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Una vecchia storia d’amore. Dalla passione al disincanto: ritratto di una donna che ha saputo rinascere 📘

una vecchia scrivania sulla quale sono appoggiati un vecchio diario, una penna e gli occhiali da vista
(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta di un amore che ha agito come uno tsunami, travolgendo un matrimonio lungo diciotto anni e trasformando l'identità di una donna? In questo racconto, l’autrice ci conduce tra i corridoi di una scuola professionale, dove l'incontro con un collega "pigmalione" diventa la scintilla per una metamorfosi fisica e interiore. Non è solo la cronaca di un'infatuazione, ma un'analisi del ricordo, del disincanto e di quella "linfa vitale dell'anima" che solo i sogni sanno preservare dal tempo che logora i volti e le passioni.

(Daniela Barone).

La metamorfosi: tra gessetti e desideri

Conobbi B. nella scuola professionale in cui ero finalmente diventata insegnante di ruolo. All’epoca avevo i seni gonfi di latte perché allattavo ancora il mio terzogenito; alla fine della mattinata tornavo a casa trafelata perché i dischetti assorbilatte erano così intrisi da macchiarmi gli abiti.
Portavo addosso ancora i molti chili in più regalati dalla gravidanza ma vivevo felicemente la vita di mamma senza curarmi troppo del mio aspetto fisico. Oltre che per gli impegni famigliari, ero occupata con il corso di formazione che richiedeva la presentazione di una tesina sulla mia esperienza didattica. 
Anche lavorare nelle classi non era certo facile: i ragazzi non mostravano il minimo interesse per l’inglese, materia che cercavo d’insegnare nonostante la loro indisciplina.
Giunse finalmente il giorno di giugno in cui avrei dovuto sottoporre il mio lavoro alla commissione presieduta dal Preside e formata da sette colleghi, fra cui la mia tutor. Fui felice dell’ottimo esito conseguito e strinsi con piacere le mani dei colleghi che conoscevo a malapena; fra essi un giovane professore elegante che mi trattenne per congratularsi con me.
Lui era un docente responsabile delle attività pratiche in laboratorio. Aveva occhi castani incorniciati da una sottile montatura d’occhiali, fini capelli bruni un po’ stempiati e labbra sottili. Di lui mi colpì l’outfit ricercato, forse un po’ fuori luogo in una scuola professionale, e il leggero accento meridionale. Seppi poi che affiancava all’insegnamento la libera attività di consulente elettronico per riviste del settore. 
L’anno dopo ritrovai B. nel mio stesso consiglio di classe. Ebbi modo di constatare che godeva della stima dei colleghi e dei ragazzi: lui, a differenza di me, non doveva faticare per catturare la loro attenzione. Come lo invidiavo.
Dato che mancava un docente per un viaggio d’istruzione in Francia, dopo lo scrutinio del primo quadrimestre B. mi chiese se ero disposta ad accompagnare la classe che avevamo in comune. Accettai subito con entusiasmo: avevo un gran bisogno di svago e sapevo che mio marito non avrebbe sollevato obiezioni, anche perché i bambini sarebbero stati accuditi dai miei genitori. 
Durante il lungo viaggio in pullman sedetti principalmente accanto a B. Mi piacevano il suo modo di parlare, le cose che diceva e il suo aspetto fisico. Lui, seppure con garbo, mi fece dei complimenti che mi lusingarono e mi sorpresero oltremodo: non mi accadeva di essere oggetto di attenzioni maschili dai tempi del fidanzamento con mio marito. 
S. non era certo il tipo d’uomo che corteggiava la moglie, anzi a volte irrideva i miei tentativi di migliorarmi con acconciature diverse o abiti carini. B. invece si spinse a suggerirmi dei miglioramenti, quali un vestiario meno castigato, un taglio di capelli più moderno e una nuova montatura di occhiali che desse risalto ai miei occhi chiari che trovava incantevoli. 
Affascinata dal suo eloquio, adottai subito i cambiamenti che mi aveva consigliato. Senza rendermene conto, mi ritrovai presa in modo totalizzante da B. al punto da rinunciare a pasti normali in favore di piccoli spuntini: di conseguenza in poco tempo ottenni una silhouette perfetta senza alcuna fatica.
Acquistai degli abiti di taglia small e un paio di occhiali più moderni, mi feci tagliare i capelli a caschetto e ripresi a truccarmi. La vecchia Daniela aveva mutato la pelle come un serpente: al suo posto appariva una donna curata e snella su cui si posavano spesso gli sguardi ammirati degli uomini. 
ritratto di una pettinatura bionda a caschetto da dietro

