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Parole squillanti

Fischi e sibili, tuoni e trilli: i suoni di una casa. Echi lontani di vita

di Bianca Mannu

Non sono le parole squillanti
case piene di campanelli
o di arredi sonanti.
Certo vi troverai le arpe
al posto dei cancelli.
Campati a vela – svettano campanili
sul tetto di richiami dai cortili.
Camere per appelli – tante –
e stanze di grido – alte –
esposte alle fughe cardinali
delle finestre aperte.
Non mancano camere deserte
con timpani speciali
per archiviarci inopinati tuoni.
Gorgheggi sui balconi
e alzate di fischi tra le gronde.
Per essi tremano le onde
sensibili dell’aria nei dintorni
sfessurando ance di corni
e tubi lamentosi di clarini
dispersi in bagni e magazzini.
Sotto le scale o giù nella cantina-
confinati – gli urli della pancia.
Una manciata di sibili in cucina.
Ma nella veranda – come in una plancia –
trombe d’argento tubano nel vento.
Intanto scale di note – a tortiglioni –
orchestrano corse di trilli da soprano
per innalzarli al più nobile vano.
Solfeggi e vocalizzi sui bassi toni
indugiano sulle soglie dei portoni
o sgusciano veloci negli androni.
Come straniero venuto di lontano
spetezzando col tuo clacson
dal piano della strada
cercherai un garage – invano.
Esibendo con faccia tosta
la tua poca educazione
arriverai al diapason
della sopportazione
delle sillabe in sosta
d’attesa di gestione.
Poi partirai rombando
verso altra contrada.
Ma quando –
quando e sopra il tutto –
la notte si distenda fonda
per strati di silenzio –
allora è dello spazio – muto –
il tempo e l’onda …
Forse lì ogni senso sprofonda.

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