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La piccola matita di Dio

di Valeria Giovannini
(Il coraggio del dolore in Madre Teresa di Calcutta)

(ap) Il rapporto tra fede e storia è il principale retaggio dell’esperienza umana di Madre Teresa di Calcutta, ora diventata santa a quasi 20 anni dalla morte. Lì, in quell’intreccio inevitabile tra gli ideali e la vita concreta di ciascuno, è raccolto il significato profondo dell’esperienza “miracolosa” di questa donna.
Tutto è riconducibile a quel nodo che ricorre nel mezzo del cammino di ogni uomo ed è testimonianza di quel vissuto. Lo sporcarsi le mani, il compromettersi con la vita dei più piccoli, l’assumere su di sé il peso del dolore e delle tragedie umane. L’affidarsi a gesti piccoli e a prima vista senza prospettive efficaci, ma invece pieni di una forza coraggiosa e misteriosa. Quella appunto, come ricorda V. Giovannini, del granello di senapa. Il più piccolo dei semi, ma capace di offrire alla natura grandi rami. Un riparo prezioso per tanti uccelli. Un motivo di speranza irrinunciabile, per noi che, di fronte agli inciampi quotidiani, siamo alla ricerca di consolazione e forza.

"Un memoriale, un antidoto contro la carità cristiana presbite, quella che vuole aiutare chi è nel bisogno restando a distanza, senza incontrarlo, senza un abbraccio, senza la mano nella mano dell'altro". Così, Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose, ha riassunto l’insegnamento di Madre Teresa di Calcutta, in occasione della sua canonizzazione del 4 settembre 2016.
La carità, lasciata in disparte a favore della verità. Quella verità declamata con toni trionfali da chi non ha mai un dubbio. Dai sepolcri imbiancati. E Madre Teresa, invece, ha visto molto da vicino la sofferenza, l'ha costantemente toccata, l'ha sanata. Con il sorriso. Lei stessa si è definita "una piccola matita di Dio". L'amore e la compassione sono gli ideali più alti del messaggio di Cristo. Troppo spesso dimenticati, nella loro essenza, dall'idolatria, dall'apparire e dal giudizio. La piccola suora albanese è stata l'incarnazione dell'amore incondizionato, affinché gli ultimi potessero vedere il riflesso di Dio nel suo volto.
E Madre Teresa è stata testimone dell'oscura notte della sua anima. E ha dato un senso - così trapela dalle sue parole - al buio, al gelo e alla solitudine interiore che l'hanno tormentata. Il senso dell'oscurità l'ha avvicinata ancora di più a Dio. Perché quell'oscurità è il grido di Gesù crocifisso. E la fede è "come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra" (Mc 4, 30-32).
Le presunte grandi verità e le facili risposte non offrono la possibilità di mettersi in gioco autenticamente, attraverso l'esperienza. Il granellino di senapa può crescere se nutrito dalla carità e dall'amore, sporcandosi le mani, scavando nelle ferite e nelle macerie. Madre Teresa lì ha trovato la sua verità e la sua fede. Sono molto efficaci le parole di Papa Francesco, ricordate da Enzo Bianchi: "Non c'è un santo che nel suo passato non abbia commesso peccati ed errori, e non c'è un peccatore che nel suo futuro non possa divenire santo". La fragilità di noi esseri umani, per fortuna.

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