Passa ai contenuti principali

Maestri

Le tante persone che ci hanno insegnato qualcosa nella vita

di Marina Zinzani

Si incontrano tanti maestri della vita. La maestra delle elementari è la seconda madre, comincia a nutrirci con le immagini e le parole, ago, filo, e quello che si crea è un tessuto che diventa il nostro primo abito, quello con cui cominciamo a guardare il mondo, con cui cerchiamo di capirlo.
Altri maestri arriveranno dopo, e ci condurranno verso stanze poco interessanti, a volte insopportabili, alcune, con il tempo, rivelatasi inutili.
Ma qualche maestro ha lasciato il segno, facendoci sentire la tematica di un poeta o di uno scrittore come cosa universale, senza tempo, che sembrava scritta anche per noi.
Ore di lezione che diventavano doni, il maestro aveva la chiave per aprire porte, per mostrarci bellezza e intensità attraverso le parole o le immagini, creando una piccola magia: come i bambini che entrano nella stanza dove c'è il dolce che la mamma ha preparato prima della festa, e ne assaggiano un po', in segreto.
Sono doni che poi ci sono stati utili, magari sono sedimentati nell'inconscio, facendoci diventare più attenti ad un tema, più riflessivi.
Con il tempo, ne abbiamo incontrato sempre meno di maestri. Li abbiamo cercati nei libri, nelle voci in una conferenza, nella segnalazione di qualcuno. Ricerca di un lume in mezzo al buio, ricerca di una voce autentica in mezzo a tanto commercio. Maestri durati il tempo di una lettura di un paio di libri, che delusione accorgersi delle parole usate come business. Maestri di ideologie, naufragate fra gli eventi della storia, lasciando solo scogli appuntiti e dei dispersi. Maestri che hanno predicato pace e povertà, non riuscendo però a colmare i nostri vuoti e le nostre domande.
Forse il maestro più importante è il tempo: i suoi insegnamenti possono arricchire, quello che insegna può aiutare a non sbagliare. Eventi, come le malattie, che possono aiutare a stabilire le priorità. Riscoprire le cose che fanno stare bene, soprattutto alla mente, quando si è avanti con gli anni, quando cadono le altrui aspettative, molte responsabilità e  doveri, anche le maschere.
Lungo il percorso sono entrate dentro di noi le parole di alcuni maestri, e non se ne sono mai andate. Sono state come fari: non ci hanno fatto perdere la rotta.

Commenti

Post popolari in questo blog

La minaccia che sconvolge la vita

Il coronavirus ha provocato anche reazioni irrazionali. Psicosi? Le società moderne, così interconnesse, sono impreparate di fronte ad eventi insidiosi. L'insicurezza rispetto a ciò che è sconosciuto e incontrollabile (ap *) Ci vuole tempo per rispondere a domande difficili. Quelle che affiorano con il passare dei giorni, appena riavuti dal primo spavento. Sulla normalità della vita, sullo stravolgimento del tran tran quotidiano, sul modo di lavorare, di divertirsi. Prima ancora sulla maniera di affrontare un problema collettivo, serio ed importante. E’ avvenuto in questi giorni. Sono i momenti, così attuali e drammatici, del virus che viene dalla Cina e ha un nome tanto strano, “corona”, che non sembrerebbe proprio quello di una malattia terribile.

🖋️ Felicità senza limiti: Hemingway e la nostalgia della Parigi anni '20

(Introduzione a Marina Zinzani). Può una sola frase racchiudere il peso delle relazioni umane e il desiderio di libertà? Attraverso le pagine di "Festa mobile", Marina Zinzani ci conduce tra i bistrot di una Parigi perduta, dove la creatività cercava spazio tra i limiti imposti dal mondo e dagli altri. (Marina Zinzani) ▪️ La Parigi di "Festa mobile" “Quando giungeva la primavera, anche la falsa primavera, non restava che da risolvere il problema del posto in cui sentirsi più felici. L’unica cosa che poteva rovinare una giornata era la gente e se riuscivi a evitare di prendere impegni, non c’era giorno che avesse limiti. Era sempre la gente a limitare la felicità, tolti i pochissimi buoni proprio come la primavera.” (Ernest Hemingway, “Festa mobile”). “Era sempre la gente a limitare la felicità.” È la Parigi degli anni Venti di cui Hemingway parla, quella che lui ricorda con struggente nostalgia. Si può immaginare un mondo a sé, affascinante e privilegiato, appuntame...

