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Robin Williams, il clown triste che faceva ridere: un viaggio tra cinema, vita e memoria 🤡

Un salotto in penombra con la tv accesa che trasmette il film What dreams may come.
(Introduzione a Daniela Barone). Alcuni attori sono capaci di entrare nelle nostre case in punta di piedi, per poi diventare parte integrante dei nostri ricordi più intimi. Robin Williams è stato esattamente questo: un "fiume in piena" in grado di far ridere e piangere nello spazio di un solo secondo.
Attraverso il racconto appassionato di una madre e insegnante, questo articolo ripercorre la straordinaria carriera del leggendario attore.
Dai pomeriggi domenicali passati con i figli a guardare le videocassette di Mrs. Doubtfire, fino alle lezioni di vita del Professor Keating, riscopriamo la straordinaria sensibilità di un uomo che ha regalato al mondo infinito stupore, nascondendo dietro la maschera del buonumore una profonda e toccante malinconia.

(Daniela Barone).

Un'ancora di salvezza in una domenica di pioggia

Per sopravvivere alla noia mortale di una domenica piovosa, avevo acceso la TV per cercare qualche film interessante su Netflix. Mi ero imbattuta in Good Morning, Vietnam con Robin Williams, interprete che ho sempre adorato per la sua grande capacità di fare ridere e piangere in pochi secondi, “un fiume in piena”, com’era stato definito.
Che emozione riascoltare il saluto entusiasta di Cronauer, cronista radiofonico anticonvenzionale! Lui aboliva i comunicati ufficiali e mandava in onda solo musica rock tra battute sarcastiche e scherzi irriverenti. 
Fin dalla mia giovinezza ho ammirato Robin Williams; la serie televisiva Mork e Mindy, in cui un alieno umanoide era giunto sulla terra dal pianeta Ork, mi divertiva per le sue trovate un po’ surreali e le situazioni esilaranti ma mai avrei immaginato che sarebbe diventato un grandissimo attore.
Un uomo anziano con la coppola che sorride

I pomeriggi con i figli: il cinema come cura

Negli anni Novanta i miei bambini cominciarono a guardare con diletto alcune videocassette dei film di Robin, ad esempio Mrs Doubtfire. Mammo per sempre. Come ridevano ogni volta per le traversie di un padre divorziato che travestendosi da vecchia governante riusciva ad interagire con i suoi figli.
Forse si consolavano così della nostalgia del padre che non vedevano più quotidianamente per la nostra separazione. E che dire di Jumanji, film fiabesco in cui un dodicenne restava intrappolato in un magico gioco da tavola? 

Salire sui banchi: il mio capitano

In quanto a me, fui colpita dal film L’attimo fuggente dove il Professor Keating si era scagliato contro il conformismo, “il pensiero unico” come si dice adesso. Da insegnante, condivisi le sue teorie, il Carpe Diem, un invito a vivere la vita come poesia, strumento per darle un senso.
Come quel docente illuminato, cercai di non limitarmi ad impartire nozioni ai miei alunni ma volli ispirarli attraverso la lettura angloamericana a trovare la propria strada e a rendere straordinaria la loro esistenza.
Indimenticabile la scena in cui, dopo il licenziamento dell’insegnante per aver istigato i ragazzi alla ribellione, molti di loro salirono sui banchi salutandolo così: «O Capitano! Mio Capitano!». Credo che il messaggio del film del 1989 venga recepito e apprezzato anche dalle nuove generazioni di studenti, pregno di significato vibrante e attualissimo.

Oltre il fantasy: la pittura e la mente

Nel 1998 fui incantata al cinema dal film Al di là dei sogni. Per me questo resta il lavoro più originale di Robin Williams per la fusione tra il pensiero orientale della reincarnazione e quello cristiano della salvezza dopo il suicidio. 
Grazie a un focus cromatico intensissimo, il film mostrava immagini variopinte quasi espressioniste per il Paradiso, cupe e tenebrose per l’Inferno. Molto avvincenti mi sembrarono i numerosi riferimenti alle opere d’arte, ad esempio quelle astratte con pennellate materiche alla Van Gogh. 
Forse un film un po’ difficile per il grande pubblico che probabilmente non si aspettava quel fantasy, drammatico per certi versi. 
La grande sensibilità di questo attore è tangibile anche nel film del 1990 Risvegli, la storia del neurologo Oliver Sacks che utilizzò un farmaco sperimentale per risvegliare dei malati dall’encefalite letargica. Chi di noi non desidererebbe un medico come quello da lui interpretato, vicino ai malati percepiti come persone e non come sindromi? 
Secondo me Robin si era calato perfettamente in quel ruolo perché dotato naturalmente di umanità ed empatia.
Otto anni dopo l’attore interpretò nel fim Patch Adams uno studente di Medicina reduce da diversi tentativi di suicidio che ribaltò l’idea tradizionale di medico come in Risvegli. Tramite travestimenti da clown e la terapia del buonumore diede vita al cosiddetto Ospedale della gioia dove i bambini oncologici vennero trattati gratuitamente con gioiosa umanità e spettacoli divertenti.
Il suo capolavoro resta comunque Will Hunting - Genio ribelle che nel 1998 gli valse un Oscar come miglior attore non protagonista. Il film raccontava di un giovane, inserviente al MIT, che era un genio autodidatta, capace di risolvere complesse equazioni più facilmente degli studenti migliori. 
Il film mostrò come anche una mente geniale dovesse confrontarsi con le ferite antiche e la responsabilità delle scelte future. È la celebrazione mirabile della possibilità di cambiare. 

L'ultima salita di un clown triste

Nel settembre 2013 Robin Williams rilasciò quella che sarebbe stata la sua ultima intervista al David Letterman Late Show della CBS. Mi capitò di seguirla in diretta e fui impressionata dalla sua bravura nel far ridere con battute e imitazioni esilaranti. 
Come mi piacevano la sua abilità di improvvisazione e la straordinaria espressività facciale capace di passare in un attimo da una comicità esuberante a una profonda malinconia. Del resto, non si dice che i comici siano in realtà vittime della tristezza a cui cercano di reagire con l’umorismo?
Toccato profondamente dalla morte dell’attore che si era suicidato nel 2014 a 63 anni, Letterman dichiarò che quando si sentiva giù rivedeva le interviste a Williams per riacquistare il buonumore. Aveva poi aggiunto mestamente che il mondo era sicuramente peggiore senza di lui. 
Anche il Presidente degli Stati Uniti Obama volle esprimere gratitudine per l’attore con queste parole: «Robin Williams è stato un aviatore, un dottore, un genio, una tata, un presidente, un professore, Peter Pan e molto altro ancora. È arrivato nelle nostre vite come un alieno, ma ha finito per toccare ogni elemento dello spirito umano. Ci ha fatto ridere. Ci ha fatto piangere». 
Proprio così. Dopo dodici anni dalla sua dipartita ci ricordiamo ancora di lui, del suo carisma e della duttilità espressiva forse impareggiabile.  
Caro Robin, mi manchi e ti amerò sempre per tutto quello che hai dato ai miei figli, tuttora tuoi fan appassionati. Grazie per averli fatto ridere, sognare, commuovere e perché no, crescere con fiducia e serenità. 
E mi piace allora ricordare la frase «Sorridi, ragazzo mio. È l'alba», pronunciata da te come Theodore Roosevelt nel tuo ultimo film Una notte al museo 3. Un addio commovente il tuo, pregno però di forza e speranza per tutti noi.

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