Passa ai contenuti principali

La confessione di un ex direttore: mi scusi signora Giulia se i numeri uccidono le persone

un uomo anziano e triste, vestito in giacca e cravatta, siede a una scrivania e legge una lettera, mentre una giovane donna con i capelli ricci siede di fronte a lui, visibilmente sconvolta. sulla scrivania, accanto a un foglio accartocciato e una penna, si intravede una foto in cornice di una madre con un bambino.
(Introduzione a Marina Zinzani). Lettera immaginaria, accorata e tardiva, di scuse da parte di un ex direttore a una sua ex dipendente, licenziata per motivi di riduzione dei costi. Testo partecipante al Festival delle Lettere di Milano 2025 nella sezione “Lettera a una donna – CGIL”)

(Marina Zinzani) ▪️

Gentile signora Giulia, provo a scriverle questa lettera, un po’ per rimediare a qualcosa che ho fatto, mio malgrado, un po’ perché con l’andare del tempo, degli anni, le cose si comprendono meglio.

Il ricordo di un lunedì e la mitezza

Ricordo quella mattina, era lunedì, ed io avevo passato tutto il week-end cercando le parole giuste, quelle che avrei usato per lei e per altre due sue colleghe. Ricordo che la convocai nel mio ufficio, e lei arrivò, sorridente e timorosa, con quella certa ansia che si prova quando si viene convocati da un superiore. Quello che ero io in quel momento. 
Ricordo il colore della sua giacca, era bordeaux, aveva sotto una maglia a righe e portava i jeans. Aveva anche i capelli ondulati, raccolti con un elastico. La sua età, 34 anni, non la dimostrava, e sapevo, vedevo, che il suo carattere era solare, incline alla mitezza, a creare un ambiente sereno sul luogo di lavoro. Era generosa quando c’era da aiutare una collega in difficoltà. Era disponibile agli straordinari, a lavorare anche il sabato, avvertita di questo solo il venerdì pomeriggio.

Il freddo calcolo del costo del personale

Eppure queste qualità, oltre ad essere un’impiegata precisa, puntuale, affidabile, non le sono servite a mantenere il posto di lavoro. Neanche se lei era separata, con un affitto da pagare e un figlio in tenera età. Perché così avevano deciso i vertici, quelli che sono altrove, che guardano i numeri di un bilancio e soprattutto la voce “Costi del personale”. Quella è sempre troppo alta per loro. Il lavoro di due si può fare solo con una persona e mezza, un tempo pieno e un part-time.
Già meglio di quello che si è deciso dopo, con il tempo: il lavoro di due persone lo può fare solo una persona. Diventerà più veloce, se vuole tenersi l’impiego. Farà straordinari non pagati, se non ce la fa. Verrà a lavorare anche mezza influenzata, e se ha figli ammalati li lascerà a qualcuno. Non è un problema nostro. Prendere o lasciare. Così si ha un utile, e il lavoro costa troppo in Italia, in certi Paesi costa infinitamente meno.

L'ordine di tagliare e il sorriso disumano

Ecco, signora Giulia, io avevo ricevuto un ordine dai miei superiori. Tagliare. Tagliare il più possibile, ben tre dipendenti. Eravate in cinque in quell’ufficio. Dovevo tenere le due impiegate assunte da poco che costavano meno e licenziarne tre, e lei era fra queste. Solo che lei era la più debole, le altre avevano mariti che lavoravano, lei era sola con suo figlio, in affitto. 
La cosa mi preoccupava, era una situazione ingiusta, mi faceva male fare la parte di chi convoca una brava impiegata per dirle “Dobbiamo licenziarla”, e in effetti io provai a dire con il mio superiore che lei era in una situazione difficile a livello famigliare e che era brava, aveva grande esperienza e si poteva proporle almeno un part-time. 
Il mio superiore sorrise. Si può sorridere anche condannando uno a morte, anche manifestando un totale, disumano disinteresse per la condizione di un lavoratore. Ricordo che lui mi disse: “Ci sono cinque addetti in ufficio, devono rimanere i due meno costosi. Non si discute.”
Addetti e non persone. Non persone con le loro storie, i loro problemi, la loro vita in costruzione o che procede in modo anche fragile. 

La condanna senza appello

Quando io, con imbarazzo, con la voce incerta, le dissi che c’erano purtroppo dei cambiamenti in azienda, e i miei superiori volevano ridurre i costi, lei sbiancò. Quando entrai più nel merito, lei si propose per un part-time, ma io scossi la testa. “Purtroppo la direzione ha deciso...” dissi timidamente.
Gli occhi le si inumidirono. Sembrava che quegli occhi ripercorressero una strada, quasi come un film, una situazione che sarebbe accaduta da lì a venire: senza lavoro, senza introiti dopo la Naspi, senza sapere come pagare un affitto. Lei si alzò, le mani le tremavano, era di un pallore spettrale e temetti un suo malore. “Mi dispiace”, le dissi, e lei uscì.

