Passa ai contenuti principali

Miss alla Casa Bianca, la sfilata delle vanità

donald trump siede al centro di un tavolo per un roundtable alla casa bianca. è affiancato da due donne, in completo nero a sinistra e in blazer blu a destra. l'immagine è utilizzata per illustrare il tema delle nomine e dell'estetica del potere.
(a.p.) ▪️In un’epoca che richiederebbe la lucidità di Machiavelli e l'integrità di Cicerone—con Gaza e l'Ucraina che bruciano—l’America risponde con audacia. La notizia che Donald Trump stia allestendo la sua corte alla Casa Bianca con uno stuolo di collaboratrici, senatrici, procuratrici e ministre, selezionate anche tra ex Miss di concorsi di bellezza farebbe sorridere, se non confermasse un’irrimediabile mancanza di serietà. 

L'estetica del potere: miss e serietà obsoleta

Mentre la geopolitica affronta i nodi della sopravvivenza, l'unica preoccupazione reale sembra essere l'estetica del potere. La “serietà” è un concetto obsoleto, quasi un fastidio plebeo. L’unica cosa che conta è l’immagine e il tratto trionfale.

La sfilata come nuova diplomazia e realpolitik

In effetti, perché dibattere sulla competenza dei ministri quando si possono avere assistenti che hanno già dimostrato le loro capacità? L'esperienza nelle sfilate è il nuovo requisito della realpolitik. Unita alla grazia esibita sul palcoscenico. La sfilata, in fondo, è una forma di diplomazia: devi camminare dritto, sorridere anche se hai i piedi che fanno male, e dare l’illusione di essere perfetta. Proprio come un governo. 

L'arco di trionfo: iconografia della vanità

E allora, se l'impegno di Trump per il 250° anniversario degli Stati Uniti è commissionare per Washington un progetto ispirato all'Arc de Triomphe di Parigi, l'iconografia è completa. Strategie, riforme? Piuttosto, un arco di trionfo. Per celebrare cosa, esattamente? Il trionfo della vanità. La Storia, oggi, è fatta da una passerella.
Nei momenti di massima gravità—come quando si fantasticava di trasformare Gaza, un cimitero a cielo aperto, in una lussuosa Riviera —emerge il “marketing istituzionale”. Tra una miss in ufficio e un arco celebrativo, le speranze che la politica possa risolvere i problemi reali si fanno sempre più sottili.

Abbandonare le fiction per tornare ai fatti

Come uscirne? Forse, il primo passo sarebbe proprio riconoscere l’abisso. Abbandonare simboli e immagini – per quanto una Miss sicuramente apprezzabile o un arco celebrativo maestoso – per tornare ai fatti: costruire istituzioni serie, affrontare i conflitti con serietà. Insomma, senza scambiare la realtà per una fiction. 

(Foto: Donald Trump durante un roundtable alla Casa Bianca affiancato da collaboratrici. l'immagine esemplifica la critica mossa nel testo sull'eccessiva attenzione all'estetica del potere in un'epoca di gravi crisi geopolitiche)

Commenti

Post popolari in questo blog

Odissea: il film tra spettacolo grandioso e dramma umano

(Introduzione a Marina Zinzani). Il mito di Ulisse torna sul grande schermo con la maestosa regia di Christopher Nolan. Tra imponenti visioni cinematografiche e una profonda introspezione psicologica, il film trasforma il classico omerico in un’opera intimista e dolorosamente attuale, guidata dall'interpretazione di Matt Damon. (Marina Zinzani) Un’opera intimista Certamente “Odissea” è il film del momento, di cui tanti parlano. Riporta con la mente alla versione di tanti anni fa, di Bekim Fehmiu, che ha lasciato una traccia mai dimenticata. Ma qui siamo in un altro campo: il regista Christopher Nolan ha creato un’opera imponente, in cui prende lo spettatore e sembra di portarlo dentro la storia, in mare, nei momenti di terrore di Ulisse e dei suoi compagni, fra le mura di Troia, con i personaggi raccontati, rimasti nella nostra memoria e immaginazione. Un Ulisse moderno, segnato dal peso della colpa Quello di Nolan è un Ulisse provato, stanco, con il peso della coscienza: quello ch...

C'è una storia che ho bisogno di raccontare

(a.p.). Una storia, su radici, terra, e il coraggio di cercarne di nuova senza perdere la prima. Non un annuncio, o un bilancio. L'ho scritta per chi, in questi anni, ha reso questo giardino comune. Potete leggerla sul nuovo sito, www.pagineletterarie.it: Migrare. Una storia di radici e di nuova terra .

Lia

di Marina Zinzani (Introduzione di Angelo Perrone) (ap) I “racconti del sabato”. È un momento particolare, il sabato, come conclusione della settimana. Perché mai uniforme, uguale all’altro. Qualche volta per esempio anche più gravoso. Infarcito di maggiori impegni, rimandati nei giorni precedenti e accavallatisi tutti insieme, da assolvere correndo prima di esserne sommersi, sfruttando le ore contate, insufficienti.  Nel migliore dei casi, è occasione per ritagliarsi un tempo per sé. Quanti modi ci sarebbero per qualcosa di piacevole, divertente. Un’attività che dia gioia, faccia stare meglio. Come guardare un film, uscire con gli amici, leggere un libro. Coltivare piccoli piaceri.

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Ali tarpate?

Hugo Simberg, L’angelo ferito (1903) Il peso del nome, la condizione dei figli quando il genitore è una figura importante di Marina Zinzani Essere in due anche quando si è soli, quando ci si presenta da soli. L’altro è invisibile, ma la sua presenza viene notata, commentata.   Invisibile, eppure c’è. E nel suo esserci condiziona, a volte condiziona già dalla nascita. Condiziona l’essere bambino, adolescente, adulto.