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La coscienza del NO: quando la storia ha gli occhi aperti 👀

Magistrati in toga davanti alla Cassazione con la Costituzione alzata
(Introduzione ad a.p.). Ci sono momenti in cui il silenzio diventa complice e la partecipazione si fa dovere. Quando i pilastri dello Stato di diritto iniziano a tremare sotto i colpi di riforme che sembrano ignorare i reali mali della giustizia per colpirne l'autonomia, la società civile si risveglia. In questo solco si inserisce la "Coscienza del NO": come vigilanza attiva, ispirata dalla saggezza popolare cantata da Francesco De Gregori. 

(a.p.) ▪️

“E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare, 
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare” (Francesco De Gregori).

Una bandiera comune per la custodia dei principi

C’è una saggezza profonda che si risveglia nel Paese quando si avverte che il perimetro della libertà collettiva è in discussione. Questi occhi sono quelli dei magistrati, degli avvocati, dei docenti e dei cittadini che oggi non distolgono lo sguardo e si ritrovano sotto una bandiera comune: quella della custodia dei principi fondamentali. Toghe e cittadini che hanno scelto di alzare al cielo l'unica bussola possibile.

Riforme che parlano al potere, non ai cittadini

Si tratta di un’opposizione ferma a interventi che non curano il malato, ma ne indeboliscono le difese. Non semplice rifiuto del cambiamento. La separazione delle carriere e la divisione del CSM, infatti, non risolvono né affrontano alcuno dei problemi enormi che angustiano quotidianamente il cittadino: non accorciano i tempi dei processi, non semplificano la burocrazia giudiziaria, non svuotano le carceri fatiscenti. È una riforma che parla al potere, non ai bisogni delle persone.

Il rischio di una giustizia assoggettata alla politica

Questa resistenza etica nasce da una consapevolezza tecnica precisa: creare un organismo distinto per i soli Pubblici Ministeri significa spezzare la cultura della giurisdizione. Il rischio reale è quello di assoggettare i PM alla volontà politica di turno, trasformandoli da servitori della legge in strumenti del governo. Difendere l'unicità della magistratura significa difendere l’unico valore che conta: il rispetto di una legge uguale per tutti, dove chi accusa risponde agli stessi principi di indipendenza di chi giudica.

Un atto di difesa costituzionale contro l'arbitrio

Dire NO, in questo contesto, è un atto puramente costituzionale. Significa rifiutare il compromesso sui pesi e i contrappesi che reggono lo Stato di diritto e proteggere le fondamenta prima che vengano erose. Quando il mondo della cultura e del diritto si schiera per la salvaguardia dell'autonomia giudiziaria, lo fa perché sa che senza un magistrato libero dall'influenza esecutiva, ogni individuo resta solo e inerme davanti all'arbitrio.

La saggezza del popolo e la tutela della Carta

Avere fiducia nel popolo, come suggerisce De Gregori, significa credere che la gente sappia distinguere tra uno slogan e una deriva istituzionale. Questa volontà di tutela è la forma più alta di affermazione della nostra Carta: il rifiuto di lasciar cadere quel "pezzo di carta" che resta l'unica casa comune in cui il diritto è più forte della forza.

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