Passa ai contenuti principali

La reputazione tra parole e silenzio: la lezione del principe Andrea in "A Very Royal Scandal"

un uomo anziano ben vestito ritratto in una sala d'epoca in penombra
(Introduzione a Marina Zinzani). Esistono momenti in cui siamo posti davanti a un bivio cruciale per la nostra immagine pubblica e privata: affrontare una tempesta parlando per difenderci o chiuderci nel silenzio sperando che passi?
È il dilemma universale della reputazione, un nodo cieco che attraversa le decisioni di ognuno di noi e che la miniserie Sky A Very Royal Scandal fotografa in un caso di scuola macroscopico: il crollo mediatico dell'ex principe Andrea d'Inghilterra.

(Marina Zinzani).

Il bivio del Principe Andrea

Una miniserie di tre puntate, A Very Royal Scandal, attualmente su Sky, accende i riflettori su un evento del 2019, che riguarda la famiglia reale inglese. L’ex principe Andrea (ora non ha più titoli nobiliari) è accusato da Virginia Giuffre di essersi intrattenuto con lei quando era minorenne. 
La stampa non parla d’altro, la situazione è davvero imbarazzante. Anche perché inizia a girare la foto di loro due insieme, nella casa di Ghislaine Maxwell, fidanzata e complice di Jeffrey Epstein nei suoi traffici sessuali, anche di minori. 
Andrea è diviso fra le pressioni della corte per tacere, per non rilasciare dichiarazioni in merito, e fra l’affrontare la stampa, per dare la sua versione dei fatti.  Lui vuole riabilitare il suo nome. Alla fine deciderà per rilasciare un’intervista ad una giornalista della BBC.

Il disastro mediatico e i chiaroscuri della serie

L’intervista sarà un disastro. Perché lui non riesce a prendere veramente le distanze da Epstein, che frequenta anche dopo la prima condanna, e non mostra nessuna empatia per Virginia Giuffre, dichiarando comunque di non ricordarla affatto.
Per il tono, per qualcosa che è apparso fra l’arrogante, il lacunoso, l’opportunista, in una situazione poco convincente, l’opinione pubblica criticherà aspramente l’ex principe, dando il via alla sua parabola discendente.
La serie descrive in modo incisivo e raffinato i chiaroscuri di questa storia: la superficialità con cui Andrea frequentò a lungo Epstein, l’imbarazzo e il dolore delle sue figlie di fronte alle verità che stavano emergendo, ma anche il successo della giornalista che aveva condotto l’intervista, successo su cui lei comunque si interroga. In fondo, con il suo lavoro, ha inciso pesantemente sulla vita di una persona, di un padre.

Un'interpretazione intensa per un presagio funesto

Gli attori, Michael Sheen che interpreta Andrea e Ruth Wilson nei panni della giornalista Emily Maitlis, offrono un’interpretazione intensa, intimista; lo scenario scandito dalle ore, dai giorni attorno all’intervista, è quello di un presagio funesto, di una caduta che aleggia nell’aria. Caduta confermata, tanto più che lo scenario che legava Epstein ed Andrea appare oggi molto più inquietante che agli inizi.

Il dilemma: parlare o tacere?

La caduta degli dei, in questo caso di un membro della famiglia reale inglese, ha qualcosa però in cui ci si può riconoscere, che può coinvolgere persone comuni.
Si pensi ad una situazione in cui si hanno due strade: parlare ed affrontare, oppure tacere. È un dilemma che si può dovere affrontare fin dall’infanzia, e certamente nella scuola, nella vita adulta. 
Cosa provoca il parlare, il prendere di petto, l’essere decisi, senza pensare troppo alle conseguenze: occorre coraggio, ragionamento, essere dotati di una prospettiva che faccia prevedere gli sviluppi futuri. Come in una partita a scacchi. 
Se poi si è impulsivi o malamente impulsivi, si può andare a sbattere con facilità, questo è vero. Perché dall’altra parte possono esserci comportamenti imprevisti, persone che possono criticare, deridere, giudicare, isolare, fare pagare un prezzo. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

Caso Roggero, il miraggio della vendetta privata

(Introduzione ad a.p.). Il caso Roggero illustra un travisamento della legittima difesa, trasformata in vendetta privata.  Questo ha causato un “corto circuito” tra gli organi dello Stato, con pressioni del governo sul Quirinale per la grazia e critiche alla magistratura per una pena già minima. La politica, inseguendo atteggiamenti alla Vannacci, manipola il concetto di sicurezza, evidenziando la debolezza dello Stato nel garantire la certezza della pena e la legalità democratica. (a.p.). Vendetta travestita da legittima difesa Il caso Roggero, in cui il gioielliere di Grinzane Cavour ha inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, ferendone un terzo nel 2021, è un esempio lampante di travisamento della legittima difesa.  Tre gradi di giudizio, basati su prove video schiaccianti, hanno escluso la legittima difesa, che richiede una minaccia imminente e inevitabile.  Le azioni di Roggero si sono svolte quando il pericolo era cessato, trasformando lo sparo alle spalle dei fug...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?