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⚖️ Storie e volti: Paolo Borsellino – La cultura della prova

La foto di Paolo Borsellino pensieroso.

(a.p. – Introduzione). In questo spazio riscopriamo l’anima della Legge attraverso i percorsi di chi ha servito lo Stato con dedizione. Conoscere le storie e l'umanità di questi magistrati è un atto di memoria, e uno strumento essenziale per orientarsi oggi. Comprendere il valore dell'unità della giurisdizione attraverso i loro esempi è il primo passo per una scelta consapevole in vista del prossimo voto referendario.

Il profilo e il percorso

La carriera di Paolo Borsellino è un esempio di mobilità funzionale e completezza professionale. Entrato in magistratura giovanissimo, ha attraversato l'intero spettro della giurisdizione: è stato giudice civile al tribunale di Enna, pretore a Mazara del Vallo e Monreale, fino ad approdare all'Ufficio Istruzione di Palermo dove, insieme a Giovanni Falcone, ha istruito il maxiprocesso. Successivamente, ha guidato la Procura di Marsala, per poi tornare a Palermo come Procuratore aggiunto. Un percorso che lo ha visto spaziare tra il civile e il penale, tra la funzione giudicante e quella requirente.

Il lato umano: la fermezza nel sorriso

Paolo Borsellino era l'uomo dell'ironia che sfidava la morte. Chi lo ha conosciuto ricorda la sua risata contagiosa, le sigarette sempre accese e quel legame viscerale con la sua Palermo, definita nell'ultimo discorso a Casa Professa (giugno 1992) come una città "bellissima e disgraziata". Dietro la battuta pronta si celava un uomo di fede profonda e di una coerenza etica assoluta, capace di continuare il suo lavoro sapendo di essere un "condannato a morte". Il suo coraggio non era assenza di paura, ma la capacità di vincerla ogni giorno per amore della verità.
"La rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa nelle cabine elettorali con la matita in mano." — Paolo Borsellino, Scuola "Sante Giuffrida" di Catania, 3 marzo 1989.

L'unità della giurisdizione come magistero

Il costante passaggio tra il ruolo di giudice e quello di pubblico ministero ha caratterizzato la sua crescita e la sua efficacia investigativa. Per Borsellino, l’unità della giurisdizione non era un concetto astratto, ma un metodo di lavoro: l’alternanza tra le funzioni gli ha permesso di affinare una rigorosa cultura della prova, essenziale per comprendere le ragioni dell'accusa e le garanzie della difesa. Solo chi ha saputo essere "terzo" nel giudizio può essere un accusatore equilibrato e attento al dato processuale.

Eredità morale

"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo." — Paolo Borsellino, intervento a Milano, 26 gennaio 1989. Una riflessione che ancora oggi interroga la coscienza civile del Paese e richiama la politica alle sue responsabilità etiche prima ancora che giudiziarie.

L'attualità di un esempio

Borsellino rappresenta la prova vivente che l'unità della giurisdizione non compromette l'imparzialità, ma la rafforza. Dividere le carriere significherebbe spezzare quel filo di sapienza professionale che permette al magistrato di non chiudersi in un isolamento corporativo. La sua storia ci insegna che un Pubblico Ministero che ha respirato la cultura della giurisdizione è la miglior garanzia di libertà per il cittadino.

Il senso di una scelta

Proteggere l'eredità di queste storie significa difendere l'integrità della nostra Costituzione. Perché una giustizia più lontana dal cittadino è una giustizia più debole per tutti.

✒️ Postilla

Il profilo di Paolo Borsellino prosegue il percorso di approfondimento "Viaggio nella Giustizia" all'interno della sezione dedicata all'umanità dei protagonisti del diritto: “L’anima della legge: Storie e volti”.
👉 Dopo il ritratto di Antonino Caponnetto, ti invito a consultare le analisi integrali:
Il logo NO del comitato per il NO al referendum sulla magistratura.

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