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Benedetta

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti della metro”)

(Angelo Perrone) La metro non è l’unico luogo-simbolo delle città moderne. Certo particolare. In uno spazio piccolo e super affollatosi ritrova un’umanità eterogenea. Persone sconosciute con destinazioni diverse. Difficile scambiarsi sguardi, rivolgersi parole. Ogni persona, un mondo a sé. Pensieri, desideri, preoccupazioni.
C’è poi una maschera espressiva che nasconde l’intimità. Il viso è chino sullo smartphone, sedotto dalla magia dello schermo. Un ripiegamento fisico, oltre che mentale. Non siamo più abituati a guardarci intorno, non accade di incrociare gli sguardi. Ciascuno conserva la sua diversità, persino il mistero.
Marina Zinzani prova ad immaginare pensieri e sentimenti di qualcuno dei viaggiatori. Dietro ogni volto, può esserci una storia da conoscere, tutta da scoprire. E in cui ritrovare qualcosa di noi. Dopo le storie di Agnese, Sergio, Lucia, Enrico, Roberta, Vincenzo, Vittoria, ecco quella di Benedetta

Fa freddo stamattina. Dovevo mettermi il giaccone più pesante. Non sopporto più tutta questa gente pigiata nella metro, questo stare attaccati uno all’altro. Facce assonnate, già stanche di prima mattina, chi si siede resta incollato allo smartphone come se da lì uscisse una fonte di vita.
È solo desiderio di evasione, perché spesso il proprio mondo è troppo stretto, siamo esseri normali, con vite normali. Siamo mediocri. Cosa significa essere mediocri? Significa girarsi dall’altra parte, far finta di non vedere? E la paura? Dove la mettiamo la paura?
È successo di tutto, ieri sera, al piano di sopra. Sentivo le voci della mia vicina che piangeva, e le urla del marito, sembrava uscito di senno, deve avere rotto anche dei piatti, c’è stato un trambusto terribile. Ho pensato che l’ammazzasse. Ho pensato ai femminicidi che si sentono ogni giorno. Sono uscita sul pianerottolo, non sapevo cosa fare, pensavo che qualcun altro stesse sentendo le urla.
In effetti è uscita Ilaria, la mia vicina del pianerottolo, mi ha detto che forse era il caso di chiamare i carabinieri, che forse finiva male questa storia. Io allora cosa ho fatto? Ho risposto che non sapevo, che forse era un litigio come tanti, che altre volte quei due avevano litigato. Sono tornata dentro. Non volevo intromettermi in questa storia.
Ecco, sono una codarda. Una che non riesce a scegliere. Sartre diceva che non si può non scegliere, una non scelta è già una scelta. E io ho scelto di non agire, sono tornata dentro, nella mia casa tranquilla arredata con gusto, piena di ninnoli, di oggetti ricercati presi durante i viaggi, arredata con amore.
Una casa dove convivo con il mio compagno Andrea. Lui ha un buon carattere, non alza mai la voce, sono stata fortunata in questo. Ieri sera non c’era, dovevo cavarmela da sola, ed ho scelto di non fare nulla. Dopo un po’ la lite è cessata.
Stamattina mi sento uno straccio. E se ieri sera quella donna veniva ammazzata? Storie così se ne sentono tutti i giorni ormai. E la storia è sempre questa: possibile che nessuno sia intervenuto prima, che quella donna non sia stata aiutata, anche con una segnalazione dai vicini di casa prima che succedesse l’irreparabile? Perché è mancato un atto di coraggio?
Ma io sono così, è questa la mia storia. Mi faccio gli affari miei, non intervengo. Cerco di non espormi, di andare d’accordo con tutti. È una descrizione che sotto certi aspetti fa schifo, lo so. C’è qualcosa di terribilmente opportunista. Non sono un’eroina, ecco, non esco dal gruppo per alzare la voce. Se l’avessi fatto, forse Sandra sarebbe ancora viva.
Sandra, la mia compagna di banco delle medie, vittima dei bulli. Era presa di mira per via degli occhiali spessi che usava, aveva un grave problema alla vista. Era anche bruttina. Gliene facevano di tutti i colori, i compagni di scuola, e lei sempre in silenzio, ad incassare. Qualche volta le dicevo “non te la prendere”, ma non ho compreso appieno la sua difficoltà, la sua disperazione. Aveva dei genitori amorevoli, li avevo conosciuti, ero andata a casa sua qualche volta per dei compiti, era figlia unica.
Era anche in sovrappeso, e pure questo era diventato motivo di scherno, ogni giorno un appellativo nuovo, e io ero testimone, ascoltavo tutto. Un testimone che si faceva gli affari suoi. Non sono mai intervenuta con quei compagni così crudeli, non volevo diventare anch’io oggetto dei loro attacchi, sono stata neutrale. Come la Svizzera, che si professava sempre neutrale.
Un buon quieto vivere, un pensare a me prima di tutto. Mio padre mi ha insegnato a non intromettermi troppo nelle cose degli altri, a disinteressarmi. Un padre discutibile, sotto certi punti di vista, però il suo consiglio mi è servito, sono stata sempre integrata, non ho conosciuto mai emarginazione. 
Ieri sera Ilaria ha telefonato alla vicina del piano di sopra, mentre era nel pieno della discussione con suo marito. Ha detto che avrebbe chiamato i carabinieri, che suo marito doveva smetterla con quelle urla, che poteva andare giù da lei, in attesa che arrivassero loro. Un atto di coraggio non da poco. Esporsi contro un pazzo simile.
Stamattina ho incontrato Ilaria che stava uscendo, e me l’ha detto. Ha detto che le urla sono cessate dopo la sua minaccia, che la sua telefonata è servita a qualcosa. Mi ha guardato, dritta negli occhi. “Lei si è chiusa in casa, poteva morire quella donna, sembrava l’ammazzasse, non si poteva non fare nulla.”
Io ho abbassato la testa, non ho detto niente. Era colpa mia quindi? Perché mi sono chiusa in casa? Dovevo fare l’eroina? Dovevo mettermi contro quel tizio? Ha una faccia poco raccomandabile, mi dà i brividi incontrarlo in ascensore. Cosa dovevo fare? 
Una non scelta è una scelta. Il pensiero di Sartre. Chissà perché penso a Sartre stamattina. Forse perché se avessi fatto qualcosa, qualcosa di forte, fatto anche solo di parole giuste, mirate, se avessi mostrato i muscoli una volta ogni tanto, Sandra sarebbe ancora viva oggi, e non si sarebbe gettata dal quarto piano.
Una vittima dei bulli, di tanti anni fa. Oggi sono più frequenti questi casi. Non aveva amiche, e io ero la sua compagna di banco. Quella che si era girata dall’altra parte per paura, per opportunismo. Sono quella che non si espone, che non va mai controcorrente.
“Lei si è chiusa in casa.” Mi sono chiusa in casa, sì. Mi sono riparata da una situazione complicata, che in fondo non mi riguardava. 
Non so perché sto così male stamattina, mi sento a pezzi. Quella donna ieri sera poteva morire, come è morta Sandra. Qualcuno accanto a me, e io non faccio niente in nome del mio quieto vivere. Sandra, perdonami. Devo alzarmi, ci siamo. Devo scendere a Gerusalemme.

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