Passa ai contenuti principali

Uno sguardo da Volterra, antichi saperi

Saperi ed energie, una dimensione più umana della città

(ap) Arte e storia. La città, in primo luogo celebre per l'estrazione e la lavorazione dell’alabastro, conserva intatto un notevole centro storico di origine etrusca, in cui sono presenti rovine romane, ed edifici medievali come la Cattedrale ed il Palazzo dei Priori sull'omonima piazza, il centro nevralgico dell'abitato.



Volterra e i suoi dintorni offrono un abbinamento inconfondibile tra storia artistica e natura, perché l’ambiente circostante costituisce una cornice morfologica e paesaggistica ancora perfettamente conservata, che esalta la bellezza e l’austerità del tempo antico, rintracciabile nelle espressioni architettoniche di maggiore rilievo.
La storia ha lasciato qui una traccia evidente, dal periodo etrusco sino all’800, visibile, all’esterno, nel disegno delle piccole strade, nell’imponenza delle costruzioni dei secoli passati, nel fascino dei monumenti più belli, oppure, all’interno, nei tanti musei cittadini, da quello etrusco alla Pinacoteca civica, al Museo d’Arte, all’Ecomuseo dell’alabastro.


Le vie del centro si snodano a ragnatela attorno a queste tracce storiche e rappresentano anche lo scenario del vivere attuale esaltando una qualità della vita rimasta a dimensione d’uomo e caratterizzata in larga parte dalla lavorazione dell’alabastro.
La vetta del colle su cui Volterra sorge è circondata da alte mura costruite nel IV secolo a.C. intorno all’acropoli, a protezione del centro urbano ma anche dei pascoli circostanti dai quali gli abitanti della cittadina traevano sostentamento nei secoli passati. Il viale dei Ponti, lungo le alte mura sulla sommità del colle, offre un panorama ineguagliabile sulla vallata circostante ed è luogo di romantiche passeggiate.


La sommità dell’abitato e l’intero paesaggio appaiono sempre mutevoli nell’evoluzione delle stagioni, avvolti da luci e da colori che cambiano nel mesi dell’anno. Essi sono come circondati, forse per la lontananza da altri centri abitati e la separatezza da trafficate vie di comunicazione, da un alone di mistero, quasi da un senso di tristezza e di malinconia.
Di pietra è fatta questa città, a volte antica e a volte moderna. Sono di pietra le strade, le torri, i monumenti, le mura che la circondano e la difendono. La pietra è la materia lavorata dagli artigiani del luogo, che proprio all’alabastro hanno dedicato e dedicano il loro tempo e le loro energie lavorative.


Una candida pietra, derivante da un processo secolare di sedimentazione del solfato di calcio nelle acque marine, che per la sua morbidezza, maggiore del marmo, si presta ad essere più facilmente lavorata, per ricavarne motivi ornamentali ricchi di dettagli oppure per ritrarre il volto umano nel maggior numero di particolari, secondo i canoni estetici dell’epoca classica.
L’evoluzione degli indirizzi estetici delle varie epoche storiche e molto spesso – come nei tempi attuali – le diverse congiunture economiche hanno spesso condizionato lo sviluppo di questa attività, rendendola talora florida e ricca e tal’altra decadente e minoritaria nell’economia locale. L’artigianato dell’alabastro, tuttavia, oggi affidato a pochi artigiani e pur florido nelle attività commerciali della cittadina, conserva e perpetua ancora oggi il rilievo di una forma particolare di lavoro, in cui il sapere artistico si collega alla competenza manuale.


Nella ricerca di nuovi saperi, adatti ad affrontare aspre difficoltà economiche, come quelle attuali,  e di un futuro più a misura d’uomo, l’artigianato dell’alabastro rivaluta e fa conoscere un modello di lavoro, ma anche un’esperienza di vita che può ancora raccontare all’uomo di oggi qualcosa di essenziale.
Questa attività mantiene viva la capacità preziosa dei maestri artigiani di un tempo, che curavano la manualità intelligente e sapiente, che praticavano la cultura del saper fare con arte, che si proponevano come missione la trasmissione, all’interno del loro laboratorio, di questo antico sapere, attraverso il continuo addestramento pratico e la ricerca di nuove strade artistiche. Un sapere fare abbinato al saper comunicare, senza alcun confine tra arte e uomo.

