Passa ai contenuti principali

Chi siamo noi italiani

L’identità italiana è la misteriosa sintesi di tante mescolanze


(Angelo Perrone) Agli Stati generali sulla natalità, tenuti a Roma, è stato evocato dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il bisogno di tutelare “l’etnia italiana” in relazione al drammatico calo demografico. Le parole hanno suscitato un’immediata polemica, dopo la precedente gaffe sulla “sostituzione etnica” dovuta al fenomeno migratorio.
A chiarire le cose, non è servita il ricorso alla nozione di etnia riportata sulla Treccani. Niente di discriminatorio né di razzista, si parla solo del “raggruppamento linguistico e culturale” di appartenenza.
Se l’etnia è un’entità sociale oggettiva e se non c’è alcun criterio di discriminazione, come non concordare sull’assunto del ministro? La modernità, che rende fluide le cose attenuandone il senso, richiede punti fermi. 
L’idea di una tutela sarebbe persino appropriata, se non facesse sorgere domande sulla nozione di identità sociale e culturale. Si impongono precisazioni. Cos’è l’italianità? Chi siamo noi italiani?
Partendo dalla composizione della popolazione, è impossibile per esempio far di conto senza considerare che l’Italia oggi comprende almeno un milione di figli di famiglie migranti. Sono bambini, adolescenti e giovani, nati e/o cresciuti qui, che parlano italiano, magari impreziosito da accenti regionali, e hanno frequentato le nostre scuole. 
Questi figli di migranti fanno sport nel nostro paese, gareggiano e difendono nelle competizioni il tricolore ottenendo pure vittorie. Alcuni sono già entrati nella vita pubblica. Hanno giurato fedeltà alla Costituzione.
Dopo essere stati compagni di banco dei nostri figli, talora sono stati chiamati a insegnare ai nostri nipoti. Hanno creato un nuovo e nutrito filone di letteratura, sono scrittori italiani di seconda generazione. 
Alla domanda su chi “noi” siamo davvero, è impossibile non comprendere – come italiani, per quanto molti ancora ingiustamente privi della cittadinanza – pure tutti costoro. A condizione di considerare – come elemento distintivo - non tanto l’origine familiare e personale, ma la loro vita presente.
La necessità di identificare l’identità nazionale con la partecipazione responsabile alla vita comune, e non con l’eterogeneità delle origini, è ciò che rende ambigue le apprensioni del ministro Lollobrigida sul futuro dell’etnia italiana. 
Sullo sfondo si avverte un concetto di italianità identificato con una cultura completamente autoctona, indipendente dall’apporto di altri uomini o popoli, separata dal contesto umano mondiale. Un mondo chiuso al mondo.
A proposito, tornano utili i dati di una ricerca scientifica pubblicata sulla rivista Science nel 2019. Roma antica era una città di immigrati, paragonabile all’attuale New York. 
A dirlo, è il dna rilevato in 29 siti archeologici. La ricerca ha permesso di ricostruire ben 12.000 anni di migrazioni. La capitale era un crocevia di civiltà e popoli, con etnie persino anatoliche, iraniane e ucraine, rintracciate nel profilo genetico dei suoi primi abitanti. 
L’etnicità di un popolo esiste ma sta nel progetto che accomuna i suoi componenti, nella forza viva che ne sorregge il cammino. 
Nelle trame della storia, si scorge il divenire degli eventi, la formazione di altra realtà, che rappresenta, finalmente, la sintesi tra antico e presente, in forme miracolose, e talora sorprendenti. L’essenza di una nazione coincide con il suo patrimonio comune, composto da elementi differenti, che hanno trovato nel tempo un altro modo di essere. 
L’identità, personale o nazionale, non agisce come catena che limita la libertà di apprendere e impedisce di cambiare. Sarebbe una specie di maledizione. Piuttosto che idealizzare un passato incontaminato, mai esistito, sarebbe il caso di ereditare la nostra storia in modo giusto, esplorando il modo di dargli nuova significazione, attraverso la costruzione inedita della storia attuale.

