolente e piena di speranze che furono tradite. Questo dovrebbe essere il tema della mia lezione. Credo che i miei studenti potrebbero scrivere buone cose su questo tema, gli argomenti non mancano. Sempre che riescano a raccogliere le tante varianti, le infinite potenzialità di questa frase. Ma vogliamo essere ottimisti, i giovani sanno anche stupirmi.
Umanità dolente. L’urlo di Munch. La guerra. Le rivoluzioni che hanno partorito mostri, quasi da far rimpiangere quello che c’era prima. L’eterna lotta fra il suddito e il potere, in cui il suddito soccombe, anche se a volte ha avuto un piccolo miglioramento. Ma spesso è fumo per gli occhi, piccole elargizioni gli vengono date per impedirne una più ampia rivolta. 
Con il suo poco acquisito il suddito pensa di avere fatto qualche passo avanti, è quasi felice nelle sue conquiste, concesse dal potere con metodo, con intelligenza. Il prigioniero che non sa di esserlo. Il poeta sa della prigionia, lo scrittore, l’uomo libero lo sanno, e non si fanno abbindolare e gridano l’ingiustizia appena possono, come possono. Quelli sì che sono eroi. L’uomo libero, le donne libere, chi ha il coraggio da fare un gesto che vada contro il potere, che smuova le coscienze. 
Parliamo delle coscienze, quelle dormono quasi sempre. Si tira a campare, a vivere. La mente è intorpidita da una cattiva televisione, da un’idea del cibo che sembra compensare tante mancanze, fino a diventare ossessione. Cibo per ricchi, chef stellati, ristoranti alla moda, va bene così, tutto serve a riempire i vuoti. 
E poi la mente è intorpidita dai fatti di cronaca, tutte queste donne uccise, chi è stato, chi è l’assassino, povere donne, un bollettino quotidiano, ma anche qui alcuni fatti diventano gialli, la tv se ne impossessa, Agatha Christie è superata, ora c’è la realtà. È stato l’amante? O il marito tradito? Lei voleva cambiare vita? Di certo erano donne in gabbia che non sono riuscite a fuggire. Chissà se oltre il giallo c’è questo pensiero, questa pietas verso donne che un giorno si sono innamorate di un uomo, che hanno creduto nell’amore. 
Ecatombe di donne e di fughe impossibili, il maschio ridotto a niente, non vuole essere lasciato, non vuole perdere il suo oggetto, perché se identificasse in quella donna un essere umano potrebbe arrivargli un altro pensiero, le persone hanno la libertà di scegliere, nella vita si può cambiare idea, una storia può finire.
La rivoluzione russa e l’arrivo di Stalin. La rivoluzione francese e l’avvento di Napoleone. Quello che cade e quello che si crea. Tangentopoli. La disillusione a poco a poco. I beni comuni sottratti, il denaro della collettività per arricchire pochi. I posti letto che non ci sono, i reparti affollati, i pronto soccorso che scoppiano. Roba da Terzo mondo. È tutto annebbiato, ma chi sta tre giorni al pronto soccorso perché non ci sono i letti ha una relazione non troppo lontana con chi quel denaro l’ha tenuto per sé sotto forma di tangenti, furto, distrazione.
Le speranze che furono tradite. Nell’umanità sono state tante, ogni pagina di storia ha una speranza tradita. Eppure pensiamo di essere arrivati ad un mondo discreto, con conquiste raggiunte a fatica. Possono vacillare tutte, basta un vento contrario, e può riempirsi il cielo di nubi, l’oscurantismo è sempre dietro l’angolo.
E nella vita di ognuno? Una speranza tradita è un amore che finisce, quello che ti cambia per sempre, quello che ti lascia privo di energie quando finisce, e ti fa diventare guardingo, sulla difensiva, quando dovrebbe iniziare una storia nuova. Certo ti lascia cambiato.
Le speranze tradite sono le amicizie non ricambiate, i moti d’anima che diventano segnali non raccolti, fino a farti sentire quasi ridicolo poi. Ilaria dice che non bisognerebbe mai dipendere dagli altri, che si è sempre deboli, in tensione, e le relazioni alla fine non funzionano, sia nell’amore che nell’amicizia. Nessuno colma i nostri vuoti, dice, in fondo siamo soli. Non mi è piaciuta troppo questa frase. Ma lei dice anche che se accogliamo le nostre debolezze, sappiamo della nostra solitudine, siamo meno vulnerabili agli altri, nessuno può farci facilmente del male. 
Credo che con Giovanna sia andata così. In un uomo quel senso di solitudine, di vuoto, si cerca di riempire con una donna, e se alla fine lei rivendica uno spazio per sé si entra nel panico. Quasi in un vortice di gelosia, si rivive un abbandono, il mondo sembra crollare. La madre, la separazione dei genitori, non ci vuole un terapista per capire da dove partono certe lacune affettive, lo so. 
È un bel tema per la mia lezione, l’umanità dolente e le speranze tradite. Ci siamo. Porta Romana.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Quel fiume colmo che straripa: il ritorno della Terza Pagina, cura dell’anima 📝

