Passa ai contenuti principali

Enrico

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti della metro”)

(Angelo Perrone) La metro non è l’unico luogo-simbolo delle città moderne. Certo particolare. In uno spazio piccolo e super affollatosi ritrova un’umanità eterogenea. Persone sconosciute con destinazioni diverse. Difficile scambiarsi sguardi, rivolgersi parole. Ogni persona, un mondo a sé. Pensieri, desideri, preoccupazioni.
C’è poi una maschera espressiva che nasconde l’intimità. Il viso è chino sullo smartphone, sedotto dalla magia dello schermo. Un ripiegamento fisico, oltre che mentale. Non siamo più abituati a guardarci intorno, non accade di incrociare gli sguardi. Ciascuno conserva la sua diversità, persino il mistero.
Marina Zinzani prova ad immaginare pensieri e sentimenti di qualcuno dei viaggiatori. Dietro ogni volto, può esserci una storia da conoscere, tutta da scoprire. E in cui ritrovare qualcosa di noi. Dopo le storie di Agnese, Sergio, Lucia, ecco quella di Enrico

Ho sbagliato la metro, non so più dove ho la testa, questa non è la linea giusta. D’altronde, con quello che è successo, dovrei essere lucido?
Eppure, dovrei essere felice, almeno in parte. Diventerò di nuovo padre. A 55 anni. Nell’età in cui alcuni diventano nonni, io riscoprirò la gioia di avere un bambino, certamente sarà un tornare giovane, sarà una bella sferzata di energia. Un bambino non cercato, arrivato dopo due anni di relazione con Barbara, un imprevisto che mi ha portato una sensazione indescrivibile.
Lei mi ha ridato la linfa, mi ha fatto tornare la voglia di vivere, ero diventato spento, rassegnato ad una vita sempre uguale, stesse facce, stesse situazioni, una moglie con cui si parlava sempre meno, un rapporto diventato superficiale, un figlio adolescente che si rivolge a me solo per chiedere denaro o favori. E io? Io sarò giudicato un essere immondo, uno che si è messo con un’altra donna fregandosene della sua famiglia, sarò crocefisso da tutti, dai parenti, da mia moglie, soprattutto.
La situazione dell’amante incinta l’ho vista al cinema, nei film intriganti in cui questo è un evento scatenante, anche per un omicidio. Ho visto una storia, il marito non vuole lasciare la moglie e uccide l’amante. Oppure in un altro uccideva la moglie e restava con l’amante. Erano solo film, e invece in un film simile ci sono finito io.  Vedo già cosa accadrà.
Mia moglie comincerà ad urlare, a dire che dovrei vergognarmi, che l’ho sempre trascurata, che mi è stata accanto in silenzio tutti questi anni mentre io facevo il professore, preso da chissà cosa, corteggiato dalle ragazze, e lei faceva finta di niente. Dirà che ha sospettato qualche storia, ma non ha mai avuto le prove. Si immolerà a vittima e io il suo carnefice per tutti questi anni. Sarà una scena pietosa, in cui verrà coinvolto anche nostro figlio Alessandro. 
Ecco il punto. Nascerà questo figlio e io forse ne perderò un altro, perché starà dalla parte della madre, ne avrebbe tutti i diritti, non posso pretendere l’impossibile, non posso pretendere di essere capito. Passerò per quello che si crede un intellettuale che non disdegna la compagnia di giovani donne. Questo è tuo padre, dirà mia moglie. Guardalo, aspetta un figlio da una donna che ha quasi la tua età, e non si vergogna.
Lei mi punterà il dito contro, in una scena squallida come sono squallide le storie che finiscono.  E io abbasserò la testa, mentre mia moglie mi metterà fuori casa le valigie, mi indicherà la porta. Tutto il resto verrà dopo, con calma, dopo un incontro con un avvocato, meglio se una donna, una che sa come ridurre sul lastrico gli uomini.
Non mi aspetta una situazione felice, anche sul piano economico, mio figlio da mantenere, una casa su cui c’è ancora il mutuo, una nuova famiglia anche questa a cui provvedere. Se fosse capitata ad un amico, questa situazione, gli avrei detto “Pensaci bene, in fondo non stai poi tanto male a casa tua”. Un consiglio fraterno, con dei ragionamenti.
Il punto è che non tutto si spiega con i ragionamenti. Ho perso la testa per Barbara appena l’ho vista, all’università, e da allora il nostro rapporto si è evoluto, è stato un crescere assieme, un condividere emozioni che non credevo di provare. Queste cose non si possono spiegare, né far comprendere, se davanti hai gente che è superficiale, che considera la passione una cosa passeggera, l’amore una cosa non ben chiara. Gente che non pensa che un uomo ha bisogno di una situazione accogliente in cui vivere, non un luogo scandito solo da abitudini.
Affronterò mia moglie, per quello che mi è possibile fare, e qui non posso farci nulla. Anni fa avevo provato a coinvolgerla in alcune mie cose, ad esempio dei concerti di musica classica, ma l’ho vista distratta, sembrava mi accompagnasse solo per farmi un favore. Anche una mostra di quadri era per lei una cosa da guardare velocemente, non riusciva a soffermarsi su un particolare. Su quel particolare su cui Barbara si era soffermata, anche emozionata. Ecco la differenza.
Quella differenza che è impossibile da spiegare a mio figlio. Lui si sentirà abbandonato, mi disprezzerà, starà certamente dalla parte della madre, non resterà neutro. Vedo il futuro, e questa cosa mi spacca il cuore, è questo che accadrà. E lui, che è in un’età difficile, potrebbe avere un trauma, per quello che vedrà in famiglia, per vedere i suoi genitori dividersi. Lo perderò. Un figlio che nasce fa perdere il figlio esistente. Una cosa crudele, degna di una tragedia greca.
La mia amica Ilaria è una delle poche a conoscenza della storia con Barbara. D’altronde ci aveva visto in un ristorante un giorno, mano nella mano, una di quelle situazioni imbarazzanti in cui non si sa cosa dire. Quando l’ho contattata, giorni dopo, mi ha detto che non sono cose che la riguardano, che è giusta la mia ricerca della felicità, ma che siamo tutti talmente collegati che la mia ricerca può coincidere con l’infelicità delle persone vicine. Mi ha ricordato che ho un figlio.
Proverò a parlare ad Alessandro, a stargli vicino. Non può escludermi, devo essere presente, un figlio non sostituisce l’altro, lui sarà sempre il mio primogenito, il mio campione, come lo chiamavo da piccolo. Facile a dirsi. Forse non andrà così. Forse mi disprezzerà e basta, alzando un muro invalicabile fra di noi. Che storia. Scendo ora, a Repubblica.

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...