L'otto volante della passione

Mio marito, che s’aggirava sciattamente per casa con l’immancabile sigaretta alle labbra che impregnava di fumo tutte le stanze, continuava la sua solita vita d’impiegato e di marito pigro. Un giorno, quando appena alzata gli avevo chiesto di porgermi gli occhiali sul comodino, era rimasto perplesso. «Ma sono questi? Non erano grigi?» Peccato che già da un mese portassi una leziosa montatura azzurrina che s’intonava con il colore dei miei occhi. 
Intanto B. continuava abilmente la sua opera di pigmalione: avendo appreso che conoscevo il tedesco, mi aveva chiesto di tradurre per lui un manuale di elettronica. Io avevo accettato entusiasta la sua offerta di lavoro perché mi dava modo di frequentare la sua casa e di conoscerlo più a fondo.
In poco tempo m’invaghii di B. come una ragazzina e addirittura non mi feci scrupolo di flirtare con lui in sala professori, incurante dei colleghi. In occasione della cena di fine anno a cui aveva partecipato anche mio marito, ebbi la sfacciataggine di ballare stretta a lui sulle note della canzone di Masini ‘T’innamorerai’. 
Nessun uomo mi pareva alla sua altezza: ammiravo il suo modo di camminare misurato, i denti candidi che contrastavano con la carnagione ambrata, i completi impeccabili che rinnovava spesso e gli interventi brillanti nei collegi dei docenti.
I baci rubati e i momenti clandestini d’intimità mi davano un’ebbrezza che non credevo di poter provare alle soglie dei quarant’anni. Nulla mi avrebbe convinto a scendere da quell’otto volante. Quando ci saremmo ritagliati altri momenti solo per noi?
Come passava il sabato sera? Perché flirtava con le colleghe? Come mai non mi diceva mai di amarmi? Un giorno lo vidi entrare nel portone di una casa dove abitava una giovane supplente. Piansi disperata nella consapevolezza che per B. ero solo una delle tante; tuttavia per anni, anche dopo la separazione da mio marito, continuai ad accontentarmi di rari incontri squallidamente frettolosi con lui.
Due calici di spumante su un tavolo che affaccia su una vallata

Il naufragio e il disincanto

L’amore per quest’uomo fu uno tsunami che spazzò via diciotto anni di matrimonio, nonostante mi avesse comunicato seccamente l’intenzione irremovibile di porre fine alla nostra relazione. Averlo conosciuto era stato come una cartina di tornasole che aveva spietatamente rivelato la vera natura del mio matrimonio, fragile e consumato dall’abitudine. Ero arrivata a un punto di non ritorno e pur dolendomene, avviai le pratiche di separazione.
Dopo qualche anno il carisma indiscutibile e l’ambizione sfrenata di B. erano stati la molla per fargli lasciare l’insegnamento a favore di un impiego più prestigioso come formatore professionale.  Lui non si degnò di dirmelo e tanto meno di salutarmi prima di andarsene.
Da tempo io avevo tenuto in serbo per lui un pensierino, un maglione irlandese Aran acquistato nell’ultima gita scolastica a Dublino. Me lo immaginavo con questo capo candido addosso che avrebbe evidenziato la sua pelle olivastra e i capelli scuri ma il regalo rimase desolatamente impacchettato per anni in un cassetto.
B. fu irremovibile: ormai non rispondeva più alle mie telefonate e alle tante lettere che gli avevo scritto. Grande era stata la mia frustrazione di donna dimenticata come un vecchio libro impolverato. Spesso mi tornavano alle mente la sua delicatezza nell’approccio amoroso, quella sensibilità quasi femminile così diversa dalla rudezza di mio marito e la sua cura di sé: B. profumava di legno appena tagliato, di boschi settembrini e di mele asprigne da mordere. Come mi mancava. Avrei mai amato ancora dopo di lui?
Tredici anni dopo, mentre passeggiavo sul lungofiume in un tiepido pomeriggio autunnale, mi sentii chiamare. Mi voltai e vidi un’auto accostata al bordo della strada; dal finestrino faceva capolino B. Rimasi esterrefatta: l’uomo che tanto avevo amato era diventato quasi calvo e pareva scoppiare in un completo color panna assurdamente ricercato.
Accettai il suo passaggio fino al centro in preda a un forte turbamento. Solo la voce era rimasta quella di sempre, profonda e sensuale. Dalle poche chiacchiere scambiate avevo appreso che svolgeva con passione un lavoro importante che lo portava spesso all’estero. Intuii che era rimasto single o perlomeno che non coltivava relazioni significative.
Mi aveva poi chiesto educatamente come me la cavassi. Gli avevo raccontato che insegnavo con soddisfazione in un liceo ma quando mi ero definita ‘felicemente single’, avevo avvertito una vena di compatimento nella sua voce.
Il film che per lunghi anni mi ero fatta su B. era arrivato a THE END, la scritta finale sugli schermi dei cinema negli anni Sessanta. Ebbi pena per me, donna innamorata ma forse mai contraccambiata. Ero scesa dalla sua auto delusa per aver constatato come fosse invecchiato male. Chissà, forse anche lui pensava la stessa cosa di me.   

Il sogno come linfa dell'anima

Inspiegabilmente però, ancora oggi, dopo tanti anni, lo sogno spesso: lo rivedo ancora giovane, con i capelli bruni appena mossi e l’aria da professorino brillante che si distingue da tutti. A volte appoggia le labbra sulle mie, mi sussurra frasi dolci ma nulla di più. Mi sveglio lievemente turbata ma anche sollevata come un bimbo che destandosi, ritrova sul guanciale l’amato succhiotto. 
 ‘La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare’, scriveva Schopenhauer. E per me B. è stato un meraviglioso libro sfogliato. Idealizzato come accade spesso nell’innamoramento, questa persona ora è uscita completamente dalla mia mente come gli altri uomini amati e poi visti lucidamente nelle loro gravi manchevolezze. 
Tuttavia, B. popola oggi tante mie notti regalandomi solo immagini belle, vivide e incancellabili, mai tristi o dolorose. Le tracce di B. ritornano nella Daniela dormiente perché hanno toccato qualcosa di profondo che non obbedisce al tempo e alla realtà: l’immagine leggera e impalpabile di B. è linfa vitale dell’anima e lo sarà per chissà quanto tempo ancora. 

Commenti

  1. Siamo davvero innamorati dell'altro? O siamo innamorati della versione di noi stessi che l'altro ci trasmette?

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