(Introduzione a Paolo Brondi). C’è stato un tempo in cui aprire il giornale significava imbattersi in un’oasi di silenzio e riflessione. Si chiamava Terza Pagina: il luogo dove i fatti di ieri diventavano le idee di domani. Oggi che la cultura è spesso confinata negli angoli o sommersa da un flusso incessante di stimoli, riscoprire quella 'voce' non è nostalgia, ma resistenza. È la riconquista di quel fiume che, quando è troppo colmo, rischia di travolgerci. Fermiamoci un istante, per ritrovare noi stessi tra le pieghe di un foglio e i versi senza tempo di Borges. (Paolo Brondi) ▪️ La rigenerazione del pensiero La rilettura della terza pagina, così come compariva sul Corriere della sera ormai in tempi lontani, potrebbe valere come una rinascita, una rigenerazione, una riconquista d'equilibrio. Lo scorrimento delle pagine che oggi relega la cultura quasi in ultimo, oltre l'addensarsi di un sapere plurisignificante, è per la coscienza del lettore come un fiume che troppo ...

Come una farfalla: il battito d'ali che sa di casa 🦋

(Introduzione a Valeria Giovannini). L'elaborazione del lutto e il legame indissolubile con chi non c'è più passano spesso attraverso piccoli segni della natura. In questo racconto, un pranzo in montagna si trasforma in un momento di spiritualità e tenerezza, dove una farfalla diventa il ponte tra il passato e il presente, tra la terra e il "mondo altro". (Valeria Giovannini). Una visita inaspettata nel giardino di casa Nel giardino di casa, in montagna, oggi è avvenuta una magia. Stavamo pranzando all'aperto, come sempre, quando una stupenda farfalla si è posata su un muro. «Mamma, papà, guardate che bella!». «Ah sì, è la nonna Anna». Mio figlio mi ha guardata perplesso, mio marito ha fatto segno per dire che sono matta. No, è che io ho sempre avuto la convinzione che la nonna mi avrebbe salutata così, dal mondo altro. Così, l'ho raccontato ai miei due uomini. Il ricordo dell'ultimo fremito Quando le si fermò il cuore, avevo la sua mano, scossa dagli ulti...

Il nostro mondo

di Marina Zinzani (“Dans le monde entier” – Françoise Hardy) Attorno al mondo  al nostro mondo mettiamo recinti per proteggere affetti

Val di Susa: la violenza organizzata e la risposta che manca

(Introduzione ad a.p.). La gravità degli eventi in Val di Susa impone un'analisi che vada oltre l'emotività del momento. L’entità dei danni, il profilo dei manifestanti e i limiti dell'attività di prevenzione, portano ad una lettura critica delle implicazioni di quanto accaduto. (a.p.) La gravità dei fatti e la pianificazione dell'attacco A distanza dagli eventi della Val di Susa, la cenere degli scontri lascia il posto a una necessaria riflessione a freddo sui fatti, sulle loro implicazioni e sulle risposte che le istituzioni sono chiamate a dare. Quanto accaduto non può essere archiviato come l'ennesima protesta di piazza finita male, ma richiede un'analisi lucida della mutazione che ha interessato certi fenomeni di dissenso. Il dato di realtà da cui partire è la gravità delle conseguenze materiali e umane: la distruzione sistematica della logistica del cantiere e il ferimento di 124 agenti delle forze dell'ordine rappresentano il bilancio di un'azione...