La paura che unisce: eravamo sulla stessa barca

Sono passati pochi anni da allora. Un giorno un superiore mi ha chiamato in ufficio ed ha fatto lo stesso discorso con me. Riduzione del personale. Anch’io licenziato. Solo che per me è stato diverso, ho trovato dopo mesi un altro lavoro, anche se lo stipendio è molto inferiore, e mia moglie comunque ha un impiego.
Volevo dirle che avrei dovuto fare di più, impuntarmi con i capi, mostrare che il suo lavoro non era paragonabile a quello delle due nuove assunte, almeno insistere di più sul part-time. Ma non l’ho fatto. Si sta in silenzio, alla fine, per tenersi il lavoro. 
Non ho saputo più nulla di lei. Eravamo tutti sulla stessa barca ed avevamo paura. Mi scusi.
                                                                                                    Il suo ex direttore

(Foto: un ex direttore legge una lettera, mentre la dipendente licenziata ascolta la verità dei tagli aziendali, simboleggiata dalla foto della sua famiglia e dal suo futuro incerto)

Commenti

Post popolari in questo blog

Trieste, città del vento: sulle tracce di Joyce e dei suoi poeti

(Introduzione a Daniela Barone). Crocevia di culture e rifugio di grandi pensatori, Trieste non è un semplice luogo geografico, ma un vero e proprio stato d'animo. In questo diario di viaggio, la "scontrosa grazia" cantata da Umberto Saba si fonde con la memoria di James Joyce, che qui visse, amò e scrisse, trovando una seconda patria. Un itinerario evocativo tra le vie del centro, l'orizzonte plumbeo del mare e il colle di San Giusto, alla scoperta di una città sospesa tra nostalgia, mistero e poesia. (Daniela Barone). Il fascino mitteleuropeo e l'incontro letterario Una decina di anni fa, dopo un breve viaggio d’istruzione con la mia quinta a Trieste, volli ritornare in questa città che tanto mi aveva colpito. Non è facile raggiungerla, defilata com’è all'estremità orientale d' Italia. Come spesso sento dire: "a Trieste ci si deve proprio voler andare" ma ne valeva la pena.  Diversa da tutte le altre in Italia per la sua natura mitteleuropea, è...

Odissea: il film tra spettacolo grandioso e dramma umano

(Introduzione a Marina Zinzani). Il mito di Ulisse torna sul grande schermo con la maestosa regia di Christopher Nolan. Tra imponenti visioni cinematografiche e una profonda introspezione psicologica, il film trasforma il classico omerico in un’opera intimista e dolorosamente attuale, guidata dall'interpretazione di Matt Damon. (Marina Zinzani) Un’opera intimista Certamente “Odissea” è il film del momento, di cui tanti parlano. Riporta con la mente alla versione di tanti anni fa, di Bekim Fehmiu, che ha lasciato una traccia mai dimenticata. Ma qui siamo in un altro campo: il regista Christopher Nolan ha creato un’opera imponente, in cui prende lo spettatore e sembra di portarlo dentro la storia, in mare, nei momenti di terrore di Ulisse e dei suoi compagni, fra le mura di Troia, con i personaggi raccontati, rimasti nella nostra memoria e immaginazione. Un Ulisse moderno, segnato dal peso della colpa Quello di Nolan è un Ulisse provato, stanco, con il peso della coscienza: quello ch...

I miei suoceri: un ritratto di quotidiana e spietata avarizia

(Introduzione a Daniela Barone). Con una prosa spietatamente sincera, il racconto traccia il ritratto di una famiglia di montagna imprigionata nella rigidità e nel culto della privazione. Tra le bizzarre trovate di un’avarizia incallita, i traumi taciuti della guerra e l’incomunicabilità degli affetti, emerge la parabola di un’esistenza vissuta nel segno del risparmio materiale e sentimentale, fino a un inatteso e poetico bagliore finale. (Daniela Barone). L'arrotino di montagna e i fantasmi della guerra Avevo conosciuto i miei suoceri solo un anno prima di sposarmi. Del resto loro erano i tipici montanari, rudi e introversi. A differenza della madre di mio marito, piccola e rotondetta, con una smorfia sul viso che pareva di disgusto o forse di rassegnazione, il padre era magro ma non macilento, alto ma non imponente. Aveva un viso virile, una bocca sottile e un naso diritto e lineare che gli conferiva un’aria signorile. In realtà Antonino, un arrotino ambulante, vestiva sempre abi...

Il mazzolino per la maestra

Cristina Podestà -  Giornate in casa, notizie sul coronavirus, nuovo lavoro da remoto e tanti ricordi: una primavera, un gesto, un momento.  La televisione che parla, nessuno la ascolta. Il ticchettio costante delle tastiere dei computer, un lontano suono di voce che proviene dall’altra stanza, suono metallico di Skype. Lezione online. E intorno il nulla. O il tutto. Di questi tempi si confondono abbastanza, il nulla e il tutto. E la mente va, anche se non vorrei farla andare. Va, corre, sperimenta. Fuori il vento soffia ed è un aggancio con la vita, con la natura che fa il suo corso, che è sempre la stessa. Non si occupa di noi, questa natura leopardiana: ci deride, quasi. Figurarsi che fino a due giorni fa c’era il sole ed era primavera! Già, sboccia la primavera anche con questa situazione, anche con migliaia di ammalati e di morti per un virus letale, sfuggito (?) forse da un laboratorio di Whuan. È primavera, come sempre e i fiori nascono nei giardini e sorridono...

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.