Commenti

Post popolari in questo blog

Prima giornata di mare: ricordi, tra missionari americani, riti indù e vita familiare

(Introduzione a Daniela Barone). Un'improvvisa ondata di caldo a fine maggio ripopola il litorale genovese. Tra reti da pallavolo, sguardi indiscreti e venditori ambulanti, la battigia diventa il palcoscenico ideale dove la mente ripesca i frammenti, a volte comici e a volte amari, di una vita intera. (Daniela Barone). L'estate anticipata e l'invasione americana L’ondata di caldo degli ultimi giorni di maggio ha colto di sorpresa noi genovesi, mai contenti di niente, nemmeno del tempo. Dopo molte lamentele sulla pioggia persistente e i cambiamenti meteo repentini, ci ritroviamo però in tanti sulle spiagge ripulite dai volontari, come ogni inizio d’estate.   Io stessa, amante del mare fin da piccola, ho cominciato con piacere a prendere il sole e persino a bagnarmi nell’acqua fresca e trasparente. Stamattina la quiete della mia spiaggia, non presa ancora d’assalto da frotte di bagnanti, è stata interrotta dalle grida gioiose di un folto gruppo di ragazzi che in un batter d’o...

Le lettere ritrovate tra le pagine di Kafka, un disamore a tre voci

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.) Il trittico di lettere (un padre e due figli) che qui presentiamo si apre con il resoconto di un testimone silenzioso: un vicino di casa che, tra le pagine di un libro di Kafka, ritrova le tracce di un'intera vita familiare. Al termine, il nostro commento critico. (Daniela Barone). Il testimone della solitudine Sono il vicino di casa di Mirko da diversi anni. Lui si è trasferito in questo paesino montano da quando ha lasciato la sua compagna perché è il paese d’origine dei suoi genitori, dove ha sempre trascorso le vacanze estive. Mi hanno telefonato dall’ospedale di Saluzzo dov’era ricoverato per dirmi che è mancato stamattina. Non mi sembrava così malato, sinceramente. Spetta a me il compito di svuotare la stanza da tutte le sue cose, dato che i suoi tre figli vivono lontano. La sua camera contiene i suoi abiti e nient’altro, a parte un libro, Lettera al padre di Kafka. M’accorgo che fra le pagine ci sono tre lettere. Non resisto al...

Il baratro della solitudine: perché vedere “Le ravissement – Rapita”

(Introduzione a Marina Zinzani). “Le ravissement – Rapita”, disponibile sul RaiPlay, è un’opera cinematografica francese che scava nelle pieghe più profonde e dolorose dell'isolamento contemporaneo. Diretto dalla regista Iris Kaltenbäck, il lungometraggio trascina lo spettatore in un viaggio psicologico teso e malinconico, dove il disperato bisogno d'amore si trasforma in un'ossessione pericolosa. (Marina Zinzani). Una tragica messinscena nata dalla solitudine “Le ravissement – Rapita” è un film francese attualmente su Raiplay. Racconta la storia di un’ostetrica parigina, Lydia, che ha un’amica del cuore, Salomè. Dato che Lydia è sola al mondo, non ha più una famiglia, e il suo compagno l’ha lasciata, l’unico vero rapporto affettivo che le rimane è con Salomè. Due amiche del cuore, in una sorta di simbiosi, se non di dipendenza da parte di Lydia. Ma Salomè rimane incinta, sta costruendo una famiglia con il suo compagno, e questo cambia inevitabilmente il rapporto fra le due...

La luce che non vedi: come esplorare sé stessi

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni – Commento a.p.). Alcune sfumature dell'anima sfuggono al caos quotidiano, dettagli quasi impercettibili che richiedono un silenzio interiore per essere colti.  (Maria Cristina Capitoni). La magia dei pensieri nascosti Anche il sentore più invisibile  cambiando lo sguardo appare d’incanto ogni pensiero ha la sua luce che non sempre vedi basta entrare in punta di piedi. 💠💠💠 a.p. – Commento  Alla ricerca della luce interiore Trovare la luce nascosta nei recessi più intimi della nostra mente è possibile, anche se il cammino può risultare arduo. La consapevolezza di questa difficoltà è il primo passo. La vera bellezza non si svela a chi grida o pretende, ma a chi sa avvicinarsi con delicatezza, esplorando le stanze della propria mente con passi leggeri. Proprio la metafora del "passo felpato" ci guida: trasforma l’apparente magia in qualcosa di tangibile, capace di illuminare anche i pensieri rimasti troppo a lungo nell'ombra.

Verso la notte

Ascoltarsi e riconoscersi, in una fresca giornata d’autunno. Mentre si avvicina la notte di Cristina Podestà Gocce di pioggia, il vento sulla pelle e il mare. Giornata autunnale freschina, la giacca sulle spalle non basta. Il mare urla il suo disappunto. E io cerco te. Che poi sono io. Cerco quel che sono, cerco chi ero, perché non mi riconosco.