Referendum: la delega in bianco e il “salto nel buio” 🤸‍♂️

(Introduzione ad a.p.). C’è una differenza tra riformare un sistema e incidere sulle garanzie. Quando ci viene chiesto di cambiare la Costituzione senza spiegarci "come" verranno scritte le regole del gioco, non ci stanno chiedendo un voto consapevole, ma un atto di fede. Davanti a una politica che propone cambiali in bianco sul nostro futuro, la prudenza non è solo un dubbio: è un dovere democratico. (a.p.) ▪️ Il "voto al buio" L’aspetto più insidioso di questa riforma risiede nel suo essere deliberatamente incompiuta. Il nuovo articolo 102 della Costituzione si limita a dire che la magistratura sarà regolata da norme che disciplinano "distinte carriere". Ma la sostanza — come queste carriere saranno separate, e soprattutto dotate di “garanzie di indipendenza” rispetto ad altri poteri — scompare nelle pieghe dell'articolo 8 delle disposizioni transitorie. Qui si legge che la legge sull’ordinamento giudiziario, come quelle sul Csm e sulla giurisdizione...

La buona Giustizia. Persone, carta riciclata e dedizione: il volto umano che parla al presente 👨‍🎓 👩‍🏫 🧑‍✈️ 🙎‍♀️

(Introduzione ad a.p. con un post-scriptum). Esistono testi che il tempo non consuma, ma rivela. Questo racconto è stato scritto tempo fa. Parla di una sezione distaccata di Tribunale, di faldoni, di carta riciclata a mano e di silenzi operosi. Non leggetelo come un reperto archeologico. Oggi, mentre il dibattito pubblico si arena su tecnicismi referendari e grandi riforme sistemiche, questo "busto dell'antenato" esce dal sotterraneo per parlarci di ciò che stiamo perdendo: la prossimità. Riproporlo oggi non è un esercizio di memoria, ma un monito. È la prova che la "buona giustizia" non abita solo nei grandi palazzi, ma nel senso di appartenenza di chi considera l'ufficio "cosa propria". In un momento in cui tutto sembra diventare astratto, torniamo a dove la giustizia era, semplicemente, un fatto umano. 🔵🔵🔵 Lavorando in una sezione distaccata di Tribunale: la giustizia decentrata (a.p.). Pochi passi separano, ai due lati estremi del corridoio ...

La danza del pianoforte: quando il pensiero si fa melodia 🖋️ 🎹

(Introduzione a Giovanna Vannini). Un soliloquio interiore che corre tra i doveri del giorno e il desiderio di restare bambini. L’autrice ci conduce in quel momento sospeso in cui le dita del pianista sulla tastiera e quelle della scrittrice sul computer battono lo stesso tempo, trasformando il rumore del mondo in un respiro profondo. (Giovanna Vannini). Il passo del giorno Vado, parte anche oggi il giorno. Avrò pensiero da mettere in fila e programmi da portare avanti. Metto animo nel passo, porto lucidità dove manca. Ho ancora voglia di essere bambina senza i ma e i se che l'età mi porta. Sono quella che fin qui ho raccolto. Sarei quello che domani vorrei che fosse. Tra musica e lentezza Vado. Il tempo stringe e le cose incalzano. Ma la lentezza del non vivere è in agguato e allora qui rimetto insieme parole mentre ascolto la musica che va. Saranno parole per pochi. Saranno quello che io in fondo sono, con questo piano che snocciola note, con questa melodia che fuori ne esce, cos...