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Quando i figli se ne vanno

di Marina Zinzani

Finisce una festività, ci si è ritrovati, sono stati giorni sereni in famiglia. Poi i figli tornano alla loro vita di sempre, è normale. A volte quella vita è in un’altra città. È lì che studiano all’università, o è lì che hanno trovato un lavoro.
È un distacco consueto, è la vita che porta queste cose, d’altronde è chiaro che i figli hanno il loro percorso, e non sono certo i genitori ad intralciarli.
In quel momento la casa sembra svuotarsi, perché il figlio ha salutato e se n’è andato. Quel vuoto anche se si è in due, c’è ancora il coniuge, oppure si è soli ed è peggio. Quella constatazione che questo accade perché è nell’ordine delle cose, ma è allo stesso tempo terribile. Riemergono ricordi di altre festività, quando la casa era piena di persone, era tutto un gran vociare, si anelava quasi ad un momento proprio.
Ora quel momento c’è, ma resta il silenzio. Un silenzio che confina nella solitudine di chi resta, di chi ha dedicato tutta la vita ad un figlio ed ora che lui è adulto finalmente può diventare padrone del proprio tempo, ne ha tanto di tempo, ma è solitudine, anche. Manca la presenza di un figlio in casa, e le telefonate, spesso veloci, non bastano.
Un sospiro. Poi si pensa alle cose da fare, richiamando altri pensieri, impegni, qualcosa che riempia. La vita piano piano riprende, la quotidianità si ripresenta, anche lenitiva a volte.

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