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L’oro di Gustav Klimt

di Marina Zinzani
(Con un intervento di Angelo Perrone)

Lo scempio di corpi e di menti, rumori che disturbano, confondono. Parole vuote. La quotidianità come altalena. La difficoltà di trovare la strada. Manca l’aria. Gustav Klimt ha dipinto un quadro. C’è dell’oro. Non è l’unico con l’oro. Ma quello del ritratto di Adele Bloch-Bauer appare una sinfonia, oro che impreziosisce il volto e il corpo di una donna, abito e geometria, oro che si espande e diventa forma, armonia pura…
Lo splendore di questa donna è stato fermato, racchiuso in una luce che richiama un oro perduto. Vienna e Klimt: un’epoca che stava svanendo, sensazione degli ultimi, fugaci, splendori. Ammirazione per un’immagine e nostalgia misteriosa. Di un’età dell’oro, forse esistita, da qualche parte.

(ap) È il dominio dell’oro che contraddistingue le tele più famose di Gustav Klimt: Giuditta, Ritratto di Adele Bloch-Bauer, Il Bacio. A Ravenna, il pittore viennese conobbe lo sfarzo dei mosaici bizantini, vi ritrovò l’eco lontano dei lavori del padre e del fratello in oreficeria, e ne rimase folgorato. In quel caleidoscopio di colori, il pennello di Klimt seppe colmare le figure femminili di armonioso erotismo trasfigurandone la realtà dei corpi.
Nei fondi in oro della pittura di ogni tempo, si manifestano la preziosità e la lucentezza del materiale. Solo lo spessore di un velo, in modo da formare una superficie di ricca e astratta purezza, il cui effetto si amplifica nella rifrazione della luce. L’unico colore che gli alchimisti non hanno potuto creare con i loro alambicchi è quello che più cercavano. Immune al passare del tempo, l’oro non perde il suo splendore. Perciò è degno di incorniciare figure sacre, prima ancora dei cieli, della natura, dei drappeggi, delle architetture di tutti i tipi. Strofinato a lungo, rivela una levigatezza brillante che conferisce alla materia una consistenza eterea e mistica. Il colore dell’oro satura lo spazio senza sfumature, la luminosità e intensità ne esalta il potere espressivo e simbolico. Nella interazione tra gli opposti, l’oro è ricerca della luce, metafora ultima della rappresentazione del mondo come emanazione di Dio, che è appunto luce splendente, valore mistico e spirituale oltre che estetico.

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