Passa ai contenuti principali

Lucia

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti della metro”)

(Angelo Perrone) La metro non è l’unico luogo-simbolo delle città moderne. Certo particolare. In uno spazio piccolo e super affollatosi ritrova un’umanità eterogenea. Persone sconosciute con destinazioni diverse. Difficile scambiarsi sguardi, rivolgersi parole. Ogni persona, un mondo a sé. Pensieri, desideri, preoccupazioni.
C’è poi una maschera espressiva che nasconde l’intimità. Il viso è chino sullo smartphone, sedotto dalla magia dello schermo. Un ripiegamento fisico, oltre che mentale. Non siamo più abituati a guardarci intorno, non accade di incrociare gli sguardi. Ciascuno conserva la sua diversità, persino il mistero.
Marina Zinzani prova ad immaginare pensieri e sentimenti di qualcuno dei viaggiatori. Dietro ogni volto, può esserci una storia da conoscere, tutta da scoprire. E in cui ritrovare qualcosa di noi. Dopo le storie di Agnese, e di Sergio, ecco quella di Lucia

Ho un cerchio alla testa stamattina. Per forza, non ho dormito stanotte. Mia madre deve operarsi, sarà fuori uso per almeno un mese, nel senso che non potrà aiutarmi con i bambini. Un bel guaio. Anzi, dovrò occuparmi io di lei. Considerando che lavoro a tempo pieno e la mia è un’organizzazione precisa, ma estremamente precaria. Se manca mia madre, tutta la fragile impalcatura rischia di crollare. 
D’altronde Claudio si alza presto la mattina, arriva tardi la sera, non posso chiedergli più di tanto, lui è il padre, ma si sa che la gestione dei figli e della casa sono della mamma. E io sono entrata dentro un bel problema: chi porta i bambini a scuola, chi li va a prendere, chi resta con loro fino a quando arrivo, dato che esco tardi dal lavoro?
Mia madre fa tutto il lavoro duro, è stata una grande scelta stare nello stesso palazzo, se non c’era lei chi mi aiutava con i bambini? Povera donna, mi fa un po’ pena delle volte, la vedo che è stanca, ma resta in silenzio, non si lamenta, per non farmi pesare il suo aiuto. Non uso mai parole particolari per ringraziarla, anzi, non la ringrazio proprio, non si dicono certe cose, io non ci riesco. Ma provo un’immensa gratitudine per lei.
Ha lavorato una vita in fabbrica e la sua pensione se la passa a fare da baby-sitter ai miei due figli, le mie due pesti. Anche quando fa caldo, e sarebbe sacrosanto stendersi qualche ora per un riposino, il pomeriggio. Anche quando ha mal di schiena, e vedo il suo sguardo un po’ triste, vorrebbe starsene in pace qualche ora, qualche giorno forse, o godersi la pensione, e non può dirmelo.
Perché se lo dice io non so più come gestire i bambini, e prendere una donna che faccia quello che fa lei mi costerebbe un sacco di soldi, non potremmo proprio permettercelo. Stiamo stringendo la cinghia, il mutuo e le varie spese ci fanno arrivare appena a fine mese.
Povera donna, è andata in pensione e papà è morto, potevano godersi dei begli anni. Occuparsi dei bambini l’ha resa felice all’inizio, penso di sì, l’ha aiutata a superare il lutto, ma non sono così sicura che questo impegno a tempo pieno non le pesi ora. 
E adesso è venuto fuori il problema dell’operazione, un mese in cui non potrà muoversi. Non posso stare a casa un mese e dedicarmi a lei e ai bambini, potrei prendere qualche permesso, ma non è il momento giusto dell’anno, si tira tantissimo in ufficio, anzi, l’anno scorso abbiamo fatto anche parecchi straordinari in questo periodo, e solo ora mi accorgo di quanto era importante arrivare a casa, trovare la cena pronta, tutto a posto, i compiti fatti, come se avessi una governante.
Sono stata un’egoista, dovevo organizzarmi diversamente, ma come? Chi li segue i figli se lavori? Chi li porta il pomeriggio in piscina, e li va a riprendere dopo un’ora? Chi si occupa di loro quando sono malati e qualcuno a casa deve starci? Facile dire che non si fanno più figli, chiedetevi perché. Se alle sei del mattino il bambino ha la febbre e non hai nessuno che venga da te, e tu devi, devi essere sul lavoro, e tuo marito non può assentarsi come fai? Per una volta, due, tre, troverai una soluzione, ma hai il capo che ti guarda male, perché hai intralciato il lavoro, c’erano scadenze, hai creato problemi anche ai tuoi colleghi. 
