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L'altra faccia del kintsugi: quando le ferite non si riparano 🏺

un vaso danneggiato e riparato con oro, alla maniera del Kintsugi
(Introduzione a Marina Zinzani). La filosofia giapponese del kintsugi ci ha affascinati con la sua promessa di bellezza nata dalle macerie, diventando quasi una moda culturale. Ma cosa accade quando l'oro non basta o quando la grazia della ricostruzione non arriva?
Qui, una riflessione intima e controcorrente: l'arte di accettare i vasi che restano frantumati, trovando la pace nella comprensione dei nostri limiti e dei nostri fallimenti.

(Marina Zinzani).

La seduzione dell'oro: l'arte di rinascere dalle macerie

La parola kintsugi si incontra facilmente oggi, è quasi di moda. L’arte di riparare un oggetto rotto con l’oro, fino a renderlo emblema dell’imperfezione ma anche della bellezza delle cose vissute, fa parte del pensiero giapponese. 
È un concetto affascinante e potente, che trasforma ciò che è frantumato in qualcosa che assume nuova vita e una nuova forma di bellezza. È la storia di persone che vivono con una frammentazione, ma che sono riuscite a dare un significato alla sofferenza, al dolore, costruendo qualcosa.
A suo modo, il kintsugi riporta ad un concetto alchemico: il ricostruire dalle macerie, l’evoluzione di sé, il creare una nuova armonia. 

Quando il vaso resta in frantumi: la delusione e il limite

Si parla spesso di kintsugi e del ricomporre frammenti, di riparare le ferite con l’oro, eppure ci sono situazioni che rendono questa riparazione difficile. I rapporti si spezzano, a causa di parole, atteggiamenti, incomprensioni. 
L’avere investito su una persona ed esserne delusi provoca una frattura. Il vivere in un ambiente negativo cambia e non in meglio. Un evento improvviso può ridisegnare la vita. E niente sembra ricomporsi. I pezzi del vaso non si uniscono più.
Ecco allora che si deve accettare di convivere con una realtà diversa, in cui ciò che è rotto non si ripara. Fa parte del corso degli eventi, della complessità dei rapporti. La trasformazione, pensando al kintsugi, può non arrivare. 

L'elogio dell'accettazione: la compassione per i propri cocci

È una grande cosa, è una grazia quando l’oro arriva e ripara. Quando si trova un senso ad un evento negativo, quando questo aiuta a migliorarci. Ma quando la grazia non arriva si deve trovare la forza di convivere con ciò che è, con ciò che è stato, con il corso degli eventi. 
Accettare, accettando i nostri limiti e le nostre imperfezioni e, perché no, anche i fallimenti. È la vita. Ma quest’accettazione ha già qualcosa di buono per noi: si guarda ai nostri cocci e possiamo provare comprensione per ciò che siamo stati, per ciò che siamo ora, e per ciò che volevamo essere. 

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