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Pirandello, la vita in scena

Sei personaggi in cerca d'autore, Genova, 2015, con Gabriele Lavia
di Liana Monti

La vicenda si svolge all’interno di un teatro. Sul palcoscenico sono in corso le prove per la rappresentazione di un’altra opera di Luigi Pirandello.
Ad un certo punto, sei personaggi sconosciuti, senza preavviso, si presentano, salgono sul palcoscenico chiedendo di recitare il loro dramma, alla ricerca di un autore che li voglia ascoltare.
«Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi – veda - si crede “uno” ma non è vero: è “tanti”, signore, “tanti”, secondo tutte le possibilità d'essere che sono in noi: “uno” con questo, “uno” con quello - diversissimi! E con l'illusione, intanto, d'esser sempre “uno per tutti”, e sempre “quest'uno” che ci crediamo, in ogni nostro atto.» (Sei personaggi in cerca di autore di Luigi Pirandello).
Dopo un’iniziale disapprovazione generale, essi riescono a portare in scena la loro storia, facendo appassionare sia il capocomico, sia gli attori che tutti i presenti.
Di questi sei personaggi, come pure dei componenti dell’opera teatrale, non vengono indicati i nomi ma solo il loro ruolo nella parte (una similitudine con “Il sogno di un uomo ridicolo” Fëdor Dostoevskij.)
L’assenza del nome, sembra quasi rimarcare che ognuno è uno a sé stesso, ma allo stesso tempo uno diverso con ognuno con cui interagisce ed è significativa in quanto un nome sarebbe forse troppo riduttivo e limitativo per contenere l’ampiezza dell’essere di ogni persona. Il credersi uno uguale per tutti sarebbe una mera illusione.
Inoltre “ogni nostro atto” può essere visto sia come una azione compiuta nella vita reale che come una finzione riproposta in un atto nella rappresentazione di un’opera teatrale.
Ci si pone una domanda: “Come mi vedo io? Come mi vedono gli altri?” All’interno del sé risiede la propria identità, complessa, difficile, cresciuta con un passato particolare che, dopo avere attraversato le molte vicissitudini della vita, ostacoli, paure, perdite, vittorie, ognuno è diventato la persona che è oggi. Ma quello che risiede all’interno, nel profondo, non può essere visto da fuori se non in una minima parte. 
E così una persona sa e vede cosa c’è nel proprio animo ma dall’esterno cosa viene visto? Ci si relaziona con il proprio essere verso gli altri pensando di essere visto allo stesso modo dall’esterno. Ma non è così. Ogni persona con cui ci si relaziona ha, a sua volta, un proprio vissuto, una propria identità e vede gli altri a modo proprio. Così io posso essere visto in un modo diverso da ciascuna delle persone con cui mi relaziono.
Io sono un essere con la propria identità, unico. Ma così vale anche per ognuna delle altre persone. Allo stesso tempo con ognuno io mi relaziono in modo differente. Così avviene che con una persona io mi comporto in un modo, con un’altra persona in un altro modo e così via. 
Mi illudo di essere io la stessa persona con tutti gli altri, ma sia in virtù del mio modo diverso di relazionarmi con ognuno degli altri, sia in virtù del fatto che ognuno degli altri vede solo una parte di me, io mi illudo di essere uno, uguale per tutti, ma sono tanti me, a seconda dei casi.
In questa parte Luigi Pirandello esprime un grande collegamento con un altro suo capolavoro ‘’Uno, nessuno, centomila”.

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