(a.p. – Introduzione). Ci sono eroi del quotidiano che non hanno cercato il fragore della cronaca, ma hanno edificato la democrazia con un atto giudiziario alla volta. Guido Galli è il volto di una magistratura colta, mite e instancabile. La sua storia ci insegna che la vera forza delle istituzioni non risiede nella separazione dei poteri, ma nella completezza dell'esperienza. Riscoprire oggi Galli significa capire che un magistrato è tanto più giusto quanto più è capace di abitare, con lo stesso rigore, sia l'ufficio del PM che quello del Giudice.
Il profilo e il percorso
In 21 anni di carriera, Guido Galli ha esplorato ogni angolo della giurisdizione come un geografo del diritto. È stato Pretore, Sostituto Procuratore, Giudice Istruttore e infine Presidente della sesta sezione penale di Milano.
Non era un "specialista del sospetto", ma un profondo conoscitore delle leggi. Fu proprio questa sua visione a 360 gradi a renderlo un bersaglio per Prima Linea, che lo uccise il 18 marzo 1980 tra le aule dell’Università Statale, dove Galli insegnava a costruire il futuro della democrazia.
Il lato umano: la mitezza del "passo cadenzato"
Chi lo ricorda parla di un uomo dall'eleganza sobria e dal passo calmo. Guido Galli era un magistrato che viveva la città: prendeva il treno dei pendolari ogni mattina per raggiungere il Tribunale, rifiutando privilegi e protezioni che avrebbero potuto allontanarlo dalla vita reale. Padre di cinque figli, portava la stessa dedizione della scrivania tra le mura di casa.
La sua umanità risiedeva in un’armonia rara: la capacità di studiare i fenomeni più oscuri del terrorismo senza mai perdere il sorriso e la disponibilità verso i suoi studenti. Galli non era un uomo di potere, era un uomo di pensiero che serviva il potere della Legge.
"Il magistrato deve essere consapevole che il suo potere non è un privilegio, ma un servizio che si attua attraverso il rispetto assoluto della dignità umana." - Guido Galli, Magistratura e società, Giuffrè Editore, Milano, 1971.
L'unità della giurisdizione come magistero
La carriera di Galli è la smentita vivente a chi vorrebbe separare le carriere. Avendo ricoperto sia il ruolo di chi accusa che di chi giudica, Galli aveva sviluppato una "doppia vista": sapeva indagare con l'acume del PM, ma lo faceva mantenendo sempre l'equilibrio del Giudice terzo.
Per lui, il passaggio tra le funzioni non era un intralcio burocratico, ma un arricchimento culturale: solo chi ha visto la prova nascere nell'indagine sa come valutarla con equilibrio in aula. La sua efficacia contro il terrorismo derivava proprio da questa visione unitaria, che gli permetteva di non smarrire mai il senso della garanzia costituzionale.
Eredità morale: l'attualità di un esempio
Oggi, l'esempio di Guido Galli ci ammonisce: dividere le carriere significherebbe rinunciare a magistrati completi come lui. Separare il PM dal Giudice creerebbe un investigatore parziale, privo di quella sensibilità al giudizio che Galli aveva maturato nei suoi numerosi ruoli.
La sua eredità ci dice che la sicurezza dei cittadini non si difende con muri interni alla magistratura, ma con la competenza trasversale di chi sa che ogni indagine deve tendere, fin dal primo giorno, alla verità del processo.
Il senso di una scelta
Scegliere di difendere l’unità della magistratura significa onorare il sacrificio di un uomo che è morto per difendere un sistema di regole condivise. Significa dire "NO" a una giustizia frammentata e rivendicare il diritto a essere giudicati da magistrati che, come Guido Galli, abbiano respirato l'intera cultura della prova.
✒️ Postilla: Il filo della memoria e l’anima della legge
Il profilo di Guido Galli arricchisce la nostra galleria di "Storie e volti", aggiungendo un tassello fondamentale al mosaico dell'unità della giurisdizione. In questo viaggio, abbiamo già incontrato:
• 👉 Antonino Caponnetto: Il "nonno" del Pool che ha unito gli uomini prima delle carte.
• 👉Giovanni Falcone: L'innovatore che ha insegnato al mondo come seguire il denaro attraverso la completezza dei ruoli.
• 👉 Piero Calamandrei: Per riscoprire che la giustizia è un’aria che si respira solo se il giudice è libero.

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