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L'infinito: l'eterna inquietudine tra siepe e orizzonte ✨

Ritratto di Giacomo Leopardi, poeta immortale dell'Infinito.
(a.p.) ▪️ “L’Infinito” di Giacomo Leopardi è più di una poesia: è una bussola eterna per l'animo umano. Questi versi hanno la magia di raccontare l’inquietudine perenne dell’uomo, sospeso tra il bisogno di un’infinità che si desidera e la consapevolezza dei propri ineludibili limiti. La sua straordinaria longevità testimonia il potere della Poesia di interrogare il nostro mistero esistenziale.

📚 La magia che supera il tempo

Quest’opera è legata ai ricordi della giovinezza, agli studi che, pur iniziando con faticosi esercizi di memoria, sono divenuti un segno indelebile. Nella maturità, questi versi sono risuonati nella mente, capaci di lasciare una traccia profonda. Molte altre opere, pur lasciando gioia o smarrimento, non riescono a oscurare la magia dell’Infinito. Per molti, si è creato un misterioso intreccio tra la poesia – così carica di luce e ambiguità – e le vicende personali, creando suggestioni e spunti di riflessione in ogni stagione della vita.

🏔️ Il corpo a corpo con l'indicibile

L'incontro con L’Infinito è un'esperienza che va oltre il semplice studio. Non vi è stata solo una differenza nelle stagioni della vita a mutare il punto di vista su quei versi, ma un cambiamento più radicale che ha messo in discussione la stessa ragion d’essere del fare poesia. L'impossibilità di approcciare Leopardi a cuor leggero genera un naturale senso di timore e inquietudine: è il corpo a corpo con una delle vette più alte della poesia di ogni tempo, l’incontro con l’indicibile.
Da questa esperienza si esce sfiniti, quasi smarriti, e tuttavia desiderosi di ricominciare, mai paghi delle immagini evocate. Si alimenta una voglia irrequieta di capire, mitigata ma non vinta dalla difficoltà di comprendere tutto, portandoci a girare continuamente intorno a Leopardi senza mai perderlo di vista.

💫 La tensione vitale del poeta

Immagine del manoscritto originale de "L'Infinito" di Giacomo Leopardi, scritto a mano in corsivo su carta ingiallita, che mostra l'inizio dei celebri versi "Sempre caro mi fu quest'ermo colle..."
Scriveva Italo Calvino che classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire. Per L'Infinito, il valore più profondo è l'autobiografico: rappresenta la tensione vitale del poeta, la sua perenne oscillazione tra il bisogno di infinito e l’impossibilità di raggiungerlo.
Questa connessione tra vita e parola permette ai versi di superare indenni un lasso di tempo tanto esteso, in cui tutto è mutato profondamente: dal clima culturale alle audaci speranze, dalle tragiche cadute storiche alle odierne incertezze. Il tempo è stato lieve e clemente con quest'opera, una fascinazione difficile da spiegare.

❓ Lasciarsi interrogare

La vera potenza di quei versi è che rinviano immediatamente a noi stessi, aprendo uno squarcio sulla nostra esistenza e rivelandone oscurità e mistero. Bisogna lasciarsi interrogare, non solo stupire. Ogni tentativo di definizione appare riduttivo e insoddisfacente. Non importa essere credenti od atei, neoromantici o postmoderni; in comune possiamo tutti avere un irrinunciabile desiderio del tutto, e una realistica consapevolezza del possibile fallimento. L'ambivalenza tra compiuto e infinito centra il cuore dell’inquietudine umana e l’irriducibile impulso a superare la caducità dell’esistenza.

⛰️ Il valore dell'ostacolo invalicabile

Vi sono limiti alla conoscenza umana: «l’ermo colle e questa siepe .. il guardo esclude». Questi ostacoli, apparentemente invalicabili, non sono ostili. Al contrario, meritano la nostra gratitudine perché proprio l’ostacolo ci suggerisce di non fermarci, di guardare oltre, al di là di ciò che si frappone tra noi e le più segrete aspirazioni.

💭 Il rifugio nell'immaginazione

La realtà, però, ci impone un registro diverso: esige talvolta la rinuncia ai sensi e il completo abbandono all’immaginazione. «Nel pensier mi fingo»: solo il pensiero permette di esplorare quell’altrove misterioso nascosto oltre le difficoltà del quotidiano. Non è un impedimento "fingersi" (immaginarsi) ciò che non è dato ammirare concretamente, anzi, conduce a scoprire la vastità dell’orizzonte. «Al di là del porto c’è solo l’ampio mare. Mare eterno assorto nel suo mormorare», cantava Fernando Pessoa.

🌌 La vastità svelata

Se esistono dei limiti fisici, è possibile spaziare liberamente con la mente, e allora nulla ci è più precluso. La vista si fa ampia e profonda sino a svelarci le immagini del cuore: «gli interminati spazi, i sovrumani silenzi, la profondissima quiete». Nulla è più concreto di un sogno. L’infinito non è frutto ingannevole di pura illusione, e questo modo singolare ci permette di sperimentarlo. Ricordarlo durante il nostro viaggio nel presente è un’insolita bussola tra contraddizioni e stordimenti.

🕊️ L'incanto dell'eternità

Possiamo provare un senso di smarrimento, quasi di vertigine, abitando questa dimensione, ma esso è frutto di meraviglia e pienezza, non di paura. Ormai con «le morte stagioni», tutte le età già trascorse, è cancellata ogni traccia di precarietà e di piccolezza. Avvertiamo l’incanto del silenzio, e con esso un brivido di eternità.

(Foto 1. Ritratto a olio di Giacomo Leopardi.
Foto 2. Immagine del manoscritto originale de "L'Infinito" di Giacomo Leopardi.
Foto 3. Vista panoramica e soleggiata di una collina (Monte Tabor) che si estende verso un orizzonte aperto, richiamando l'ambientazione de "L'Infinito".)

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