Passa ai contenuti principali

Inganno per Gabriella?

La ricerca della felicità

di Marina Zinzani

Si può rivendicare la felicità, attraverso una scelta azzardata, anche in un’età matura? Un’età in cui i giochi sembrano fatti e si vive in solitudine, pur se si ha una famiglia, se ci sono dei figli, dei nipoti. Ma ognuno di loro ha la propria vita, e l’autunno si sente, le rughe e gli anni si sentono, il cuore è solo. Ecco allora che può arrivare una scelta che spiazza tutti.
Questa rivendicazione della propria felicità è il tema della serie Netflix “Inganno”, che ha per protagonista Gabriella, una donna di 60 anni, divorziata e molto ricca, possiede un albergo sulla costiera amalfitana. 
La sua vita cambia improvvisamente quando conosce Elia, un uomo di trent’anni più giovane, che le fa perdere la testa, la fa risentire viva, provocandole un turbinio di sensi, in una situazione mai provata prima. Anche perché lui è misterioso, non si sa bene chi è, da dove viene, cosa lo ha portato lì, e soprattutto se il loro incontro è stato casuale o era stato premeditato da lui, per avere vantaggi prevedibili: il suo denaro.
I tre figli di Gabriella non credono alla buona fede di Elia, che si è insinuato nella vita della madre. Soprattutto il figlio maggiore non si fida di questo idillio sbocciato improvvisamente e comincia ad indagare su di lui.
È tutto contro questo amore, e Gabriella appare come la classica donna di mezza età che si fa sedurre dall’aitante giovane, interessato solo ai suoi soldi. Quanti casi di cronaca si sono letti su storie simili, quanto è brutta la caduta dopo aver creduto di essere state amate. Ma questa è un’altra storia, è una storia sullo schermo, con tinte noir che tengono incollate alla poltrona per tutti i sei episodi. Chi è veramente Elia, cosa lo ha portato da Gabriella? È un uomo pericoloso, o semplicemente un approfittatore?
La realtà è che alla fine vince lei, Gabriella, portata in scena da Monica Guerritore, meravigliosa e seducente pur con i segni dell’età, che illumina tutta la serie con la sua recitazione intensa, sofferta, realistica. Gabriella vince perché è riuscita a guardarsi dentro, a rompere dei muri, a far pace con i suoi traumi del passato, o perlomeno a portarli alla luce.
È in quell’età in cui si sente il tempo limitato, basta giocare a teatrini di finzione, basta accondiscendere tutti. Gabriella è una donna coraggiosa che rivendica un barlume di felicità per sé. Forse dietro c’è un inganno, o forse no. Forse l’amore vero, oltre ogni previsione, è scoppiato anche per Elia. Il cammino di questa donna, tormentato in un luogo che sembra il paradiso, sembra il cammino verso una consapevolezza, una nuova libertà, anche sessuale. 
La serie potrebbe scadere nel melò, e forse ha qualche pecca, ma l’intensità della Guerritore la fa diventare un viaggio dentro un’anima, che vuole ritrovare un senso alla sua vita. Pur rischiando, pur mettendosi in gioco. La sua voce fuori campo, alla fine, racchiude la sua scelta: “Anziché morire di delusione meglio un inganno che dia la vita”.  Il raggio di sole che lei cerca ha qualcosa di umano, di tenero, di struggente.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La rotta del mare: viaggio interiore oltre il passato

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni. Una potente allegoria sulla consapevolezza e sul libero arbitrio interiore. Come muoversi tra il rischio di rimanere imprigionati nella nostalgia e l'atto coraggioso di correggere lo sguardo? Un componimento che invita al silenzio e all'attesa attiva, ricordandoci che per tornare a navigare verso il futuro occorre smettere di guardare indietro. (Maria Cristina Capitoni) Abbagli e richiami improvvisi disturbano il flusso leggero un filo sottile conduce al sentiero  correggi lo sguardo  che guarda all’indietro  immagini e voci passate son solo riflessi e il fiato non basta per tutti  conviene aspettare  finché non riaffiora la rotta del mare.