In una parola, questo artigianato artistico ricorda, in qualche modo, il modello della bottega rinascimentale, nella quale nacquero miracolose qualità artistiche, e poterono maturare e diffondersi competenze poi rimaste vive nei secoli.





(Alcune delle foto pubblicate sono state inviate alla Rivista da Franco Silvi, fotografo, fotoreporter a Pontedera, PI).


Commenti

  1. ...e se capitate a volterra vi consiglio di andare a mangiare allo Sgherro. :P

    RispondiElimina
  2. io mi sono trovato molto bene all'Osteria La Pace, prenotate perchè è piccolino.
    Gino da Roma

    RispondiElimina
  3. Son talmente tante le cose belle da vedere che anche un panino take away può andar bene ;-)

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Viaggio al termine della notte, gli ultimi fantasmi della giornata

Bianca Mannu -  Intemperante e vano gialleggiare di presunta primavera addosso a prode che s’accompagnano - umide  e senza cagione dimesse e gentili -  all’asfalto avverso della statale Piomboso asfalto che guizza convulso piombo che schiocca al succhio sbrigativo - ma pugnace - d’infocati pneumatici lanciati in vortici di danza rettilinea Piombo che si dipana.  Fuso piombo  lucido e selvaggio - sotto il mortale disappunto delle pupille spente e l’abissale tocco della notte che - pur inoltrandosi - non matura Dove sfoci e perché nessuno chiede né perché schizzi via obbediente - come serpe nastriforme di cadmio - agganciata a volubile puleggia che - non percepita - in un’altrove di senso caduco lesta trascina E - in alto - un cielo ammutolito smuore dentro una tenebra di vetro dentata d’intermittenze rosseggianti che l’ingordo orizzonte trangugia e restituisce in pallidi riflessi - del pallore dei moribondi lumi ...

Luci spente al Sud

Salvatore Quasimodo Cultura italiana del ‘900. Fa discutere, nella scelta delle figure più rappresentative, la mancanza di voci come Grazia Deledda, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia: una perdita per tutti di Mariagrazia Passamano * “Oh, il Sud è stanco di trascinare morti/ in riva alle paludi di malaria, /è stanco di  solitudine, stanco di catene”. Questi alcuni versi della struggente poesia “Lamento per il sud” di Salvatore Quasimodo, uno dei padri dell’ermetismo e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959. Eppure l’opera di Quasimodo, al pari di altri autori meridionali, non compare nell’olimpo della “letteratura vera” , nel pantheon delle figure di rilievo selezionate dal Ministero della Pubblica istruzione per i programmi scolastici (per i Licei).

In volo

Lasciamo al vento che si avvicina tutte le nostre paure, e voliamo via, insieme di Andrea Zinzani Quanto è difficile rimanere a un metro da tè, sono sopra la duna del mare e nella profondità dei tuoi occhi vedo l'immensità.  Ti vedo lì seduta, sulla grigia roccia, assorta nei tuoi pensieri, che come cerchi concentrici salpano dalla tua anima, prendono il largo, attraversano frettolosi le onde frastagliate dai suoni arcaici, rincorrono felici gli spazi celesti, scendono su giardini verdeggianti di fiori appena partoriti, eterei respirano la voglia di esistere.

Il futuro non è così breve

L’interruzione del dibattito sulle riforme istituzionali: non riusciamo a guardare oltre, mentre avremmo un grande bisogno di prospettive di lungo periodo di Paolo Brondi (Commento a La Costituzione italiana compie 70 anni , PL, 31/12/17) “Se i tuoi pensieri sono pensieri di un anno, pianta del grano; se sono di dieci anni, pianta un albero; se sono di cento anni, educa un popolo”, recita un antico detto cinese (Kuang-Tsen, III secolo a. C.). A sostanziare quell'antico messaggio è un sentimento e un valore perenne: la fiducia nel futuro!