(ap) Omran Daqneesh, 5 anni, siriano, tutto l’orrore in una foto, la
tragedia racchiusa in uno scatto. Seduto sul sedile di un’ambulanza, è stato estratto
vivo dalla macerie di un palazzo dopo un bombardamento ad Aleppo. Il viso
sporco di sangue, il corpo ricoperto di polvere. Le gambe bianche ciondoloni.
Soprattutto gli occhi vitrei, immobili, lo sguardo perso nel vuoto, e solo la
percezione di un riflesso, quello di un racconto impossibile, la guerra come
massacro, le azioni umane che provocano lo strazio infinito di vite innocenti, le
atrocità che non incontrano limiti. Oltre l’indifferenza e il silenzio di
troppi. Il miracolo di quel bimbo rimasto comunque illeso rammenta che solo
dalla vita può nascere la speranza. Persino il sedile fresco e pulito di un’ambulanza
rappresenta un rifugio rassicurante in un mondo che ha smarrito se stesso.
(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

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