Non posso chiedere niente alla mamma per almeno un mese dopo l’operazione. Forse avrà bisogno di un periodo più lungo di convalescenza, due mesi. Mi viene da ridere, cosa faccio? Possibile che tutta la nostra vita vada in crisi se manca mia madre? La soluzione è prendere una ragazza che porti i bambini a scuola, li vada a prendere, il pomeriggio stia con loro, fino a quando torno. Fare un sacrificio economico, certamente.
D’altronde la mia amica Ilaria me l’ha detto: “Avrai preventivato che potesse accadere anche questo, tua madre poteva non essere sempre presente, devi prendere un aiuto”. Veramente confidavo nella buona sorte. Lo so che la soluzione sta lì, assieme a qualche giorno di ferie, mio e di Claudio, certo che faremmo così. Vuoi che non possiamo permetterci un aiuto per un paio di mesi?
Sì, lo faremo, andremo ad un’agenzia, ci indicheranno una ragazza che possa risolvere questo problema, in attesa che mia madre torni in forze. Ilaria ha sempre un senso pratico delle cose, prevedere, risolvere, tutto si sistema. Comunque lei prende le cose di petto, una grande risolutrice di problemi, un piccolo leone, a volte le dico.
Io invece sono andata giù per questa storia, per una cosa forse da poco, sono fragile. Basta un impedimento e sembra crollare tutto. Sono anche preoccupata per l’operazione della mamma, speriamo che vada tutto bene. Se in futuro non potesse aiutarmi sarebbe una catastrofe.
Forse ho chiesto troppo alle mie forze in questi anni. Sveglia alle cinque, la sera a letto verso le undici, mezzanotte. I weekend con un mucchio di panni da stirare, cosa in cui mi aiuta mia madre, ma spesso faccio da sola, e tutte le altre incombenze. Forse dovevo avere solo un figlio, due sono impegnativi, è tutto doppio, doppia la fatica, doppi i problemi, doppie le spese.
Sono stupida, e non valgo niente. Mi appoggio agli altri, come sempre. Se manca mia madre manca un supporto, se mio marito non mi fa sentire la sua approvazione vado in crisi. Una bella nullità. O sono troppe le cose da fare. In ufficio tira aria di crisi. Riesco appena a mangiare, a volte lavoro con un panino in mano. I miei figli meritavano una madre più presente, più rilassata, a volte lo penso.
Un messaggio da Ilaria, cosa dice Ilaria? Conosce una signora che si è trovata senza lavoro e può sostituire mia madre in questo periodo, è disponibile in qualsiasi orario, può essere da me anche alle sette del mattino, andare via la sera tardi, nessun problema. Una donna ben fidata, che ha già seguito dei bambini e anche degli anziani. Potrebbe essere utile anche a mia madre, dice.
Speriamo di no, che non ne abbia bisogno. Dice che vuole presentarmela e poi valuto, almeno ha referenze, devo sapere chi mi porto in casa, dice che non deve essere troppo giovane e carina, le baby-sitter sono pericolose. Ha voglia di scherzare, Ilaria. Sì, va bene. Mi ha convinto. E vada per questa signora, devo conoscerla, e sbrigarmi, manca poco all’operazione della mamma. Ilaria ha una soluzione per tutto. Una fata. Peccato che non l’abbia usata per sé la bacchetta magica. Domodossola. Siamo arrivati.

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...

📜 Franz Kafka: lettera al padre, autorità suprema e rifugio letterario

(Introduzione a Liana Monti). La Lettera al Padre di Franz Kafka è una delle confessioni più strazianti della storia della letteratura: il resoconto drammatico di un'esistenza segnata da un rapporto tempestoso che ha marcato nel profondo l’animo di uno degli autori più brillanti di tutti i tempi. Questo saggio esplora come il dolore, la frustrazione e il senso di condanna vissuti con la figura paterna siano diventati la radice stessa della sua opera e come la letteratura si sia rivelata l'unico rifugio sicuro.