Passa ai contenuti principali

Ostaggi liberi a Gaza: la forza, il diritto e la propaganda

collage di immagini sulla liberazione degli ostaggi di gaza. gli scatti in alto mostrano la tensione politica, il dibattito e le emozioni istituzionali in israele; i riquadri inferiori ritraggono gli ostaggi al momento del rilascio e il dramma intimo del ricongiungimento con i familiari, simbolo del costo umano della tregua.

(a.p.) ▪️La liberazione degli ostaggi a Gaza è una tregua attesa, ma non la fine della tragedia.
Questo risultato, ottenuto con una violenza devastante, rivela un fallimento ancora più grave: l’abbandono del diritto internazionale come bussola per la convivenza.
La strada per una pace duratura non può prescindere dal rispetto dello Stato di diritto, eppure è proprio questo il punto critico della vicenda.

⚖️ Il fallimento del diritto internazionale e la forza

Israele ha imposto la sua supremazia con la forza, mirando a indebolire Hamas e i suoi alleati, ma anche a cancellare il sogno di due popoli in due Stati. Il prezzo è stato tragico: oltre 60.000 vittime a Gaza, l’isolamento internazionale e il risveglio di un antisemitismo globale. Ma il vero costo è la legittimità persa: quando si calpesta il diritto internazionale, si perde anche la possibilità di costruire una pace giusta.

❓ Calcolo geopolitico o preoccupazione per il diritto?

Le pressioni esterne, come quelle di Trump su Netanyahu, mostrano che persino gli alleati più spregiudicati riconoscono che la misura è colma. Ma la domanda resta: è una preoccupazione per il diritto violato o solo un calcolo geopolitico?

🎬 Lo spettacolo mediatico e la strumentalizzazione del dolore

La liberazione degli ostaggi, momento che dovrebbe invitare alla riflessione, diventa invece uno spettacolo mediatico. La gioia dei familiari, sacrosanta, viene strumentalizzata in un circo di potere che ruba dignità al dolore. È grottesco vedere come la tragedia si trasformi in una passerella per i potenti, mentre israeliani e palestinesi restano assenti dal palcoscenico.

🕊️ Il diritto non è un optional per la pace

La pace non può nascere dal massacro né dalla propaganda. Richiede il rispetto del diritto internazionale, la volontà di abbandonare la logica della forza e la pazienza della diplomazia. Finché si anteporrà il dominio allo Stato di diritto, la speranza di una coesistenza resterà solo un’illusione. Il diritto non è un optional: è l’unica base possibile per una pace vera.

(Foto Ansa: collage di sei immagini sulla liberazione degli ostaggi a Gaza.)

Commenti

Post popolari in questo blog

Trieste, città del vento: sulle tracce di Joyce e dei suoi poeti

(Introduzione a Daniela Barone). Crocevia di culture e rifugio di grandi pensatori, Trieste non è un semplice luogo geografico, ma un vero e proprio stato d'animo. In questo diario di viaggio, la "scontrosa grazia" cantata da Umberto Saba si fonde con la memoria di James Joyce, che qui visse, amò e scrisse, trovando una seconda patria. Un itinerario evocativo tra le vie del centro, l'orizzonte plumbeo del mare e il colle di San Giusto, alla scoperta di una città sospesa tra nostalgia, mistero e poesia. (Daniela Barone). Il fascino mitteleuropeo e l'incontro letterario Una decina di anni fa, dopo un breve viaggio d’istruzione con la mia quinta a Trieste, volli ritornare in questa città che tanto mi aveva colpito. Non è facile raggiungerla, defilata com’è all'estremità orientale d' Italia. Come spesso sento dire: "a Trieste ci si deve proprio voler andare" ma ne valeva la pena.  Diversa da tutte le altre in Italia per la sua natura mitteleuropea, è...

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.

Il mazzolino per la maestra

Cristina Podestà -  Giornate in casa, notizie sul coronavirus, nuovo lavoro da remoto e tanti ricordi: una primavera, un gesto, un momento.  La televisione che parla, nessuno la ascolta. Il ticchettio costante delle tastiere dei computer, un lontano suono di voce che proviene dall’altra stanza, suono metallico di Skype. Lezione online. E intorno il nulla. O il tutto. Di questi tempi si confondono abbastanza, il nulla e il tutto. E la mente va, anche se non vorrei farla andare. Va, corre, sperimenta. Fuori il vento soffia ed è un aggancio con la vita, con la natura che fa il suo corso, che è sempre la stessa. Non si occupa di noi, questa natura leopardiana: ci deride, quasi. Figurarsi che fino a due giorni fa c’era il sole ed era primavera! Già, sboccia la primavera anche con questa situazione, anche con migliaia di ammalati e di morti per un virus letale, sfuggito (?) forse da un laboratorio di Whuan. È primavera, come sempre e i fiori nascono nei giardini e sorridono...

Odissea: il film tra spettacolo grandioso e dramma umano

(Introduzione a Marina Zinzani). Il mito di Ulisse torna sul grande schermo con la maestosa regia di Christopher Nolan. Tra imponenti visioni cinematografiche e una profonda introspezione psicologica, il film trasforma il classico omerico in un’opera intimista e dolorosamente attuale, guidata dall'interpretazione di Matt Damon. (Marina Zinzani) Un’opera intimista Certamente “Odissea” è il film del momento, di cui tanti parlano. Riporta con la mente alla versione di tanti anni fa, di Bekim Fehmiu, che ha lasciato una traccia mai dimenticata. Ma qui siamo in un altro campo: il regista Christopher Nolan ha creato un’opera imponente, in cui prende lo spettatore e sembra di portarlo dentro la storia, in mare, nei momenti di terrore di Ulisse e dei suoi compagni, fra le mura di Troia, con i personaggi raccontati, rimasti nella nostra memoria e immaginazione. Un Ulisse moderno, segnato dal peso della colpa Quello di Nolan è un Ulisse provato, stanco, con il peso della coscienza: quello ch...

Val di Susa: la violenza organizzata e la risposta che manca

(Introduzione ad a.p.). La gravità degli eventi in Val di Susa impone un'analisi che vada oltre l'emotività del momento. L’entità dei danni, il profilo dei manifestanti e i limiti dell'attività di prevenzione, portano ad una lettura critica delle implicazioni di quanto accaduto. (a.p.) La gravità dei fatti e la pianificazione dell'attacco A distanza dagli eventi della Val di Susa, la cenere degli scontri lascia il posto a una necessaria riflessione a freddo sui fatti, sulle loro implicazioni e sulle risposte che le istituzioni sono chiamate a dare. Quanto accaduto non può essere archiviato come l'ennesima protesta di piazza finita male, ma richiede un'analisi lucida della mutazione che ha interessato certi fenomeni di dissenso. Il dato di realtà da cui partire è la gravità delle conseguenze materiali e umane: la distruzione sistematica della logistica del cantiere e il ferimento di 124 agenti delle forze dell'ordine rappresentano il bilancio di un'azione...